Okinawa è un arcipelago di oltre centocinquanta isole disteso nel Pacifico tra Kyushu e Taiwan, più vicino a Taipei che a Tokyo. Il clima è subtropicale, il mare turchese e la barriera corallina viva: chi arriva qui dopo aver visitato Kyoto fatica a credere di essere nello stesso Paese.
La differenza non è solo climatica. Fino al diciannovesimo secolo queste isole formavano il regno delle Ryukyu, uno stato indipendente che commerciava con Cina e Sud-est asiatico e che sviluppò lingua, musica, architettura e cucina proprie. Quell'eredità è ancora percepibile ovunque, e gli abitanti tendono a definirsi okinawani prima che giapponesi.
Naha è il capoluogo e la porta d'ingresso dell'arcipelago. La sua arteria principale, Kokusai-dori, concentra negozi, ristoranti e mercati; poco lontano il mercato di Makishi e la via delle ceramiche di Tsuboya raccontano l'artigianato locale, in particolare gli shisa, i leoni-cane in terracotta che vegliano a coppie sui tetti delle case.
Il monumento simbolo è il Castello di Shuri, antica residenza dei sovrani Ryukyu, dall'architettura in laccato rosso di chiara influenza cinese, molto diversa dai castelli feudali giapponesi. Va segnalato che il padiglione principale è stato distrutto da un incendio nel 2019 e i lavori di ricostruzione sono tuttora in corso: l'area resta visitabile, con la possibilità di osservare il cantiere e le tecniche tradizionali impiegate, ma chi ci va deve sapere in anticipo che non troverà l'edificio delle fotografie. Conviene verificare lo stato dei lavori prima della visita.
Il richiamo principale resta il mare. Sull'isola principale le spiagge migliori si trovano lungo la costa occidentale e nella penisola di Motobu. Ma è spostandosi sulle isole minori che l'acqua dà il meglio: le isole Kerama, a poco più di mezz'ora di traghetto veloce da Naha, hanno una trasparenza tale da aver dato il nome a una particolare tonalità di azzurro, il Kerama blue, e sono zona di avvistamento delle megattere tra gennaio e marzo.
Più a sud, le isole Yaeyama — Ishigaki, Iriomote con la sua giungla e le mangrovie, la minuscola Taketomi con le case tradizionali e le strade di sabbia — e l'isola di Miyako, celebre per le spiagge bianchissime e un lunghissimo ponte sul mare, sono tra le mete balneari più belle dell'intera Asia orientale. Le immersioni sono di livello internazionale, con grotte sottomarine e mante.
Il Churaumi, nel nord dell'isola principale, è uno degli acquari più grandi al mondo. La vasca centrale, alta diversi piani e visibile attraverso una parete di vetro spessa più di mezzo metro, ospita squali balena e mante. È l'attrazione più visitata di Okinawa e merita di essere abbinata alla giornata sulla penisola di Motobu, distante circa due ore d'auto da Naha.
Okinawa fu teatro nel 1945 di una delle battaglie più sanguinose della guerra del Pacifico, che costò la vita a un enorme numero di civili. Il Parco Memoriale della Pace a Itoman, con il muro che riporta i nomi di tutte le vittime senza distinzione di nazionalità, e il memoriale di Himeyuri, dedicato alle studentesse impiegate come infermiere, sono luoghi di visita intensa e istruttiva.
La presenza militare statunitense sull'isola, tuttora consistente, è una questione ancora molto sentita dalla popolazione locale: è un argomento delicato, da affrontare con rispetto se emerge in conversazione.
La cucina okinawana è diversa da quella del resto del Giappone e ha influenze cinesi e del Sud-est asiatico. Il piatto più noto è il goya champuru, saltato di melone amaro, tofu, uova e maiale. Il maiale è centrale, cucinato in tutte le sue parti, così come le patate dolci viola e le alghe. La bevanda tipica è l'awamori, distillato di riso invecchiato.
Okinawa è nota anche per l'alta concentrazione di persone molto longeve, che ha reso l'arcipelago oggetto di studi sull'alimentazione e sullo stile di vita, spesso associati alla dieta tradizionale e alla vita di comunità.
Le stagioni migliori sono la primavera, da aprile a inizio giugno, e l'autunno, in ottobre e novembre: mare caldo e clima gradevole. Giugno è il mese delle piogge, mentre da fine estate all'autunno l'arcipelago è nel percorso dei tifoni, che possono bloccare voli e traghetti anche per giorni: chi viaggia in quel periodo faccia bene a non programmare il rientro a ridosso del volo di ritorno e a valutare una polizza che copra i disagi.
Si arriva in aereo a Naha: da Tokyo il volo dura circa due ore e mezza, ed esistono collegamenti diretti anche da Osaka e da altre città asiatiche. Sull'isola principale i trasporti pubblici sono limitati fuori da Naha e l'automobile a noleggio è quasi indispensabile; le isole minori si raggiungono con traghetti o voli interni. Le altre destinazioni giapponesi sono raccolte nella nostra guida al Giappone.