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Mozia: frammento d'Oriente nel mare di Sicilia

Di Nadia F. Poli · scritto nel 2011 · Aggiornato a ottobre 2026

Le saline dello Stagnone di Marsala al tramonto, con un mulino a vento, cumuli di sale e l'isola di Mozia bassa sull'acqua della laguna

L'isola dei Fenici

Una piccola isola, miracolosa testimonianza della vita quotidiana, del lavoro e della morte dei suoi primi abitanti, i Fenici. L'isola è piccola, un fazzoletto di terra di circa 45 ettari che si alza di pochi metri sul livello del mare, nel mezzo della laguna dello Stagnone, poco a nord di Marsala, sulla costa occidentale della Sicilia. È l'isola di San Pantaleo, più nota come Mozia, il nome della città fenicia che qui sorse quasi tremila anni fa e che oggi si offre agli studiosi come raro centro fenicio-punico rimasto eccezionalmente leggibile, sopravvissuto quasi per miracolo all'inesorabile scorrere del tempo. Un frammento d'Oriente nel mare di Sicilia.

I Fenici sbarcarono sull'isoletta che sarebbe diventata Mozia attorno alla metà dell'VIII secolo avanti Cristo, scegliendola perché rispecchiava perfettamente i requisiti della maggior parte dei loro insediamenti: un'isola di dimensioni ridotte e vicina alla costa, circondata da bassi fondali, riparata dai venti perché chiusa alle spalle da un'isola più grande, l'isola Lunga, facilmente difendibile e sicuro attracco per le navi. Vicina all'Africa, punto di transito obbligato per le rotte commerciali verso nord (Sardegna e Italia centrale), Mozia divenne ben presto uno dei centri fenici più floridi del Mediterraneo. A lungo ebbe persino una propria zecca, dove venivano coniate monete d'argento e di bronzo.

La laguna dello Stagnone

Come Venezia, Mozia è un'isola al centro di una laguna. Fa parte dello Stagnone, arcipelago lagunare e riserva naturale tra le più importanti d'Europa, a metà strada fra Trapani e Marsala. La laguna occupa il tratto di mare tra la foce del fiume Birgi e la salina Genna: un'area di circa duemila ettari, profonda non più di tre metri, di estremo interesse per la flora e la fauna.

Per visitare l'isola Grande, la maggiore dello Stagnone, servono un paio d'ore: dal molo ci si addentra lungo un canale sovrastato da pini, sino al mulino Fra' Giovanni, una delle otto saline dell'isola, per avvistare le rare specie di uccelli che qui hanno trovato l'ambiente ideale per nidificare. L'arcipelago, in un susseguirsi di paludi salmastre, pozze d'acqua dolce, giuncheti e macchie sempreverdi, comprende, oltre a Mozia e all'isola Grande, due isolotti a fior d'acqua: Santa Maria, in passato «satellite» di Mozia, e la minuscola Schola.

Le saline e la via del Sale

Le saline si trovano anche sulla terraferma, lungo la via del Sale, nata negli anni Ottanta sulle tracce di un patrimonio culturale di inestimabile valore. Sembra che i primi a coltivare il sale siano stati proprio i Fenici e da allora, tra alterne vicende, queste fabbriche ecologiche ante litteram hanno conservato la loro importanza nell'economia locale, insieme alla pesca e al corallo. Scacchiere di vasche e di canali arginati da blocchetti di tufo formano un reticolo che al tramonto si accende di rosa e di viola, punteggiato da cumuli di sale protetti da tegole di terracotta e da mulini a vento, in parte ripristinati.

Gli scavi di Mozia

Mozia è stata restituita al suo antico fascino dagli scavi archeologici. Una poderosa cinta muraria, dotata di torri di vedetta, circondava tutta la città seguendo il perimetro dell'isola, sino a lambire il mare. Nelle mura si aprivano quattro porte: a nord e a sud le principali, ancora ben conservate, e due minori agli altri punti cardinali.

All'interno delle mura si trova il complesso delle strutture urbane: le case, tra cui quella detta «dei mosaici», che conserva forse il più antico mosaico della Sicilia, fatto di ciottoli di fiume bianchi e neri raffiguranti scene di lotta tra animali reali o fantastici, e soprattutto i luoghi sacri e le necropoli. Due i luoghi di culto sicuramente identificati. A nord, in località Cappiddazzu, un complesso di notevoli dimensioni con un edificio principale a tre navate e altri minori: un vero e proprio santuario. Sul lato ovest dell'isola si trova invece il tofet, tipica area sacra dei popoli fenici, santuario a cielo aperto che custodisce uno dei segreti di questa civiltà.

Trapani e Marsala

Dopo aver visitato Mozia e la costa conviene fare una sosta a Trapani e a Marsala. La prima conserva nel suo tessuto urbano importanti testimonianze di un passato complesso: dall'impianto arabo del labirintico quartiere Casalicchio ai fasti barocchi della cattedrale di San Lorenzo e dei palazzi di via Garibaldi e corso Vittorio Emanuele. La seconda, capitale dell'omonimo vino liquoroso, il Marsala, celebre sin dalla fine del Settecento, custodisce nel centro storico edifici rinascimentali e barocchi. Da vedere la necropoli, i mosaici della villa romana, il duomo e il Museo archeologico. E tra gli spunti offerti dalla zona non mancano quelli enogastronomici: approfondisci con la guida alla gastronomia siciliana.

Prima di partire

Mozia si raggiunge con le barche che partono dagli imbarcaderi sulla costa dello Stagnone, a nord di Marsala; sull'isola si trova il Museo Whitaker, che custodisce i reperti degli scavi. Orari delle barche, del museo e prezzi dei biglietti cambiano con la stagione e sono da verificare prima di partire. Da Trapani partono anche i traghetti per le isole Egadi e per Pantelleria.

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