In viaggio nella remota Puna argentina

 

 

Di Laura Tirloni -

Siamo nella Puna argentina, un altopiano magico disteso tra i 3600 e i 4.000 metri di altitudine, tra vulcani neri e picchi innevati. Sconosciuta ai più, la Puna argentina, oltre ai paesaggi selvaggi e incontaminati, regala anche l’incredibile privilegio dell’assoluta solitudine. Giornate intere senza incrociare anima viva, rifugi montani in cui l'unico ospite sei tu, la sensazione di vivere un'esperienza esclusiva, fuori dal mondo.


E' cosa comune, a queste latitudini, essere pervasi da una luce così limpida, sentirsi a un soffio dal cielo, accarezzati da un'aria frizzante e immersi in un'atmosfera dalle mille sfumature (nero e grigio, giallo e ocra). E poi il sole al tramonto, che accende d’oro le montagne sullo sfondo;

Bello lasciarsi condurre tra le rocce nere delle pendici dei vulcani, sulle dune di sabbia, andare “a caccia” di fenicotteri nelle verdi lagune, mentre le vigogne scappano veloci al tuo passaggio.

 

In un luogo come questo non ci si va da soli, serve sicuramente una guida esperta, un supporto logistico. Sulla Puna, di norma, si va con Socompa (Socompa Puna Adventure Travel).

Salendo a 3600 metri, a El Penon, nel bel mezzo del deserto della puna, tra sparute case di adobe e qualche pioppo, ecco che si incontra la “hosteria de altura”. Qui ci si può fermare per ripartire verso il Campo di Piedra Pomez, dove le rocce arancioni e bianche di pietra pomice ti catapultano in un’altra dimensione spazio temporale; verso il vulcano Carachi Pampa e la Laguna Grande; verso Antofagasta de la Sierra.

Meravigliosi anche gli scenari onirici di Tolar Grande e il cono di Arita, che si staglia, nero e orgoglioso, nella piana desertica, lasciandoti senza fiato.

 

Un viaggio unico questo, per avventurieri, veri esploratori, che regala quella soddisfazione impareggiabile di sapere di essere andati un po’ più in là di dove arrivano gli altri.

 


18/02/2015
Autore: Laura Tirloni

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