Parco Naturale Alpe Veglia: armonioso paesaggio incontaminato

Alpe VegliaAccade, a volte, che il nome di un luogo evochi con chiarezza e incisività il suo carattere distintivo: è questo il caso dell'Alpe Veglia, dall'antico Alpis de Veglia, luogo da proteggere, dove occorre vigliare. Affascinante terra di confine, l'Alpe fu per secoli al centro di aspre dispute con i vicini svizzeri Vallesani e, quindi, teatro di guerre Alpine che, iniziate appena dopo il Mille, si spensero solo con la ratifica di un “contratto di pace” nel 1456. L'oggetto del contender erano sempre i pascoli che protetti dalla particolare conformazione naturale, offrivano un sicuro sostentamento agli abitanti, pronti, di conseguenza, a difenderli gelosamente. Ci troviamo nel Parco Naturale dell'Alpe Veglia, a 1750 metri, cuore delle Alpi Lepontine occidentali, proprio a cavallo tra l'Italia e la Svizzera e all'estremità di una delle tante belle valli laterali dell'Ossola. L' Alpe, come viene semplicemente chiamata dagli abitanti di Varzo e di Trasquera, è un'ampia conca estesa per oltre 4.100 ettari (la metà dei quali destinati a pascolo), circondata da un anfiteatro di cime che d'innalzano ad una quota superiore ai 3.000 metri e tra le quali spicca il monte Leone che, con i suoi 3.552 metri di altezza è la vetta più elevata delle Lepontine.

Alpe VegliaIl parco trae il suo principale motivo di interesse dall'eccezionale stato di conservazione sia dell'ambiente naturale, sia di tutte quelle forme di insediamento umano che si sono avvicendate nel corso dei secoli, integrandosi perfettamente con l'ambiente stesso. Come nel passato anche oggi il Parco dell'Alpe Veglia si raggiunge solo a piedi, occasione perfetta per immergersi in un ambiente incontaminato. L'arrivo alla meta ripaga abbondantemente delle leggera fatica. Due sono gli itinerari più seguiti: il primo consente di inoltrarsi nell'aperto fondale della Val Cairasca attraverso la mulattiera che, declinando dolcemente, solca gli estesi pascoli di Nembo. A Ponte Campo la mulattiera supera il torrente e quindi s'inerpica fino alla seicentesca cappella di Croppallo, che segna l'inizio di una grandiosa forra scavata dal torrente Cairasca, che scorre un centinaio di metri più in basso. Ed è allo schiudersi di questa lunga e selvaggia gola che, d'improvviso, si apre la piana del veglia, incorniciata dalle alte cime.
Breathtaking Alpe Veglia - VarzoIl secondo percorso, leggermente più breve ma altrettanto ricco di suggestioni paesaggistiche, si snoda attraverso un sentiero che collega l'Alpe Ciamporino con la località La Balma, e quindi con il pianoro di Veglia. Due brevi deviazioni dal sentiero conducono alle marmitte dei giganti del rio Cianciavero e alla sorgente minerale del rio Mottiscia. Ciò che più colpisce giungendo all'Alpe è l'assoluta omogeneità ed armonia dell'insieme: dai corsi d'acqua alle cascate, dalle semplici baite alle montagne a far da fondale, tutto appare come un unicuum di straordinaria integrità. Sostare all'Alpe Veglia, anche solo per poche ore, significa calarsi in un ambiente che trasmette un senso di profonda quiete, unito ad una forte presa emotiva. Suggestioni ancora più enfatizzate dalla straordinaria integrazione tra bellezze naturali e presenza dell'uomo, ed esaltate dalla particolare luce: una bolla bianca accecante d'inverno, e infinite sfumature di verde-bruno-grigio durante la stagione estiva. L'architettura dei casolari è sobria e la tipologia semplicissima. Murature in pietra, coperture del tetto in piode, forme squadrate che non lasciano spazio ad alcunché di lezioso. Altre scoperte attendono i visitatori, come l'eccezionale varietà della flora alpina, vero e proprio giardino botanico naturale, laghetti nelle cui acque si specchia il profilo dei monti a coronamento, massi erratici, pitture rupestri, stambecchi, cervi e caprioli. Il Parco Naturale dell'Alpe Veglia è una realtà paesaggistica tra le più affascinanti delle Alpi Lepontine e un sicuro baluardo a tutela di quell'inestimabile patrimonio che la natura e intere generazioni di valligiani hanno saputo tramandare.

 

 


13/11/2011 09:00:00
Autore: Nadia F. Poli

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