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Viaggi e Racconti

Ritorno in Andalusia: Siviglia, Cordova e Granada

Racconto di Ferny Forner · viaggio del marzo-aprile 2008 · Aggiornato a ottobre 2026

L'Alhambra di Granada vista dal Mirador di San Nicolás, con le mura rossastre e le cime innevate della Sierra Nevada sullo sfondo

Era da trent'anni che desideravo tornare in Andalusia: finalmente io e Rita abbiamo deciso di fare il viaggio, dal 27 marzo al 5 aprile 2008. Già da gennaio avevamo prenotato via internet voli, alberghi (dopo aver letto racconti di viaggio e giudizi sugli alberghi su TripAdvisor e altri siti) e l'ingresso all'Alhambra, cosa importante.

Prima tappa: Siviglia

27 marzo: l'arrivo e il Parque María Luisa

Alle 9 partenza da Torino con il pullman per Malpensa (18 euro a testa), dove ci aspetta il volo Vueling (107 euro in due): partenza alle 12.30, arrivo a Siviglia alle 14, in anticipo. Ritirati i bagagli, prendiamo il bus, strapieno, per la città (3 euro a testa). La fermata è vicino al Parque María Luisa: avevo calcolato che l'albergo fosse a circa 800 metri, ma malgrado il cellulare con il navigatore riusciamo a sbagliare strada, ritrovandoci nel bel mezzo del grande parco. Non tutto il male viene per nuocere: iniziamo anzitempo la visita (con i trolley e purtroppo il giaccone... faceva 25°) e vediamo la Plaza de España, bella piazza semicircolare.

Così ci facciamo un chilometro e mezzo a piedi lungo il Guadalquivir, sul Paseo de las Delicias e sul Paseo de Colón, con una sosta in un simpatico bar studentesco vicino ai giardini di San Telmo. Passiamo davanti alla Torre del Oro, al Teatro de la Maestranza, dove si svolge la stagione lirica e sinfonica, e alla Plaza de Toros; dall'altra sponda del fiume si vedono le case bianche del quartiere di Triana. Finalmente arriviamo in Calle Reyes Católicos, dove c'è il nostro albergo.

L'hotel, un quattro stelle (128 euro a notte), è in pieno centro, vicino ai monumenti più importanti e alle vie commerciali. La camera è al sesto piano, di media grandezza, con bagno grande ma cieco, armadio piccolo per due e angolo salotto. Telefoniamo per avere un altro asciugamano: ci assicurano la consegna immediata, ma non lo abbiamo mai visto. Niente wifi; c'è una postazione internet in hotel a prezzi stratosferici (3 euro per 15 minuti) e il personale stesso consiglia un internet point a 30 metri, dove andremo (1,50 euro l'ora).

Verso le 20.30, dopo una salutare doccia, ci avviamo per un primo giro esplorativo. Percorriamo Calle Reyes Católicos e Calle San Pablo e notiamo subito la Iglesia de la Magdalena (aperta fino a tardi), del XVII secolo: esterno molto semplice ma imponente, interno barocco con le caratteristiche madonne e una cappella in stile mudéjar, la Capilla de la Quinta Angustia. Il mudéjar è l'arte degli artigiani musulmani rimasti a lavorare dopo la riconquista cristiana: uno stile che si vede solo in Spagna.

Verso le 22 andiamo a cena in una trattoria che ci avevano consigliato alcuni amici. Il locale è molto semplice, frequentato da clientela locale, con solo piatti di cucina spagnola; il cameriere parla solo spagnolo, però ci aiuta a scegliere disegnando i piatti sul menù. Ordiniamo zuppe, asparagi con jamón, tortilla de patatas, natillas e macedonia: tutto ben fatto, 26 euro in due compresi vino, caffè e pane (che si ordina come se fosse una portata).

28 marzo: Real Alcázar e Barrio de Santa Cruz

Dopo la colazione in un bar ci dirigiamo verso il Real Alcázar per le strette viuzze, dove circolano anche i minibus pubblici. Arriviamo in Plaza Nueva, bella piazza rettangolare circondata da palme, con il monumento a San Fernando; da qui inizia l'Avenida de la Constitución, dove c'è l'Ayuntamiento, imponente edificio del Cinquecento con una splendida facciata in stile plateresco, lo stile decorativo nato in Spagna tra Quattro e Cinquecento, con figure storiche e leggendarie tra cui Giulio Cesare ed Ercole.

Arriviamo quindi al Real Alcázar, la più antica residenza reale ancora in uso in Europa (è tuttora in parte residenza dei re di Spagna). È un insieme di palazzi costruiti con stili diversi, dall'arte araba al rinascimento passando per il gotico. Il primo nucleo fu costruito dagli arabi come palazzo del governatore; dopo la riconquista i re cristiani lo ampliarono con l'aiuto di artigiani musulmani. L'esterno sembra la muraglia di una fortezza, anche per le torri merlate.

Entriamo dalla Puerta del León e, accompagnati dall'audioguida (indispensabile), visitiamo i palazzi ammirando i magnifici patii con eleganti archi: il Patio de las Doncellas (quello che mi è piaciuto di più), anche per i fantastici azulejos, le piastrelle decorate; il Patio de las Muñecas, i bagni di Doña María de Padilla e il Salón de Embajadores, con colonne che provengono da antichi palazzi arabi. La visita è stata una vera festa per gli occhi. Nel Palazzo Gotico ci soffermiamo nel salone degli arazzi, poi visitiamo i magnifici giardini, rimodellati tra il XVI e il XX secolo: anche qui una sequenza di patii e giardini molto gradevoli.

Verso le 14 usciamo e andiamo a mangiare qualche tapas. Nel pomeriggio visitiamo il Barrio de Santa Cruz, che penso sia uno dei quartieri più noti di tutta la Spagna, un tempo quartiere ebraico. Ci aggiriamo tra strette vie con piccole case basse, ognuna con il suo cortile (patio) circondato da archi, azulejos alle pareti e la tipica fontana al centro. Ci soffermiamo nell'elegante Plaza de Doña Elvira, con un giardino di aranci e una fontana; passiamo per l'Hospital de los Venerables, antico ricovero per sacerdoti anziani, la Plaza de Santa Cruz con la Cruz de la Cerrajería, emblema del quartiere, e la chiesa di Santa María la Blanca. Ma la cosa più bella è stata passeggiare senza fretta e veder apparire queste e altre piazze e angoli incantevoli.

Com'è nostra abitudine, acquistiamo una tessera dei trasporti per visitare luoghi e quartieri che altrimenti ignoreremmo. Prendiamo il minibus circolare C5, che fa il giro dei luoghi turistici passando anche per strade molto strette, e facciamo l'intero giro. La sera, poiché le tapas del pranzo erano state gustose ma un po' pesanti, cerchiamo un ristorante italiano dietro la chiesa del Salvador, nell'omonima piazza frequentatissima da giovani che mangiano tapas in piedi. Ceniamo all'interno perché la serata è fresca (peraltro sono le 22), con prezzi da Italia. Torniamo in albergo passando per Calle Sierpes, elegante via commerciale.

29 marzo: la Cattedrale, la Giralda e la Casa de Pilatos

La Cattedrale apre alle 11: prima facciamo un giro intorno al monumento per renderci conto delle dimensioni. Fu costruita a partire dal XV secolo al posto di una moschea, di cui restano la Giralda (l'antico minareto), il Patio de los Naranjos (cortile degli aranci) e in parte la Puerta del Perdón. Entriamo e la visitiamo con l'audioguida (peccato per alcuni lavori in corso): ammiriamo, chiuso da una magnifica grata di ferro lavorato, il grande retablo in legno scolpito della Capilla Mayor, con scene della vita di Cristo e della Vergine; difficile avvicinarsi, con i turisti che si accalcano per le foto. Passiamo alla Capilla Real, alla grande Sacrestia, al tesoro, alle cappelle laterali, in particolare la cappella di Sant'Antonio con due capolavori di Murillo. Monumentale la tomba di Cristoforo Colombo.

Saliamo a piedi sulla Giralda per la facile rampa che parte dall'interno della cattedrale (in origine ci passavano anche i cavalli): dalle finestre moresche, alcune con piccoli balconi, e dalla cima, naturalmente molto affollata, si gode un magnifico panorama della città. Scendiamo e ci riposiamo all'ombra degli aranci del Patio de los Naranjos, dove i musulmani facevano le abluzioni: oltre agli aranci troverete la fontana e i piccoli canali che portavano l'acqua in tutto il cortile. Da non perdere.

Nel pomeriggio andiamo alla Casa de Pilatos, che deve il nome alla Via Crucis che partiva da qui e aveva in questo edificio la stazione intitolata a Ponzio Pilato. Si entra nel Patio Principal, magnifico cortile circondato da archi su colonne, con al centro una fontana di marmo bianco, pareti ornate da splendidi azulejos e arabeschi, nicchie con busti e statue di personaggi dell'antichità; non meno pregevoli le stanze. Prima di rientrare facciamo un giro con un'altra linea circolare (C3), poi cena di nuovo al ristorante italiano, non prima di quattro passi nella pedonale Calle Sierpes, affollatissima: tra l'altro è sabato.

Seconda tappa: Cordova

30 marzo: la Judería e la Mezquita

Alle 9 prendiamo il treno per Cordova e arriviamo alle 10.20 in perfetto orario: il treno è pulito e moderno. Dalla stazione un bus ci porta vicino alla Mezquita, che si trova a due passi dal Guadalquivir (qui meno maestoso che a Siviglia) e dal Ponte Romano.

Iniziamo dalla Judería, il quartiere ebraico, in gran parte pedonale: si cammina per strette viuzze tra casette bianche con i tipici patii. Visitiamo il Campo Santo de los Mártires, bella piazza ombreggiata, la piccola Sinagoga del 1315, con decorazioni mudéjar, lo Zoco (l'antico mercato, oggi negozi di artigianato) e i resti delle mura medievali (Puerta de Almodóvar).

Andiamo quindi alla Mezquita, il monumento più celebre della città. All'esterno, a parte le dimensioni imponenti, appare piuttosto scarna: sembra una fortezza, con alti muri interrotti dalle varie porte; la Puerta de San Esteban (anno 855) credo sia la più antica e interessante. La moschea fu costruita dove sorgeva una chiesa visigota, ampliata più volte dagli arabi; poi i cristiani vi costruirono al centro una monumentale cattedrale.

Entriamo dalla Puerta de Santa Catalina, ci troviamo nel Patio de los Naranjos e poi nella sala di preghiera, stupiti dalla "foresta delle colonne": così sono chiamate le circa 850 colonne che danno un senso di infinito, alcune di provenienza romana, altre visigota, sormontate da magnifici archi bicolori. Peccato che durante la nostra visita fossero in corso grossi lavori di restauro. Da non perdere il mihrab, capolavoro dell'arte islamica, con i suoi magnifici mosaici d'oro e blu. Anche la parte cristiana è una delle più belle realizzazioni dell'arte spagnola, con caratteri gotici, rinascimentali e barocchi; la Capilla Real ha decorazioni mudéjar.

Prima di uscire ci riposiamo nel Patio de los Naranjos, poi in treno torniamo a Siviglia. È l'ultima sera a Siviglia e dobbiamo salutarla come merita: torniamo alla trattoria della prima sera. Ci riceve il solito cameriere dei disegni, con ampi sorrisi; quando serve gli altri tavoli ci fa vedere i piatti e li indica sul menù. Vino, birra, pane, assaggi di verdure, gamberi all'aglio, piselli con jamón, lomo de cerdo al forno, crema catalana: 41 euro in due.

31 marzo: Triana e la partenza per Granada

Mattinata dedicata al quartiere popolare di Triana, sulla riva destra del fiume, un tempo quartiere gitano e dei ceramisti: sui muri delle case bianche, simpatiche targhe di azulejos. Visitiamo la chiesa di Santa Ana, una delle più antiche di Siviglia, circondata da molte leggende, in stile gotico-mudéjar, con un bel retablo del XVI secolo; poi Plaza del Altozano, Calle Castilla con i suoi patii e la Capilla del Patrocinio.

Riattraverso il ponte e passeggio sul lungofiume: la Torre del Oro, torre difensiva costruita dagli almohadi, la Plaza de Toros de la Maestranza e l'Hospital de la Caridad, con la tipica facciata barocca e la cappella decorata da azulejos. A proposito dell'arena, ho notato che le corride non sembrano più così centrali: se non fossimo passati davanti all'arena non avremmo nemmeno saputo che in quei giorni se ne svolgevano, e non si vedono più le locandine in quasi tutte le vetrine come un tempo.

Pranzo con tapas all'aperto, al sole, in Plaza del Salvador (pessimo); per fortuna un operaio mi aveva fatto entrare per pochi minuti nella chiesa del Salvador, in restauro. Poi partenza in treno per l'ultima tappa: Granada.

Terza tappa: Granada

Arriviamo dopo circa tre ore di viaggio e raggiungiamo l'albergo in Plaza de los Campos, bella piazzetta alberata con una fontana, a pochi minuti dai monumenti e dall'Alhambra (83 euro a notte). La camera è molto simile a quella di Siviglia, ma qui il wifi è gratuito, l'accoglienza è simpatica e alla reception c'è anche una ragazza italiana. Verso le 22 andiamo a cena dalle parti di Calle Reyes Católicos.

1 aprile: la Cattedrale, la Capilla Real e l'Alcaicería

Passiamo dall'ufficio del turismo, ma il materiale è scarso. Poi giro per il centro: Calle Reyes Católicos e Gran Vía de Colón, strade piene di negozi; l'impressione è di una città molto più animata di Siviglia. La Cattedrale, del Cinquecento, sorge sull'area di una moschea: interno vastissimo a cinque navate, con la Capilla Mayor e il suo apparato di decorazioni dipinte e scolpite. La visita dura circa due ore; poi facciamo il giro dell'edificio, soffermandoci sulla facciata e sulle porte, in particolare la Puerta del Perdón, con sculture e animali fantastici un po' grotteschi.

Proseguiamo per l'Alcaicería, un tempo mercato arabo della seta e oggi strada di negozi per turisti, e per Plaza Bib-Rambla, grande piazza circondata da alberi, con fontane, ristoranti, tavolini e chioschi di fiori che le danno un aspetto molto colorato; anche i dintorni sono pieni di viuzze dove è piacevole passeggiare.

Nel pomeriggio visitiamo la Capilla Real, accanto alla cattedrale, dove riposano i Re Cattolici: le loro spoglie sono nella cripta, in semplici bare di piombo. Bellissima la cancellata in ferro battuto, di grande interesse il retablo maggiore con scene della vita di Cristo e della presa di Granada e, ai lati, le figure oranti di Ferdinando e Isabella. Il museo nella sacrestia custodisce opere di Botticelli, del Perugino e di importanti pittori fiamminghi. Proseguiamo passando per il Palacio de la Madraza, con un interessante mihrab, e il Corral del Carbón, uno dei monumenti più antichi della città.

Ormai stanchi torniamo verso l'albergo e scopriamo che proprio davanti passa il minibus che fa il giro dell'Albaicín: acquistiamo subito una tessera multipla. Il giro è interessante, con una bella panoramica tra le tipiche case bianche e magnifici panorami di Granada e dell'Alhambra.

2 aprile: Sacromonte e Albaicín

Ci dirigiamo verso la piazza Campo del Príncipe, bella piazza alberata con fontana e ristoranti all'aperto, e poi alla vicina chiesa di Santo Domingo, gotica del XVI secolo con interno barocco. Prendiamo la strada per l'Alhambra, torniamo in bus in centro e andiamo in Plaza Nueva, su cui si affacciano la Real Chancillería e la chiesa di Santa Ana. Da qui prendiamo il bus per un giro sul Sacromonte, l'antico quartiere gitano, adagiato su una collina che domina il Darro. Al ritorno visitiamo la chiesa di San Juan de Dios, barocca, con due alte torri campanarie.

Pranzo in una pizzeria di Campo del Príncipe gestita da simpatici italiani ormai spagnoli d'adozione; per la sera ci facciamo preparare asparagi verdi (è la stagione) e agnello all'andalusa.

Nel pomeriggio visita all'Albaicín. Da Plaza Nueva prendiamo la Carrera del Darro, stretta strada lungo l'omonimo fiume; i bagni arabi di El Bañuelo sono chiusi per restauro. Proseguiamo per le strette vie tra le casette bianche, vediamo la Casa de Castril, con la facciata plateresca, poi prendiamo il bus fino al Mirador de San Nicolás, da cui si gode una magnifica vista dell'Alhambra e delle montagne della Sierra Nevada ancora innevate. Sembra di essere su una terrazza: la gente si accalca per le foto (anche noi), ci sediamo sul muretto con una spremuta presa al chiosco. Poi Plaza Larga, la chiesa del Salvador con il suo bel chiostro e Plaza San Miguel Bajo, con la chiesa bianca, dove ci sediamo in un bar all'aperto.

3 aprile: l'Alhambra

Eravamo prenotati da tre mesi per la fascia 9-9.30. Prendiamo le audioguide e iniziamo la visita, seguendole abbastanza fedelmente. Illustrare questo monumento sarebbe troppo lungo: a mio parere è il più celebre monumento di Spagna, e mi limiterò a raccontare le mie impressioni su alcune sale dei Palazzi Nasridi. L'Alhambra è uno dei pochissimi palazzi del mondo arabo medievale giunti quasi intatti fino a noi; ed era una vera e propria città, non soltanto il palazzo del sultano.

Iniziamo con il Mexuar e il suo patio, poi andiamo al Patio de los Arrayanes, con al centro una vasca lunga una trentina di metri in cui si riflettono gli edifici intorno. Mi è difficile rendere l'idea di queste magnificenze: le pareti sono finemente ornate di arabeschi e stucchi, le scritte in arabo sono versi di poesie e del Corano. Ammiriamo la splendida cupola in legno di cedro del Salón de Embajadores, le finestre che guardano verso l'Albaicín, gli archi sostenuti da eleganti colonne e le fontane di marmo che portano l'acqua nelle stanze attraverso canaletti scavati nei pavimenti: la cultura dell'acqua, profondamente radicata nel mondo arabo, dove l'acqua rappresenta la purezza.

L'unico rimpianto è per il Patio de los Leones: i leoni non c'erano, perché in restauro, e la fontana era circondata da un'impalcatura. Visitiamo il resto del complesso, il museo, l'Alcazaba (la parte militare) e il Generalife, i giardini e il luogo di svago dei sultani. Mi è piaciuto molto il Patio de la Acequia, con il suo portico moresco. Verso le 17.30 facciamo un giro per le vie centrali e al grande magazzino El Corte Inglés.

4-5 aprile: gli ultimi giorni

In mattinata visita al Monastero di San Jerónimo e alla sua chiesa; nel pomeriggio torniamo all'Albaicín a gironzolare per le sue strade. La sera, ultima cena in un ristorante tipico con un menù degustazione di piatti locali (circa 40 euro a testa). Il 5 aprile partenza per Orio al Serio e Torino con Ryanair (84 euro in due).

Prima di partire

Voli, alberghi e prezzi di questo racconto sono quelli del 2008: oggi tariffe e orari sono diversi e vanno verificati. Per l'Alhambra vale ancora più di allora il consiglio dell'autore: i biglietti per i Palazzi Nasridi hanno un orario d'ingresso fisso e vanno prenotati con largo anticipo sul sito ufficiale. Il Patio de los Leones, restaurato, è stato riaperto nel 2012. Informazioni aggiornate nella nostra guida di Siviglia e nella pagina sulla Spagna.

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