Aggiornato a ottobre 2026
Il Monte Sinai, che gli arabi chiamano Gebel Musa, il "monte di Mosè", si alza tra le montagne di granito del sud del Sinai, nell'Egitto orientale. Per la tradizione ebraica, cristiana e musulmana è il luogo in cui Mosè ricevette le Tavole della Legge, e da secoli è meta di pellegrini. Oggi la maggior parte dei visitatori sale di notte per vedere l'alba dalla cima, poi scende a visitare il monastero di Santa Caterina, costruito ai piedi della montagna. Il paesaggio è tra i più spettacolari del paese: picchi rossastri, valli secche e un silenzio che sorprende chi arriva dal Mar Rosso.
Il monastero, voluto dall'imperatore bizantino Giustiniano nel VI secolo, è considerato uno dei più antichi monasteri cristiani ancora abitati, ed è gestito da una comunità di monaci greco-ortodossi. Insieme alla montagna fa parte dell'area di Santa Caterina, iscritta dall'UNESCO nel Patrimonio dell'umanità. Chi parte adesso deve sapere che la zona sta cambiando molto: il governo egiziano sta realizzando un grande progetto turistico intorno al villaggio, con nuovi edifici e strade, e alcune regole di accesso possono variare da un mese all'altro.
Ideale per: chi cerca un'esperienza diversa dal mare, chi ama camminare e chi è interessato ai luoghi della Bibbia e alla storia del cristianesimo. Da vedere: l'alba dalla cima del Monte Sinai, il monastero di Santa Caterina con la basilica e il roveto ardente, il pianoro del bacino di Elia, le valli intorno al villaggio. Periodo più piacevole: primavera e autunno, quando le notti in cima sono fredde ma sopportabili; d'inverno può nevicare.
La cima del Monte Sinai supera i 2.200 metri e si raggiunge a piedi partendo dal monastero. La salita classica si fa di notte, per arrivare in vetta prima dell'alba: le escursioni da Sharm el-Sheikh e da Dahab partono la sera e arrivano a Santa Caterina intorno a mezzanotte. Si cammina al buio con una torcia, insieme a molte altre persone, e in cima si aspetta il sorgere del sole sulle montagne circostanti. Chi preferisce meno folla può salire nel pomeriggio e godersi il tramonto, tenendo conto che la discesa si farà poi al buio. Le autorità locali richiedono che gli escursionisti siano accompagnati da una guida beduina della tribù Jabaliya: nelle escursioni organizzate è già compresa, chi arriva da solo la trova all'ingresso del sentiero.
Le vie principali sono due. Il sentiero dei cammelli parte dietro il monastero ed è largo e a tornanti, con pendenza regolare: è quello che usano quasi tutti i gruppi, e per un buon tratto si può anche fare in groppa a un cammello. I Gradini della Penitenza sono invece una scalinata ripida e irregolare in pietra, che secondo la tradizione un monaco tagliò nella roccia per espiare le sue colpe; il numero dei gradini citato di solito è 3.750, anche se i conteggi variano. Le due vie si incontrano al bacino di Elia, un pianoro poco sotto la vetta, da cui gli ultimi gradini portano in cima. Lungo il sentiero ci sono chioschi con tè e bevande, e vicino alla vetta si noleggiano coperte. Alcuni escursionisti hanno riferito che la scalinata è stata talvolta chiusa ai turisti: chiedete alla guida quale percorso è aperto il giorno della salita.
In vetta ci sono una piccola cappella e una piccola moschea, di solito chiuse. Il bacino di Elia, dove si incontrano i due sentieri, è legato alla tradizione del profeta Elia, che qui avrebbe sentito la voce di Dio; c'è un grande cipresso secolare che spicca tra le rocce. È un buon posto per una sosta in discesa, quando con la luce si vedono le montagne attraversate al buio.
Il monastero sembra una piccola fortezza, chiuso da alte mura in pietra. Prende il nome da santa Caterina d'Alessandria, le cui reliquie secondo la tradizione furono ritrovate dai monaci su una montagna vicina. All'interno si visitano la basilica della Trasfigurazione, con un celebre mosaico bizantino nell'abside, il punto dove la tradizione colloca il roveto ardente da cui Dio parlò a Mosè, il cosiddetto pozzo di Mosè e una piccola moschea di epoca fatimide, segno della lunga convivenza con le popolazioni musulmane del Sinai. Il monastero custodisce anche una biblioteca di manoscritti antichi e una collezione di icone tra le più importanti al mondo, che però non sempre è visitabile. L'apertura al pubblico è limitata alla mattina e solo una parte del complesso è accessibile: gli orari ufficiali sono indicati sul sito del Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità, ma conviene verificarli prima di partire perché il monastero può chiudere anche senza preavviso.
Il villaggio di Santa Caterina, poco lontano dal monastero, è il centro abitato della zona e il punto di partenza per i trekking nelle montagne dell'area protetta. Con una guida beduina si possono percorrere valli come il Wadi al-Arbain, che sale lungo un'altra via verso la montagna, oppure salire sul Monte Santa Caterina, la vetta più alta dell'Egitto, un'escursione molto più impegnativa. Nel 2025 le autorità del Sud Sinai hanno riaperto al turismo, per safari e campeggio, alcune valli rimaste chiuse per circa dieci anni.
Da alcuni anni il governo egiziano porta avanti a Santa Caterina un grande progetto turistico chiamato "Grande Trasfigurazione", che comprende un nuovo centro visitatori, una piazza, un albergo di montagna e un ecolodge, nuove abitazioni per i beduini, l'allargamento delle strade e lo sviluppo dell'aeroporto di Santa Caterina; sulla stampa si è parlato anche di una funivia verso la vetta, ma il suo stato non è chiaro. Nel 2025 il governo dichiarava i lavori quasi completati, mentre a fine 2025 la stampa internazionale descriveva ancora cantieri aperti nella valle. Esperti di patrimonio e parte dei beduini lo criticano per l'impatto sul paesaggio e sull'area protetta. Nel 2025 una sentenza egiziana sulle proprietà del monastero ha creato tensioni con la Grecia; il governo egiziano ha assicurato che lo status religioso del monastero resta tutelato. Per chi viaggia, l'effetto pratico è che accessi, punti di partenza e controlli possono cambiare: informatevi prima di partire e chiedete conferma alla guida.
Il modo più comune per arrivare è un'escursione organizzata da Sharm el-Sheikh o da Dahab, che prevede il viaggio notturno in minibus, la guida per la salita e spesso la visita al monastero; da Dahab il tragitto è più breve. Ci sono collegamenti stradali anche dal Cairo, ma il viaggio è lungo e attraversa diversi controlli. Lungo la strada ci sono posti di blocco militari e un controllo dei bagagli alla base: tenete sempre con voi il passaporto. Molti sconsigliano di arrivare da soli e suggeriscono un'escursione di gruppo o con autista.
Sul posto ci si muove a piedi, con la guida beduina obbligatoria per la salita e per i trekking. Tra il villaggio e il monastero le distanze sono brevi, ma i mezzi pubblici sono di fatto assenti: se dormite a Santa Caterina, organizzate i trasferimenti con la struttura o con un autista. I cammelli si noleggiano alla partenza del sentiero e portano fino a poco sotto la vetta; molti preferiscono usarli solo in salita, perché in discesa sono scomodi.
I periodi migliori sono la primavera e l'autunno: le giornate sono miti e in cima, all'alba, fa freddo ma senza eccessi. In inverno le notti sulla vetta sono gelide, con vento forte e talvolta neve, e serve un abbigliamento da montagna. In estate il caldo di giorno è forte, ma anche allora in cima di notte serve qualcosa di pesante. Il monastero è chiuso la domenica e nelle principali feste ortodosse: se volete visitarlo, scegliete un altro giorno. Per idee sul periodo, vedete anche dove andare a novembre e dove andare a marzo.