Il deserto occupa oltre il novanta per cento del territorio egiziano, eppure resta la parte meno conosciuta dai viaggiatori, concentrati sui templi del Nilo e sulle spiagge del Mar Rosso. È un peccato, perché il Deserto Occidentale offre paesaggi che non somigliano a nulla e un modo di viaggiare completamente diverso, fatto di lentezza, silenzio e notti sotto le stelle.
Sono itinerari che richiedono organizzazione: si viaggia con guide e mezzi fuoristrada, in alcune aree servono permessi e talvolta è previsto l'accompagnamento obbligatorio, e le condizioni di accesso cambiano nel tempo. Prima di programmare qualunque escursione nel deserto è indispensabile verificare le indicazioni aggiornate del sito Viaggiare Sicuri della Farnesina e affidarsi a operatori locali seri e autorizzati.
Il Deserto Bianco è il paesaggio più fotografato del Sahara egiziano. Si tratta di un antico fondale marino di gesso e calcare che il vento ha eroso per millenni, scolpendo formazioni bianchissime che emergono dalla sabbia dorata: funghi giganti, torri, figure che ricordano animali e volti. Al tramonto la roccia si tinge di rosa e arancione, e al chiaro di luna l'effetto è quello di un paesaggio innevato.
L'esperienza classica prevede il campo notturno tra le formazioni, con cena preparata dalle guide beduine attorno al fuoco e materassi stesi direttamente sulla sabbia. Il cielo, senza alcun inquinamento luminoso nel raggio di centinaia di chilometri, è uno dei più limpidi che si possano vedere. Vanno messe in conto forti escursioni termiche: si può passare da un pomeriggio caldissimo a una notte molto fredda, quindi servono strati pesanti anche in stagione mite.
Lungo il percorso si incontrano il Deserto Nero, con le colline coperte di detriti vulcanici scuri, e la Cristal Mountain, una piccola cresta di calcite scintillante.
Bahariya è la base di partenza abituale per il Deserto Bianco, a circa quattro o cinque ore di strada dal Cairo. È un'oasi agricola con palmeti, sorgenti calde e un villaggio principale, Bawiti, dove si organizzano le escursioni.
Custodisce anche un sito archeologico notevole, la cosiddetta Valle delle Mummie Dorate, una vasta necropoli di epoca greco-romana individuata negli anni Novanta, con mummie ricoperte di cartonnage dorato.
Siwa è la più remota e la più affascinante delle oasi egiziane, a ridosso del confine libico e a molte ore di strada dalla costa mediterranea. L'isolamento le ha permesso di conservare una cultura berbera distinta, con una lingua propria, il siwi, e tradizioni che la differenziano nettamente dal resto del Paese.
Il villaggio è dominato dalle rovine della fortezza di Shali, costruita con il karshif, un impasto di sale e fango che si è progressivamente sciolto sotto le rare piogge, dando all'insieme un aspetto scultoreo. Poco distante sorge il Tempio dell'Oracolo di Amon, celebre perché, secondo le fonti antiche, Alessandro Magno lo raggiunse attraverso il deserto per farsi riconoscere come figlio del dio.
Intorno si trovano sorgenti d'acqua dolce dove ci si bagna, i laghi salati dalle acque turchesi e a densità così alta da permettere di galleggiare senza sforzo, e il Gran Mare di Sabbia, distesa di dune enormi dove si pratica il sandboarding. Siwa è una comunità tradizionale e conservatrice: un abbigliamento sobrio e discreto è particolarmente apprezzato.
La penisola del Sinai ha una natura montuosa e aspra completamente diversa dal deserto sabbioso occidentale. Nel suo cuore sorge il Monastero di Santa Caterina, ai piedi del monte, fondato nel sesto secolo: è uno dei più antichi monasteri cristiani ancora abitati e custodisce una biblioteca di manoscritti di enorme valore e il roveto che la tradizione identifica con quello ardente.
Da qui parte la salita al Monte Sinai, tradizionalmente identificato con il monte dove Mosè ricevette le tavole della Legge. Si affronta di notte, in circa due o tre ore, per arrivare in cima all'alba: il sole che sorge sulle montagne di granito è uno degli spettacoli più intensi del Paese. Fa molto freddo in vetta e il percorso finale è una lunga scalinata irregolare, quindi servono scarpe adatte, torcia e indumenti caldi.
Va segnalato che le condizioni di sicurezza variano sensibilmente tra le diverse aree del Sinai e nel tempo: le indicazioni ufficiali della Farnesina vanno consultate prima di programmare qualsiasi spostamento nella penisola.
La stagione utile è quella fredda, da ottobre ad aprile. In estate le temperature diurne nel deserto rendono le escursioni pericolose oltre che sgradevoli, e diversi operatori sospendono i campi notturni. Anche in inverno il sole di mezzogiorno è forte: cappello, occhiali e acqua abbondante non sono facoltativi. Le altre mete egiziane sono raccolte nella nostra guida all'Egitto.