Bamberga: da mille anni in equilibrio tra sacro e profano

Nel 1993 è stata inclusa nel Patrimonio culturale dell'umanità dall' Unesco. Da allora, ha conosciuto una nuova giovinezza. Bamberga, l'antica e saggia città capace di coniugare fede e tradizione con un giusto equilibro tra spiritualità e piacere terreni, è adagiata tra le dolci colline dell'alta Franconia, in Baviera, dove il fiume Regnitz confluisce nel Meno. Mille anni di storia racchiusi in una città dal carattere originale e dall'atmosfera unica. Poche altre località della Germania possono vantare la stessa densità di chiese e birrerie di Bamberga. Grazie al recente canale che unisce il Meno al Danubio e rende possibile la navigazione dal Mare del Nord sino al Mar Nero, è anche divenuta una tappa delle più prestigiose crociere fluviali attraverso l'Europa. Bamberga è una sorpresa. E come tale si rivela agli occhi dei turisti. Costruita su sette colli, proprio come Roma, per un breve periodo di tempo, quando qui visse l'imperatore Enrico II, la città fu capitale del Sacro Romano Impero. Il suo simbolo è l' Apfelweibla, un pomello del XVIII secolo, a forma di viso femminile che orna un'antica casa a graticcio, al numero 14 della Eisgrube. Ispirò un racconto di E.T.A Hoffman, scrittore e pittore vissuto a Bamberga tra il 1808 e il 1813. Il nome della città deriva da Babenbergem, l'antico castrum che probabilmente era situato sulla collina dell'attuale Cattedrale. Oltre a possedere un incantevole scenario urbano e paesaggistico, Bamberga ha conservato pressoché intatta la sua veste autentica, avendo avuto la fortuna di non subire grandi distruzioni nel corso dei secoli. A parte qualche intervento, il centro storico conserva l' impianto che aveva mille anni or sono, quando il pio imperatore Enrico II fondò il vescovado, fece erigere un palazzo imperiale e un Duomo, distrutto due volte dalle fiamme. Quello attuale fu inaugurato nel 1237 e celebra le gesta di Enrico II e di sua moglie Cunegonda, entrambi proclamati santi nel XII secolo e magistralmente raffigurati sul sepolcro all'interno della chiesa. A vegliare su di loro c'è il Bamberger Reiter, la statua del Cavaliere di Bamberga, dall'identità ancora ignota, che osserva dalla sommità di una colonna la navata centrale. Il fascino della chiesa risiede nelle sue linee pulite e rigorose, ma non troppo severe, espressione del passaggio dall'architettura Tardoromanica a quella Protogotica. L'importanza religiosa rivestita per secoli dalla città, traspare da molti edifici che affollano il centro storico: la Vecchia Corte medievale dai tetti spioventi e la Nuova Residenza, inno barocco alla potenza dei principi-vescovi del settecento. E ancora la chiesa di Santo Stefano sullo Stephansberg, quella barocca di San Martino che veglia sul mercato e quella di San Michele, posta sull'omonima collina. Spiccano anche la Parrocchiale Superiore con un dipinto del Tintoretto e soprattutto il Museo Diocesano nel chiostro accanto al Duomo. Il Vecchio Muncipio, l'Altes Rathaus, eretto su un'isoletta a cavallo del fiume Regnitz, è affiancato da una casa a graticcio del 1688, la Rottmeisterhaus. Il singolare complesso al centro di due ponti è una delle immagini più conosciute di Bamberga. Una fila di casette dai tetti alti, ornate di fiori variopinti e con numerosi abbaini, forma un delizioso e pittoresco quartiere di pescatori chiamato “Piccola Venezia”. Dietro le antiche abitazioni, molte delle quali risalgono al Medioevo, si scorge l'Inselstadt, la parte centrale di Bamberga, racchiusa tra il Regnitz e il Main-Donau-Kanal. Bamberga per secoli ha vissuto di commerci, dell'arte conciaria e della produzione di birra. Ancora oggi le birrerie si contano a decine e, in quelle più antiche, come la mitica Schlenkerla, scorre a fiumi la Rauchbier, un particolare tipo di birra affumicata, robusta e saporita, che si trova solo qui, e accompagna alla perfezione i piatti della cucina tradizionale della Franconia. Una bevanda che a Bamberga mette d'accodo tutti: prelati, abitanti, commercianti, turisti e gli studenti che frequentano la locale università.


17/10/2011 09:00:00
Autore: Nadia F. Poli

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