Aggiornato a ottobre 2026
Il giardino botanico di Pamplemousses, il cui nome ufficiale è Sir Seewoosagur Ramgoolam Botanic Garden, è la visita culturale più classica del nord di Mauritius. Si trova nel villaggio omonimo, una decina di chilometri a nord-est di Port Louis, e si presenta come il giardino botanico più antico dell'emisfero australe: viali di palme, vasche di ninfee e di loti, alberi piantati da capi di Stato in visita e qualche angolo con gli animali.
Non è un parco da guardare di corsa. Il giardino racconta la storia dell'isola: le piante utili portate dai francesi nel Settecento, le spezie sottratte al monopolio olandese, il periodo britannico e poi l'indipendenza, con i memoriali dei primi leader del Paese. Si visita bene in mezza giornata, magari abbinandolo a un museo vicino o a un pomeriggio di mare a Grand Baie.
Ideale per: chi ama piante, storia e fotografia, famiglie con bambini, una pausa dal mare. Da vedere: la vasca delle Victoria amazonica, i viali di palme, le tartarughe giganti, il Château de Mon Plaisir, l'obelisco Liénard, il samadhi di Ramgoolam. Periodo più piacevole: le ninfee danno il meglio nei mesi caldi, il clima è più gradevole da maggio a novembre; in ogni stagione conviene andarci al mattino.
Tutto comincia con Mahé de La Bourdonnais, governatore francese dell'Isle de France (l'odierna Mauritius) dal 1735. Secondo la storia ufficiale del giardino, nel 1736 acquistò la tenuta di Mon Plaisir e vi creò un orto per la sua casa, per Port Louis e per le navi di passaggio, usandolo anche come vivaio per acclimatare piante utili, come la manioca portata dal Brasile.
Il vero creatore del giardino attuale è considerato Pierre Poivre, intendente dell'isola dal 1767, che nel 1770 acquistò la tenuta e vi allestì un vivaio di noce moscata e chiodi di garofano, le spezie che fino ad allora erano monopolio olandese, raccogliendo piante da molte parti del mondo. Dopo di lui il giardino fu diretto per decenni da Nicolas Céré, sepolto a Pamplemousses. Con il passaggio dell'isola agli inglesi nel 1810 seguì un periodo incerto, finché a metà Ottocento il direttore James Duncan lo rilanciò, introducendo tra l'altro molte delle palme che si vedono oggi. Già noto come Royal Botanic Garden, nel 1988 è stato intitolato a Sir Seewoosagur Ramgoolam, primo capo del governo di Mauritius indipendente; dal 1999 è gestito da un apposito Trust pubblico.
È l'immagine simbolo del giardino: una lunga vasca rettangolare coperta dalle enormi foglie galleggianti della Victoria amazonica, la ninfea gigante dell'Amazzonia, con i bordi rialzati che le fanno sembrare grandi vassoi. I fiori hanno un ciclo curioso: si aprono nel tardo pomeriggio per due giorni di fila, il primo giorno sono bianco crema e profumati, il secondo diventano rosa. Poco lontano ci sono anche le vasche dei fiori di loto, bianchi, gialli e rosa, pianta sacra per gli induisti.
Il giardino è in pratica un grande palmeto, con almeno ottanta specie, alcune endemiche delle Mascarene. Due sono da cercare:
In un recinto dedicato agli animali vivono tartarughe giganti di Aldabra (Aldabrachelys gigantea) e alcuni cervi di Timor, la specie introdotta a Mauritius dagli olandesi nel Seicento. Nel giardino si vedono anche uccelli acquatici, come la gallinella d'acqua, e la volpe volante di Mauritius (Pteropus niger), l'unico mammifero endemico dell'isola ancora vivente.
La residenza coloniale del giardino non è quella di La Bourdonnais né quella di Poivre: l'edificio attuale risale al 1823, in epoca britannica, ed è tutelato come patrimonio nazionale. Al suo interno ospita una mostra fotografica dedicata a Sir Anerood Jugnauth; per il piano terra sono in progetto un museo e uno spazio espositivo botanico. Non è sempre detto che l'interno sia aperto: chiedi all'ingresso.
Sir Seewoosagur Ramgoolam, morto nel 1985, è stato il primo a essere cremato all'interno del giardino. Sul luogo sorge il suo samadhi, il memoriale tradizionale induista: una fontana sormontata da un fiore di loto in basalto, con la dedica «In beloved memory of the Father of the Nation». Accanto c'è il memoriale di Sir Anerood Jugnauth, più volte primo ministro e presidente, morto nel 2021. Sono luoghi di commemorazione: si visitano con rispetto.
Da non perdere anche l'obelisco Liénard, colonna di marmo bianco del 1861 con i nomi di chi ha portato sull'isola piante o animali utili (il primo è La Bourdonnais) e la frase «Le don d'une plante utile me parait plus précieux que la découverte d'une mine d'or». Tra le altre curiosità: il cancello monumentale in ferro battuto, il piccolo ponte in pietra di epoca francese chiamato Pont des Soupirs, un baobab piantato nel Settecento e il laghetto chiamato Grand Bassin, con isolotti riservati agli uccelli (da non confondere con il lago sacro di Grand Bassin, nel sud dell'isola).
L'ingresso è a pagamento per i visitatori; tariffe e orari sono pubblicati sul sito ufficiale del giardino, da controllare prima di andare perché possono cambiare. Ci si può muovere da soli con la mappa oppure con una delle guide autorizzate che lavorano nel giardino: le tariffe sono fissate e pubblicate dal giardino e la guida si paga direttamente alla fine del giro. Rivolgiti solo a guide autorizzate e chiarisci il prezzo prima di partire. Per chi cammina poco ci sono golf cart con autista a noleggio, e le sedie a rotelle sono messe a disposizione gratuitamente su richiesta.
Il giardino è nell'entroterra del nord, a poca distanza dalla strada principale che collega Port Louis a Grand Baie. Dall'aeroporto Sir Seewoosagur Ramgoolam, a Plaisance nel sud-est, bisogna attraversare quasi tutta l'isola. Molte escursioni organizzate del nord lo includono, spesso insieme a Port Louis e all'Aventure du Sucre. Il parcheggio del giardino è gratuito: non lasciare l'auto davanti al cancello principale.
Il modo più comodo è l'auto a noleggio (si guida a sinistra) o un taxi con tariffa concordata prima della partenza. Gli autobus pubblici da Port Louis sono più economici ma più lenti; la Metro Express (Port Louis-Curepipe) non arriva fin qui.
Il giardino si visita tutto l'anno. Le ninfee giganti danno il meglio nei mesi caldi, all'incirca da dicembre a marzo, che però coincidono con la stagione delle piogge e il periodo di maggior rischio di cicloni. La stagione più asciutta va da maggio a novembre, e settembre-novembre e aprile-maggio sono i mesi più equilibrati. In ogni stagione è meglio entrare al mattino, quando fa meno caldo; chi vuole vedere i fiori di Victoria appena aperti deve invece puntare al tardo pomeriggio.
A Pamplemousses non si dorme: conviene usarlo come tappa di una giornata nel nord partendo da una base sulla costa.