Di Redazione Viaggi e Racconti · scritto nel 2011 · Aggiornato a ottobre 2026
Maggio 2010: l'Inter gioca la finale di Champions League a Madrid, al Santiago Bernabéu, contro il Bayern Monaco. Senza biglietti, ma con tanta voglia di esserci, partiamo in auto dalle Marche. Ecco il racconto di quei giorni.
"Senti, ti va di venire a Madrid? C'è la finale di Champions!"
Lei: "Si può fare, non sono mai stata a Madrid. Ma hai i biglietti?"
Io: "Naturalmente no! Faremo un giro. Andiamo?"
Lei: "Andiamo!"
La piccola utilitaria a noleggio, tirata a lucido, è pronta per la Spagna all'ora di pranzo. Trascrivo su un foglietto le città da attraversare prese dalla cartina, azzeriamo il contachilometri e via: destinazione Madrid.
Dopo una breve sosta nei dintorni di Montpellier per un riposino di mezz'ora, veniamo bloccati al confine franco-spagnolo da un incidente che allunga il tragitto di un'ora. Un'altra oretta di sonno nei pressi di Barcellona, poi giù verso Saragozza e finalmente, dopo 1941 chilometri, parcheggiamo la macchina in Avenida de América.
In metro andiamo subito sulla Gran Via, dove scopriamo che il nostro hostal è ancora più vicino alla metro di quanto immaginassimo: centralissimo, accanto al famoso Edificio Telefónica. La zona, come un po' tutta quella a nord di Sol, era frequentata anche da ragazze in minigonna in cerca di clienti. A parte questo, 28 euro a testa con il bagno in camera erano davvero poco: una stanza strappata all'ultimo secondo su internet all'orda di tifosi presenti.
Il pomeriggio andiamo subito alla ricerca del calore iberico che ci scalda la pelle. Non poteva mancare un bel piattino di boquerones en vinagre (alici all'aceto) con una caña de cerveza, una birretta, per accoglierci in una città dai colori nerazzurri in un pomeriggio di sole come solo la Spagna sa regalare. Si sentono i primi cori italiani e qualche sporadico urlo tedesco, smorzato da troppe birre già in corpo.
Prima visita, seguendo la Gran Via, al monumento a Don Chisciotte in Plaza de España, sempre lì pronto a farsi fotografare dai passanti con il suo fedele Sancho. Plaza del Callao è lì vicino; poi giù per calle Carretas fino a Sol, piazza mitica con il suo "chilometro zero" da cui partono le distanze di tutte le strade di Spagna, e con la statua dell'orso e il corbezzolo (el oso y el madroño), simbolo della città. I negozi sportivi, per l'occasione, hanno cambiato look alle vetrine trasformandole in nero e azzurro, accantonando per un attimo i "merengues" di sempre.
Ci dirigiamo verso i dintorni di Plaza Mayor, in calle de la Cruz, dove troviamo un classico bar di tapas spagnolo, lontano dalle mode lounge e cool del momento: odore di jamón e fritture varie, piastrelle incastonate attorno al bancone di legno che lo rendono caldo e accogliente. Non potevano mancare i tavolini da 60 per 60, dove a volte si mangia anche in quattro. Jamón ibérico, croquetas e infine un invitante piatto di calamari fritti sono la nostra comida, mentre dalla spillatrice ricoperta tutta attorno di ghiaccio continua a scendere cerveza muy fría!
Calle de las Huertas e Plaza de Santa Ana sono sempre frequentate dalla movida madrilena. Si prosegue poi fino a Plaza de Cibeles (la piazza dei festeggiamenti sportivi!), che nonostante i lavori al Palacio de Comunicaciones è sempre attraente; girando le spalle, il Banco de España sulla sinistra e l'edificio Metrópolis illuminato regalano un bel colpo d'occhio.
Il giorno seguente decidiamo di stare all'aperto e prendiamo il bus turistico scoperto, per vedere tutto alla luce del sole invece che dalla comoda ma certo non panoramica metro. Nel frattempo inganniamo l'attesa con uno zumo de naranja e con l'ennesimo tentativo, non riuscito, di avere un caffè a temperatura sopportabile chiedendo il latte freddo (come faranno a bere questi caffè bollenti!).
Catedral de la Almudena, Puerta de Toledo, Palacio Real e via verso la Puerta del Sol, con la sua nuova stazione dal look moderno. Ahi, ahi, ahi, abbiamo dimenticato il berretto e il sole cocente ci sta facendo impazzire: aguzziamo l'ingegno e… hoplà, un berretto stile carpentiere con le falde da torero, costruito al volo con la mappa della città, è un toccasana. Un signore inglese sulla cinquantina mi bussa sulla spalla indicandomi la mappa. Ok: il cappello anche per lui. Felicissimo, torna a sedersi accanto alla moglie, gioioso come un bimbo.
Pian pianino ci dirigiamo verso Cibeles e il Prado e decidiamo di proseguire a piedi lungo il viale alberato, costeggiando le fontane che ci rinfrescano. Poi metro e direzione nord. Próxima estación… Santiago Bernabéu. Finalmente ci siamo.
Non vi dico la massa di persone che circonda lo stadio con sciarpe e maglie nerazzurre: un tripudio! Andiamo alla ricerca di un biglietto, ma dopo poco ci accorgiamo che con due stipendi si possono avere due ingressi. Inimmaginabile! Altro giro di telefonate grazie ad amicizie fatte al volo, ma niente. Attenzione, girano anche i falsi!
Inganniamo l'attesa con dei pintxos baschi nel quartiere di Panamá. Come ho potuto constatare più volte nei miei viaggi in Spagna, la cucina basca si distingue sempre per varietà, cura e freschezza dei cibi; il nostro locale era un po' lento nel servizio, ma valido nella cura e nei prodotti. Altro giro intorno allo stadio, che piano piano si colora sempre più di cori. Ma quelli del Bayern dove sono? Boh!
Continuiamo fino alla fermata di Colón per riprendere il bus turistico, che fa un giro nella parte nord della Castellana. A un tratto una macchia rossa in movimento, urla, cori e quant'altro: sono i tifosi del Bayern che salutano le nostre bandiere alzando il bicchiere. Avevano conquistato il quartiere e trascorrevano le ultime ore prima della partita in compagnia delle loro bionde medie.
Si torna al Parque del Buen Retiro per un refresco, in compagnia di un mago simpaticissimo che ci fa ridere di gusto. Sono ormai le 18: torniamo alla pensione per una doccia e ci prepariamo per la serata di Champions.
Decidiamo di vederla come dei madrileni, davanti al televisore di un bar che incontriamo passeggiando in calle de Santa Cruz. Il cameriere, dapprima assorto nella sua birra e nella sua sigaretta, ci offre poi gentilmente il suo posto in prima fila vicino al bancone.
Inizia la partita. Attorno a noi comincia a chiudersi il cerchio dei tifosi: catalani delusi, tedeschi vagabondi, due ragazzi italiani e due nordirlandesi che fanno il tifo per l'Inter. Mi dicono "Two-zero Inter", alzando il pollice rassicurante. Mai previsione fu più giusta: Milito re della serata, Mourinho re di Madrid.
Al triplice fischio inizia la movida nerazzurra. Raggiungiamo Plaza de Santa Ana, dove i tifosi del Bayern si erano radunati nella loro cervecería alemana, con un'atmosfera resa calda solo dagli innumerevoli boccali. Amicizie, amicizie, amicizie, saluti, baci: ormai resta solo da festeggiare. Anche i rossi tedeschi si uniscono alla festa a Puerta del Sol. Basta… ¡fiesta! Bavaresi e interisti insieme a saltare e cantare, un grande spirito (e se fosse andata al contrario? Boh!): grande apprezzamento per il popolo tedesco.
Tutta la notte il nome di José Mourinho e di tutta la formazione risuona insistentemente nei cori dei ragazzi. Quarantacinque anni di attesa sono tanti, eh!
L'indomani trovare una Gazzetta dello Sport è praticamente impossibile: tutte sparite! C'è ancora chi non ha dormito e canta: corde vocali grosse come funi, voci straziate, occhi come posacenere.
Colazione "all you can eat" in zona Sol, cioè mangi tutto ciò che vuoi a prezzo fisso. Si continua il giro verso la Cattedrale dell'Almudena e il Palazzo Reale: i giardini sottostanti sono curati alla perfezione, e un concertino all'aperto di musica classica smorza un po' il fervore metropolitano. Torniamo sulla Gran Via, che non potevamo lasciare senza una paella. Le alici all'aceto ci aiutano a ingannare l'attesa e finalmente, dopo una ventina di minuti, ecco la nera padella riempita di pescado color giallo oro. Veramente buona.
È triste pensare di dover andare via, ma purtroppo le Marche ci attendono con i loro 1941 chilometri da rifare. La Spagna, e specialmente il sud, è molto calorosa e ci mancherà. Madrid, a differenza di Barcellona, è come se ti abbracciasse. Madrid non ha mostri sacri o icone che la identificano, come la Tour Eiffel o il Colosseo, ma tanti piccoli simboli che la compongono in un'unica identità. E una lingua bellissima, pronunciata con calore dalle donne, con curiosità dai bambini e con delicatezza dagli anziani. Mancherà anche a voi, al ritorno dal prossimo viaggio!
Il racconto si riferisce al maggio 2010: i prezzi citati sono quelli di allora. Per visitare Madrid oggi, con musei, quartieri e consigli pratici aggiornati, leggi la nostra guida a Madrid. Se pensi di andarci in auto dall'Italia, pedaggi, regole di circolazione e zone a basse emissioni nelle città spagnole sono da verificare prima di partire.