Aggiornato a ottobre 2026
La Route 66 è la strada più famosa del mondo e il viaggio on the road per eccellenza negli Stati Uniti. Istituita nel 1926, collegava Chicago alla costa californiana attraversando otto stati per circa 3.900 chilometri. Fu la via della grande migrazione verso ovest negli anni della Depressione, raccontata da Steinbeck in Furore, che la chiamò Mother Road, poi la strada delle vacanze americane del dopoguerra, con i suoi motel al neon e le stazioni di servizio diventate icone. Nel 2026 ha festeggiato i cento anni.
Nel 1985 venne ufficialmente dismessa, sostituita dalle autostrade interstatali che la affiancano. Non esiste quindi più come strada unica e continua: quello che si percorre oggi è un mosaico di tratti storici conservati, deviazioni segnalate come Historic Route 66 e porzioni in cui bisogna necessariamente rientrare in autostrada. Proprio questa frammentarietà è parte del fascino del viaggio, che premia chi ha voglia di perdersi.
Da non perdere: il cartello di partenza a Chicago, il Gateway Arch di St. Louis, il Cadillac Ranch di Amarillo, le insegne al neon di Tucumcari e Albuquerque, il Petrified Forest National Park, Seligman e Oatman in Arizona, il Santa Monica Pier. Tempo consigliato: due settimane. Periodo migliore: primavera e autunno.
Il percorso tocca in ordine Illinois, Missouri, Kansas, con appena una ventina di chilometri, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona e California. Il paesaggio cambia completamente strada facendo: dalle pianure coltivate del Midwest si passa alle praterie, poi agli altopiani desertici del Sud Ovest, alle mesa rosse dell'Arizona e infine al deserto californiano prima dell'oceano.
Si parte dal centro di Chicago, dove i cartelli Begin segnano l'inizio della strada; nel 2026, per il centenario, la città ha inaugurato anche un nuovo punto di partenza simbolico al Navy Pier, sul lago. Si scende poi verso Springfield, città legata alla memoria di Abraham Lincoln. In Missouri la tappa obbligata è St. Louis, con il Gateway Arch, l'arco d'acciaio che simboleggia la porta verso l'Ovest.
L'Oklahoma è lo stato che conserva la maggiore lunghezza di tracciato originale, tra Tulsa, Oklahoma City e una serie di piccoli musei dedicati alla strada. Nel Texas, attraversato solo nella parte del Panhandle, la sosta più celebre è il Cadillac Ranch vicino ad Amarillo: dieci automobili piantate nel terreno a muso in giù, ricoperte da strati di vernice spray lasciata dai visitatori.
Il New Mexico porta i colori dell'adobe e le insegne al neon restaurate di Tucumcari e della Central Avenue di Albuquerque; il tracciato più antico passava per Santa Fe, e vale la deviazione.
In Arizona si incontrano Winslow, resa celebre da una canzone degli Eagles, il Petrified Forest National Park, l'unico parco nazionale attraversato dalla vecchia strada, Flagstaff e Williams, e i paesi di Seligman e Oatman, quest'ultimo con gli asini che circolano liberi in centro. Da Williams è breve la deviazione verso il Grand Canyon.
In California si attraversa il deserto del Mojave passando per Barstow, poi la strada scende verso Los Angeles e termina al Santa Monica Pier, dove un cartello celebra la fine del percorso di fronte all'oceano.
Si può completare il tragitto in una settimana guidando molte ore al giorno, ma il viaggio perderebbe il suo senso. Due settimane sono la durata più equilibrata; con tre si aggiungono deviazioni importanti come il Grand Canyon, Santa Fe o Las Vegas senza dover correre. Chi ha meno tempo può scegliere di percorrere solo la metà occidentale, da Oklahoma City in poi, che concentra i paesaggi più spettacolari e molti tratti storici ben conservati.
In aereo: si vola su Chicago e si rientra da Los Angeles, prenotando un biglietto multitratta. Dall'Italia ci sono voli con scalo e, in alcune stagioni, voli diretti per entrambe le città. Prima di partire servono il passaporto elettronico e l'autorizzazione ESTA o il visto: leggi l'avviso nella guida agli Stati Uniti e verifica le regole aggiornate su Viaggiare Sicuri.
Il senso di marcia consigliato è da est a ovest: è la direzione della storia della strada, molte guide sono pensate così e il viaggio si chiude sull'oceano. Il noleggio auto va prenotato in modalità one way, con ritiro a Chicago e riconsegna in California, mettendo in conto il supplemento previsto per la restituzione in una città diversa. Per guidare negli Stati Uniti verifica con il noleggiatore se serve la patente internazionale oltre a quella italiana.
Serve una navigazione affidabile: i navigatori tendono a riportare automaticamente in autostrada, quindi conviene affiancare una guida cartacea dedicata o un'applicazione specifica sul percorso storico, e scaricare le mappe offline perché la copertura telefonica è discontinua nei tratti desertici. Utile anche partire sempre con il serbatoio pieno e scorte d'acqua: tra un distributore e l'altro possono esserci distanze notevoli.
Le stagioni migliori sono la primavera e l'autunno: in estate il Sud Ovest raggiunge temperature molto elevate, soprattutto nel deserto del Mojave, mentre in inverno i tratti di Illinois e Missouri, e anche gli altopiani di New Mexico e Arizona, possono essere interessati da neve e ghiaccio. Per altre idee leggi dove andare a ottobre.
La Route 66 non si percorre per raggiungere una destinazione, ma per quello che si incontra lungo il tragitto: insegne al neon restaurate, distributori di benzina trasformati in piccoli musei, paesi che vivono ancora del passaggio dei viaggiatori, e lunghi tratti in cui non si vede nessuno per chilometri. È un viaggio nella memoria americana più che un itinerario turistico, e va affrontato con la disponibilità a fermarsi spesso e senza programma.