Aggiornato a ottobre 2026
L'Area di conservazione del Ngorongoro si trova negli altipiani vulcanici del nord della Tanzania, tra la Rift Valley e le pianure del Serengeti. Il suo cuore è il cratere di Ngorongoro, che l'UNESCO descrive come la più grande caldera intatta del mondo: una conca chiusa da pareti ripide, profonda circa 600 metri, dove una fauna molto concentrata vive tutto l'anno. Intorno ci sono altri crateri, come Olmoti ed Empakaai, foreste di montagna, pascoli e i siti di Olduvai e Laetoli, fondamentali per lo studio delle origini dell'uomo.
A differenza di un parco nazionale, il Ngorongoro è stato istituito nel 1959 come area a uso multiplo, in cui fauna selvatica e pastori Masai condividono lo stesso territorio. L'UNESCO l'ha iscritto nel patrimonio mondiale nel 1979 per i valori naturali e nel 2010 anche per quelli culturali. Oggi è una tappa quasi obbligata del circuito nord della Tanzania, con il Serengeti, il lago Manyara e il Tarangire, ma è anche al centro di un forte contrasto sul futuro dei Masai che ci vivono.
Ideale per: chi fa un safari nel nord della Tanzania e vuole vedere molti animali in poche ore, compreso il rinoceronte nero, e chi si interessa di preistoria. Da vedere: il fondo del cratere con il lago Magadi, la palude di Gorigor e la foresta di Lerai, il museo di Olduvai, il cratere di Empakaai. Periodo più piacevole: la stagione secca, da giugno a ottobre; il cratere però si visita bene tutto l'anno.
Il fondo del cratere, intorno ai 1.800 metri di quota, si raggiunge dalla strada che corre lungo il bordo, molto più in alto. Si scende e si risale solo in fuoristrada, su piste ripide percorse a senso unico: di norma si scende dalla strada di Seneto, sul lato occidentale, e si risale da quella di Lemala, sul lato orientale. Per ogni veicolo che scende si paga una tassa apposita, in aggiunta all'ingresso nell'area. Il tempo sul fondo è limitato: gli operatori indicano un massimo di circa sei ore per ogni discesa e l'uscita entro il tardo pomeriggio. Orari, limiti e percorsi possono cambiare: verificateli con l'operatore prima di partire.
Conviene scendere presto, quando la luce è migliore e i veicoli sono ancora pochi: in alta stagione le jeep si concentrano vicino agli animali più cercati. Sul fondo ci si muove solo sulle piste e si scende dall'auto solo nelle aree di sosta indicate.
Il cratere è uno dei posti migliori dell'Africa orientale per vedere il rinoceronte nero, specie in pericolo critico, protetto da una sorveglianza costante. Gli avvistamenti sono più frequenti nelle zone vicine alla palude di Gorigor, ma spesso gli animali restano lontani: il binocolo è molto utile. Sul fondo vivono anche leoni, iene, bufali, gnu, zebre, gazzelle, ippopotami ed elefanti, questi ultimi soprattutto vicino alle paludi e alla foresta di Lerai. Alcuni animali comuni altrove mancano: nel cratere non ci sono giraffe né impala, mentre ghepardi e leopardi si vedono di rado.
Nella parte sud-occidentale del cratere si trova il lago Magadi, un lago salato e alcalino poco profondo. Sulle sue rive si radunano spesso molti fenicotteri, in prevalenza fenicotteri minori, insieme ad altri uccelli acquatici, ma il loro numero cambia molto con le stagioni e con il livello dell'acqua. Il lago si vede bene anche dal bordo del cratere ed è uno dei punti di riferimento del percorso sul fondo.
La gola di Olduvai (in grafia ufficiale Oldupai) è un burrone lungo circa 14 chilometri tra il cratere e le pianure del Serengeti, dove Louis e Mary Leakey e altri ricercatori hanno trovato fossili di ominidi e strumenti di pietra che coprono un arco di tempo lunghissimo. Il museo, sul bordo della gola, è stato fondato da Mary Leakey e nel 2018 ha aperto una nuova sede con centro visitatori; le sale raccontano gli scavi con reperti, calchi e mappe. Il museo si trova a pochi chilometri dalla strada tra il cratere e il Serengeti, quindi la visita si fa spesso durante il trasferimento.
A Laetoli, a sud di Olduvai, una squadra guidata da Mary Leakey trovò negli anni Settanta una pista di impronte lasciate nella cenere vulcanica da ominidi bipedi circa 3,6 milioni di anni fa, una delle prove più antiche della camminata eretta. Negli anni Novanta le impronte originali sono state riportate alla luce, consolidate e di nuovo sepolte per proteggerle, quindi oggi non si vedono. Il modo più semplice per vederle è il calco della pista nella sala dedicata a Laetoli del museo di Olduvai. Il sito si raggiunge con una lunga deviazione su pista: chiedete all'operatore se la visita è possibile e che cosa c'è da vedere.
Più a nord-est, lontano dai circuiti più battuti, c'è il cratere di Empakaai, con un lago che occupa gran parte del fondo e attira fenicotteri e altri uccelli. Dal bordo un sentiero ripido scende nella foresta fino alla riva; scendendo si vede il cono del vulcano Ol Doinyo Lengai. Per l'escursione è previsto l'accompagnamento di un ranger armato, da organizzare al posto di guardia di Nainokanoka, vicino al cratere di Olmoti. La strada è lunga e accidentata: conviene dedicarle una giornata intera.
Nell'area vivono comunità Masai, e il modello di coesistenza tra pastori e fauna è tra i motivi dell'iscrizione UNESCO. Dal 2022 il governo tanzaniano porta avanti un programma di trasferimento dei residenti verso Msomera, un villaggio a circa 600 chilometri di distanza. Il governo lo presenta come volontario, con case, terra e servizi per chi accetta, e lo motiva con la tutela dell'ecosistema; anche l'UNESCO segnala tra le minacce la crescita delle mandrie e degli insediamenti.
Human Rights Watch, in un rapporto del luglio 2024, sostiene invece che i residenti siano stati spinti a partire riducendo scuole e servizi sanitari, senza un consenso libero e informato, e ha documentato violenze da parte dei ranger. Nell'agosto 2024 migliaia di Masai hanno protestato; a dicembre la presidente Samia Suluhu Hassan ha istituito due commissioni sulle dispute fondiarie e sui trasferimenti, che hanno consegnato i rapporti nel marzo 2026. La questione è aperta: chi visita un villaggio Masai può chiedere all'operatore come vengono divisi i proventi.
L'area è gestita dalla Ngorongoro Conservation Area Authority (NCAA). Ogni visitatore paga una tassa d'ingresso, a cui si aggiungono quella per il veicolo e quella per ogni discesa nel cratere. Si paga anche solo per attraversare l'area verso il Serengeti, perché la strada passa al suo interno. Di solito i pagamenti li gestisce l'operatore e l'NCAA sta introducendo il pagamento digitale anticipato: tariffe e modalità cambiano spesso, verificatele prima di prenotare.
La porta d'accesso è Arusha, servita dall'aeroporto internazionale del Kilimangiaro, ai piedi della montagna della guida al Kilimangiaro, e da voli interni da Dar es Salaam e da Zanzibar. Da Arusha l'area dista circa 180 chilometri verso ovest: la strada passa vicino al lago Manyara e per Karatu, fino all'ingresso di Lodoare, da cui si sale al bordo del cratere.
Quasi tutti i visitatori si muovono in fuoristrada con una guida autorizzata di un operatore di safari, che si occupa anche di permessi e tasse. Le strade interne sono in gran parte sterrate e l'NCAA le sta sistemando: dopo le piogge alcuni tratti diventano difficili e i tempi si allungano. Per Empakaai e Laetoli servono più ore di pista.
Gli animali del cratere sono in gran parte stanziali, quindi la visita vale in ogni stagione. Da giugno a ottobre, nella stagione secca, le piste sono più facili e il cielo spesso limpido, ma ci sono più veicoli. Le piogge brevi cadono di solito tra novembre e dicembre e quelle lunghe tra marzo e maggio. Sul bordo del cratere le mattine e le sere sono fresche tutto l'anno. Per altre idee sul periodo secco vedi dove andare a settembre.