Aggiornato a ottobre 2026
Nell'angolo sud-orientale della Maremma, al confine con il Lazio, tre borghi sono costruiti sul tufo, la roccia vulcanica tenera e color ocra che qui forma alti speroni tra le valli dei fiumi. Sono Pitigliano, Sorano e Sovana, chiamati insieme le Città del Tufo. Distano pochi chilometri l'uno dall'altro e si visitano bene in due o tre giorni.
Qui si incontrano storie diverse: gli Etruschi, che hanno lasciato necropoli e strade scavate nella roccia; le famiglie degli Aldobrandeschi e degli Orsini, che hanno costruito rocche e palazzi; la comunità ebraica che per secoli ha fatto di Pitigliano la "Piccola Gerusalemme". Il tutto lontano dalle rotte più affollate della Toscana.
Ideale per chi ama i borghi medievali, l'archeologia etrusca e le passeggiate nella natura. Da vedere: il panorama di Pitigliano sulla rupe, il ghetto ebraico con la sinagoga, la Fortezza Orsini di Sorano, il Duomo di Sovana, la necropoli con la tomba Ildebranda e almeno una via cava. Periodo migliore: primavera e autunno. Cosa prenotare: l'alloggio nei fine settimana e nei ponti; le visite guidate al Parco archeologico, se vuoi farle con una guida. Serve l'auto: i mezzi pubblici sono pochi.
Pitigliano si vede meglio da fuori. Arrivando dalla strada di Manciano, il paese appare tutto insieme: case alte e strette che continuano le pareti della rupe, con grotte e cantine scavate sotto. Conviene fermarsi a uno dei punti panoramici prima di entrare.
Il centro storico è un intreccio di vicoli, scalinate e archi. Da vedere il Palazzo Orsini, residenza fortificata dei signori del paese, gli archi dell'acquedotto e il Duomo dei Santi Pietro e Paolo.
La presenza ebraica a Pitigliano è documentata dal Quattrocento. Nel Cinquecento e nel Seicento la comunità crebbe molto e il paese fu chiamato Piccola Gerusalemme. La sinagoga fu costruita nel 1598. Danneggiata negli anni Sessanta del Novecento dal crollo di parte della rupe, è stata restaurata nel 1995.
Il percorso del museo ebraico comprende la sinagoga e, nei locali scavati nel tufo sotto di essa, il bagno rituale, la cantina e il macello kasher, il forno delle azzime e la tintoria. Di norma il museo resta chiuso il sabato e nelle festività ebraiche: controlla giorni e orari prima di andare.
Nelle botteghe del paese si trova lo sfratto, un dolce a forma di bastone ripieno di noci e miele, legato alla storia della comunità ebraica.
Sovana è il più piccolo dei tre borghi, ma è stato a lungo il più importante: fu centro etrusco e romano, sede vescovile e capitale della contea degli Aldobrandeschi. Qui nacque Ildebrando di Soana, diventato papa nell'XI secolo con il nome di Gregorio VII.
Il paese è in pratica una sola strada lastricata, tra la Rocca aldobrandesca all'ingresso e il Duomo in fondo. Lungo il percorso si incontrano il Palazzo Pretorio e la chiesa di Santa Maria, con un raro ciborio in pietra altomedievale.
Il Duomo di San Pietro, isolato all'estremità del borgo, è una grande chiesa romanica in pietra, con un portale decorato da rilievi e un interno a tre navate dai capitelli scolpiti.
Nella valle sotto Sovana si trova una delle necropoli etrusche più spettacolari d'Italia. Le tombe, scavate nelle pareti di tufo tra il bosco, sono soprattutto di età ellenistica. La necropoli fa parte del Parco archeologico Città del Tufo.
Sorano è aggrappato a uno sperone di tufo sopra la valle del fiume Lente. Le case scendono a gradoni lungo la roccia, con vicoli in pendenza, scalette e passaggi coperti. È il borgo più verticale e silenzioso dei tre.
In cima al paese domina la Fortezza Orsini, una grande fortificazione rinascimentale con bastioni e camminamenti, che ospita il Museo del Medioevo e del Rinascimento. Dall'altra parte del borgo si sale al Masso Leopoldino, una terrazza naturale di tufo con la vista sui tetti e sulla valle.
Appena fuori Sorano si visita l'insediamento rupestre di San Rocco, con tombe, colombari e abitazioni scavate nella roccia. Vicino a San Quirico c'è Vitozza, villaggio rupestre medievale con molte grotte nel bosco, abbandonato nel Quattrocento.
Il parco è nato nel 1998 e fa parte della rete dei Musei di Maremma. Riunisce i siti del territorio di Sorano: la necropoli di Sovana, l'area di San Rocco a Sorano, Vitozza e la Fortezza Orsini con il museo. Il biglietto, le eventuali formule cumulative e le visite guidate cambiano nel corso dell'anno; orari e aperture sono ridotti nei mesi invernali. Prima di partire verifica tutto sul sito ufficiale del parco.
Le vie cave sono il paesaggio più particolare della zona. Sono strade scavate dagli Etruschi nel tufo, profonde a volte più di dieci metri, strette e ombrose, con le pareti coperte di muschio e felci. Collegavano i paesi, le necropoli e le valli. La loro funzione esatta resta discussa.
Se ne percorrono diverse a piedi. Intorno a Pitigliano le più note sono la via cava di San Giuseppe e quella del Gradone; a Sovana il Cavone e la via cava di San Sebastiano; a Sorano quella di San Rocco. Per percorrerne una basta poco tempo, ma si possono unire in escursioni più lunghe. Dopo la pioggia il fondo è scivoloso.
Il Bianco di Pitigliano è uno dei vini DOC più antichi della Toscana. È un bianco secco e fresco, prodotto soprattutto con uve Trebbiano nei terreni vulcanici intorno ai tre borghi.
Una parte del fascino sta nelle cantine scavate nel tufo: sotto Pitigliano la rupe è piena di grotte usate da secoli per conservare il vino, perché mantengono una temperatura fresca e costante. Diverse aziende della zona organizzano degustazioni; conviene prenotare. Se bevi, non guidare.
A meno di un'ora d'auto, passando per Manciano, si arriva a Saturnia, con le acque termali sulfuree. Le Cascate del Mulino sono libere e aperte tutto l'anno, ma affollate: meglio al mattino presto o al tramonto. C'è anche lo stabilimento termale a pagamento. Verso la costa si arriva all'Argentario.
Per visitare le Città del Tufo serve l'auto. I borghi sono vicini tra loro, ma i collegamenti in autobus sono pochi e non permettono di vedere necropoli, vie cave e dintorni.
Prima di partire controlla lo stato delle strade: in caso di forti piogge nella zona possono esserci frane o chiusure temporanee.
I tre borghi distano pochi minuti d'auto l'uno dall'altro. I centri storici sono a traffico limitato: lascia l'auto nei parcheggi fuori dalle mura e rispetta la segnaletica della ZTL. Dentro i borghi si gira a piedi, tra salite e scalinate.
Primavera e autunno sono i momenti migliori: clima mite, boschi verdi o colorati, vendemmia a settembre. A ottobre la luce sul tufo è bellissima e le vie cave sono fresche; se cerchi altre idee per questo mese, leggi la guida su dove andare a ottobre. L'estate è calda di giorno, ma le vie cave restano all'ombra e le serate sono piacevoli. In inverno i borghi sono molto tranquilli, ma alcuni siti hanno orari ridotti.