Di Nadia F. Poli · scritto nel 2011 · Aggiornato a ottobre 2026
Prima di partire: questo racconto è stato scritto nel 2011, prima dei terremoti del 2016, che hanno colpito duramente Camerino. Il centro storico è stato a lungo zona rossa ed è ancora in gran parte in ricostruzione: diversi monumenti citati qui sotto (tra cui il Duomo, il Palazzo Ducale e il teatro) sono stati dichiarati inagibili, mentre altri, come la basilica di San Venanzio e il Museo Diocesano nel Palazzo Arcivescovile, hanno riaperto. Prima della visita conviene verificare con il Comune o con l'ufficio turistico che cosa è accessibile.
Camerino, città d'arte incastonata tra le colline dell'alto Maceratese, è arroccata su uno sperone d'arenaria a circa settecento metri di quota, da cui si gode una vista meravigliosa sui Monti Sibillini e sulle campagne circostanti.
Al calar del sole, quando la vallata è ormai buia o appannata fra le nebbie morbide dei due fiumi che l'attraversano, il Chienti e il Potenza, Camerino è una scheggia iridescente che brilla alla luce del tramonto. Una luce che sa esaltarne il profilo un po' imbronciato di città irta di mura, in equilibrio su precipizi rocciosi, che fu l'epicentro di un fantastico sistema di oltre cento tra rocche, castelli e torri di guardia.
Camerino ha la stessa aria severa di tutti i borghi fortificati. Improvvise e inaspettate, tra vicoli stretti e viuzze tortuose, si aprono piazze delimitate da nobili edifici, le cui facciate compongono fantastici mosaici di arenaria bionda, mattoni rossi, intonaci rosati, aranciati o color ocra.
Arrivando in piazza Cavour si entra nel cuore di Camerino. Qui sorgono il Duomo, ricostruito nell'Ottocento sui resti di una chiesa romanico-gotica distrutta dal violento terremoto del 1799, e il Palazzo Arcivescovile, del XVI secolo, che ospita il Museo Diocesano.
Sulla piazza si affaccia anche il Palazzo Ducale, con lo splendido quadriportico quattrocentesco e il suggestivo balcone che si sporge sulle mura dell'antico borgo, offrendo un panorama straordinario sulla vallata e sui Sibillini. Le sue stanze conservano notevoli affreschi; prima del sisma era sede della facoltà di giurisprudenza. Camerino, pur essendo una piccola città di poche migliaia di abitanti, vanta infatti una delle università più antiche d'Italia, le cui origini risalgono al Trecento, al tempo dei signori Varano.
Proseguendo lungo corso Vittorio Emanuele II, dopo aver incrociato il teatro intitolato a Filippo Marchetti, si arriva alla Giudecca, l'antico ghetto ebraico, che conserva l'antico impianto: case basse addossate le une alle altre, con finestre che si affacciano solo all'interno del quartiere.
Camerino vanta pregevoli opere d'arte e d'architettura, che evocano la sua affascinante e secolare storia. Tra queste, per citarne alcune, la chiesa di San Filippo, dalle linee barocche, dove era custodita una pregevole tela del Tiepolo; la basilica di San Venanzio, con i resti del santo martire patrono della città; e la chiesa di Santa Maria in Via, che accoglie un'icona dei primi del Duecento che, secondo la tradizione, sarebbe stata ritrovata dai crociati a Smirne.
Immersa nel verde si erge la monumentale Rocca Borgesca, iniziata nel 1503 per volere dei Borgia per presidiare il versante sud-ovest della città. La rocca, in origine separata dal tessuto urbano da un ampio fossato e raggiungibile solo attraverso un ponte levatoio, fu completata dai Varano, che la armarono con quarantadue bocche da fuoco.
Meritano una visita anche il complesso di San Domenico, la Pinacoteca, il Museo Civico e il Museo di Scienze Naturali, con una ricca collezione di uccelli imbalsamati (anche qui, aperture da verificare).
In maggio Camerino rivive il suo glorioso passato con la Corsa alla Spada e Palio, una suggestiva e scenografica rievocazione storica preceduta da una settimana di iniziative, tra mostre, cene tipiche e spettacoli d'ispirazione quattrocentesca, che trasformano la città in un antico borgo medievale. La manifestazione si è svolta anche negli anni della ricostruzione; il programma va controllato di anno in anno.
«…la si vede quasi con meraviglia, uscendo dai monti, sul cucuzzolo di un colle, eminente, isolato. Un forestiere che salisse tra la nebbia se la troverebbe davanti come un'apparizione… Il suo profilo lontano esprime un destino di signoria.» – Ugo Betti