Di Nadia F. Poli · scritto nel 2011 · Aggiornato a ottobre 2026
Appena Bevagna appare, in mezzo alla valle, bianca, grigia, rosata, esattamente chiusa dentro l'anello delle mura come in un affresco del Trecento o del Quattrocento, si ha l'impressione di trovarsi davanti a un prodigio. Forse è per il rosa tenero del monte Subasio, che si stempera fino a sciogliersi nell'azzurro sbiancato del cielo; forse è per le memorie francescane che si liberano dai lacci del passato e assumono ovunque, da Assisi a Gubbio, gli aspetti di una presenza attuale e quotidiana. Forse è per i versi dell'XI canto del Paradiso dantesco, conservati come un ricordo antico, o una profezia di beatitudine terrena.
Lungo i 1700 metri dell'ininterrotto perimetro delle mura si aprono le antiche porte attraverso cui si entra nel borgo: la grazia un po' medievale e un po' tardo barocca di porta Foligno, la compostezza severa di porta Cannara, l'eleganza penetrante di porta Guelfa, l'abbandono misterioso di porta delle Fosse, tutta murata, la delizia paesana di porta Sant'Agostino, oggi soltanto una via fra le mura, la perfezione rotonda di porta Molini e, infine, la gentilezza fluviale di porta Todi, vicino alla quale scorre il Clitunno, che lì si getta nel Timia.
Entrare in Bevagna è come immergersi in un'altra dimensione, trovarsi in mezzo a un sogno che si veste di realtà, all'eccezionale che si fa normalità. In tutto il mondo, probabilmente, non esiste una piazza come piazza Silvestri, in cui le leggi dell'armonia sono state così scardinate, stravolte e mescolate da renderla il volto visibile e concreto di una nuova e sublime perfezione.
La chiesa di San Michele Arcangelo ha la facciata parallela a corso Matteotti che, antica via Flaminia, taglia con una linea diritta tutta la Bevagna medievale, perdendosi nella chiocciola di strade e piazze della Bevagna romana, che si apre intorno all'anfiteatro, alle terme e al tempio.
Chiese e conventi, resti di monumenti dell'antica Mevania, in cui forse nacque Properzio, palazzi del Quattrocento e del Cinquecento, iscrizioni latine che appaiono ovunque, preziosi cartigli, templi e terme, strade intatte che si snodano fra tanta bellezza: Bevagna, per i latini Mevania, è il centro del mondo. È la città che, come recitano alcuni bellissimi versi dei Punica di Silio Italico, «distesa in fertili pianure esala nebbie pesanti e sta Mevania che nutre i grandi tori, doni per Giove».
Bevagna è una città da conoscere pian piano, da guardare, sentire e ascoltare, con tutti i suoi colori e profumi, splendori e rumori che giungono intatti dai tempi antichi.
Anche le frazioni di Bevagna sono incantevoli: in questa zona dell'Italia centrale sopravvivono tesori d'arte e borghi medievali che meritano una visita, anche perché facili da raggiungere.
Oltre ai paesi che appartengono al comune di Bevagna, vale la pena spingersi fino alla bellissima Foligno, a Gualdo Cattaneo, a Nocera Umbra: viaggi dentro il viaggio, alla scoperta di paesaggi dell'anima. Chi ama questi borghi dell'Appennino troverà la stessa atmosfera, appena oltre il confine con le Marche, a Camerino.