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Certosa di Padula e Vallo di Diano: cosa vedere

Aggiornato a ottobre 2026

Il grande chiostro della Certosa di Padula con i portici in pietra e il prato, e le montagne sullo sfondo

La Certosa di San Lorenzo, a Padula, è il più vasto complesso monastico dell'Italia meridionale: oltre 50.000 metri quadrati di chiostri, cortili, giardini, celle e sale affrescate. Si trova nel Vallo di Diano, un'ampia pianura interna della provincia di Salerno, circondata da montagne, al confine con la Basilicata e nell'entroterra del Cilento. È una delle mete d'arte più importanti della Campania lontano dal mare.

Dal 1998 la Certosa fa parte del patrimonio mondiale UNESCO insieme al Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano e ai siti archeologici di Paestum e Velia. Intorno alla Certosa il Vallo offre borghi medievali, grotte con un fiume sotterraneo e una campagna tranquilla.

In breve

Da non perdere: il chiostro grande e lo scalone ellittico, la chiesa con i cori lignei, la cucina della leggenda delle mille uova, le celle dei monaci, il museo archeologico della Lucania occidentale. Nel Vallo: il borgo di Padula con la casa di Joe Petrosino, il centro medievale di Teggiano, le grotte di Pertosa-Auletta. Periodo migliore: primavera e inizio autunno.

La Certosa di San Lorenzo

Storia

I lavori iniziarono nel 1306 per volere di Tommaso Sanseverino, conte di Marsico e signore del Vallo di Diano, e proseguirono per secoli: le trasformazioni più importanti risalgono al periodo successivo al Concilio di Trento e al Settecento, e oggi la Certosa ha un aspetto in gran parte barocco. I monaci certosini lasciarono Padula nel 1807, durante il decennio francese, e gran parte del patrimonio artistico e dei libri andò dispersa. Nel 1882 la Certosa fu dichiarata monumento nazionale; durante le due guerre mondiali fu usata come campo di prigionia. I restauri sistematici iniziarono nel 1982. Oggi il complesso fa parte dei musei statali del Ministero della cultura.

Il chiostro grande

Il chiostro grande è il cuore della Certosa ed è tra i più vasti che esistano: misura circa 104 per 149 metri, con due ordini di portici sostenuti da 84 pilastri. La ricostruzione iniziò nel 1583; il piano inferiore fu completato nel Seicento, quello superiore nel Settecento. Al centro c'è una fontana in pietra del 1640. Sul chiostro si affacciano le celle dei padri: piccole case indipendenti con stanze e un orto privato, dove i monaci vivevano in silenzio e solitudine.

Lo scalone ellittico

I due livelli del chiostro grande sono collegati da uno spettacolare scalone ellittico a doppia rampa, costruito alla fine del Settecento dentro una torre ottagonale e attribuito all'architetto Gaetano Barba, allievo di Luigi Vanvitelli (l'architetto della Reggia di Caserta). Secondo le fonti dell'epoca costò 64.000 ducati.

La chiesa e il quarto del priore

La chiesa ha una sola navata con volte affrescate, stucchi dorati e un altare maggiore in scagliola con inserti di madreperla. Conserva due cori lignei intarsiati del primo Cinquecento: quello dei padri e quello dei fratelli conversi, che seguivano le funzioni separati dai monaci. Nel piccolo chiostro del cimitero antico, la cappella del fondatore custodisce il sepolcro di Tommaso Sanseverino.

Il quarto del priore era l'appartamento del superiore della comunità, con una cappella decorata con stucchi e affreschi. Nel settembre 2025 è stato inaugurato un nuovo allestimento che racconta le fasi di costruzione e decorazione della Certosa, con opere restaurate, nuove luci e contenuti digitali; tra questi una visita virtuale degli spazi normalmente chiusi, come la biblioteca e la sua scala elicoidale in pietra.

La cucina e la frittata delle mille uova

La grande cucina, probabilmente un antico refettorio adattato nel Settecento, conserva la volta affrescata e il grande camino centrale. La regola dei certosini vietava la carne. A questa sala è legata una leggenda: si racconta che nel 1535 l'imperatore Carlo V, di ritorno dalla spedizione di Tunisi, si fermò alla Certosa e i monaci prepararono per lui una frittata di mille uova. Non ci sono prove certe, ma la storia è ancora oggi ricordata e rievocata in alcune manifestazioni.

Il museo archeologico della Lucania occidentale

Dal 1957 alcune sale della Certosa ospitano il Museo archeologico provinciale della Lucania occidentale. Espone reperti delle necropoli di Sala Consilina e Padula, che coprono molti secoli: dalle tombe della prima età del ferro, con armi, fibule e strumenti per filare, ai vasi greci importati, fino ai materiali di età romana.

Cosa vedere nel Vallo di Diano

Padula, il borgo

Il paese sorge su due colline a circa 700 metri d'altezza, a breve distanza dalla Certosa. Il battistero di San Giovanni in Fonte, di epoca paleocristiana, è uno dei monumenti più antichi del Vallo. Nel centro si visita la casa-museo di Joe Petrosino, il poliziotto italoamericano nato a Padula nel 1860, che a New York combatté la criminalità della «Mano Nera» e fu ucciso a Palermo nel 1909. Nel Palazzo Brando c'è un museo civico multimediale sulla storia del territorio. Padula ricorda anche la spedizione di Carlo Pisacane: qui, il 1° luglio 1857, i suoi uomini furono circondati e in gran parte uccisi o catturati.

Teggiano

Teggiano, su un colle isolato a oltre 600 metri in mezzo alla valle, è uno dei centri medievali meglio conservati della Campania interna. Fino al 1862 si chiamava Diano, il nome che ha dato alla valle; poi riprese il nome romano di Tegianum. Da vedere la cattedrale di Santa Maria Maggiore, consacrata nel 1274, con un ambone scolpito da Melchiorre da Montalbano e il sepolcro di Enrico Sanseverino, opera di Tino di Camaino; il castello dei Sanseverino, dove nel 1485 fu organizzata la congiura dei baroni contro il re di Napoli e che nel 1497 resistette a un lungo assedio; e le tante chiese e i portali in pietra del centro storico.

Le grotte di Pertosa-Auletta

All'imbocco settentrionale del Vallo, ai margini dei monti Alburni, le grotte di Pertosa-Auletta sono tra le poche grotte in Europa in cui si percorre in barca un fiume sotterraneo, il Negro, che all'uscita confluisce nel Tanagro. Dopo il tratto in barca si prosegue a piedi tra sale con stalattiti e stalagmiti; all'interno la temperatura resta fresca tutto l'anno. Nell'età del bronzo la grotta ospitò un villaggio su palafitte, di cui restano i pali di legno. Le grotte sono gestite dalla Fondazione MIdA, che cura anche un museo speleo-archeologico a Pertosa.

Novità 2026: dal 5 giugno 2026 sono di nuovo visitabili la Sala del Paradiso e la Sala delle Spugne, dopo lavori di messa in sicurezza e di illuminazione (rientrano in un percorso specifico). Da gennaio 2026 sono in corso anche nuove campagne di scavo archeologico nella grotta: alcune aree possono avere variazioni di accesso.

Sala Consilina

Sala Consilina è il centro più popoloso del Vallo, sul versante orientale della valle. Il suo territorio fu abitato fin dal IX secolo a.C., come mostra una grande necropoli dell'età del ferro, i cui reperti sono esposti nel museo della Certosa. In paese si vedono chiese antiche e, nella parte alta, i resti del castello medievale e delle mura.

Cosa mangiare

La cucina del Vallo di Diano è di terra: pasta fatta in casa, legumi, salumi e formaggi di montagna, olio d'oliva. Nelle feste estive dei paesi si cucinano spesso piatti della tradizione contadina.

Come arrivare

In auto: è il modo più comodo. Il Vallo di Diano è attraversato dall'autostrada A2 del Mediterraneo (Salerno-Reggio Calabria), con le uscite di Polla (per le grotte di Pertosa-Auletta), Atena Lucana, Sala Consilina e Padula-Buonabitacolo, la più vicina alla Certosa. Padula dista circa 100 km da Salerno; si può proseguire verso la costa del Cilento e verso Sapri, o verso sud in direzione della Calabria.

In treno e autobus: il Vallo non ha più treni, perché la linea ferroviaria Sicignano-Lagonegro è sospesa dal 1987. Si arriva in treno a Salerno e si prosegue in autobus; in alcuni periodi sono attivi collegamenti integrati treno più bus verso la Certosa. Verifica orari e disponibilità prima di partire.

Come muoversi

Nel Vallo di Diano i luoghi sono sparsi e i bus locali sono poco frequenti: l'auto è quasi indispensabile. La Certosa e i borghi si girano a piedi; a Padula e Teggiano i centri storici sono in salita, con vicoli stretti, e conviene lasciare l'auto nei parcheggi ai margini.

Quando andare

I periodi migliori sono la primavera e l'inizio dell'autunno, con temperature miti per camminare nel chiostro e nei borghi; leggi anche dove andare a maggio e dove andare a ottobre. In estate il Vallo è più fresco della costa e la visita si abbina bene al mare del Cilento; a metà agosto Teggiano ospita la festa medievale «Alla tavola della principessa Costanza», che ricorda le nozze tra Antonello Sanseverino e Costanza da Montefeltro.

Dove dormire

Consigli pratici

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