Vi sentite piu' turisti o piu' viaggiatori? La Psicologia del viaggiare

 

Di Laura Tirloni - Vi sentite più turisti o più viaggiatori? Una branca della psicologia sociale studia le motivazioni che spingono molti di noi ad intraprendere un viaggio e le diverse peculiarità che contraddistinguono chi parte da “turista” da chi parte come “viaggiatore”. La spinta motivazionale sottostante a un viaggio può essere quella di partire alla scoperta dell'altro e di se stessi, per accrescere la conoscenza di sé. La molla che spinge a viaggiare e ad abbandonare la routine rassicurante, le proprie certezze e abitudini è spesso legata al desiderio di scoprire luoghi e popoli esotici. Di confrontarsi con ciò che è diverso, per costruire la propria identità. Accanto al viaggio come scoperta e accrescimento della propria conoscenza, sia del mondo che di sé, c'è il viaggio come tentativo di mettersi alla prova, di affrontare l'ignoto, l'imprevisto, di superare i propri limiti, con la finalità di accrescere la propria autostima, talvolta anche attraverso l'ammirazione degli altri. Quando il riconoscimento da parte dell'altro diventa predominante, si assiste al bisogno, talvolta esasperato, di condividere ogni istante della propria esperienza di viaggio. Ciò è reso più facile dalla diffusione dei social media che, in un istante, rendono possibile “condividere”, seppur in modo virtuale, ogni sorta di esperienza, attraverso resoconti scritti e fotografici.

Volendo tracciare un profilo psicologico del viaggiatore, questo è tendenzialmente un individuo con una spiccata curiosità, a caccia di stimoli nuovi ed eccitanti, con tratti più o meno marcati di irrequietezza, che aspira alla libertà e che tende a sperimentare il viaggio come sua massima espressione. Non disdegna la solitudine, la sobrietà e il “bagaglio leggero”, anche in senso metaforico (libertà dai vincoli, dagli oggetti, dai beni di consumo). Per alcuni il viaggio perfetto è il risultato di un complicato equilibrio tra avventura, romanticismo ed eccitazione da un lato; scomodità e un pizzico di paura dall’altro. Per il turista, invece, il viaggio rappresenta sostanzialmente un bene di consumo e ha valore se è socialmente riconosciuto o se aggiunge un valore e un maggior prestigio a chi lo fa. Oppure è un'esperienza di svago e leggerezza, senza particolari altre velleità. Qualunque sia la motivazione, prevalentemente intrinseca o estrinseca, che ci spinge a viaggiare, è sempre bene assecondarla, perché viaggiare è in qualche modo esistere e, in diversa misura, crescere.


15/02/2014 09:00:00
Autore: Laura Tirloni

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