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Viaggi e Racconti

The dream of a life: coast to coast negli USA in camper

Racconto di Maurizio Calvo · pubblicato nel 2009 · Aggiornato a ottobre 2026

Una fila di grandi camper americani su una strada dritta nella Monument Valley, tra i torrioni di roccia rossa

C'eravamo detti: "Quest'altr'anno dovremo fare un viaggio super... di quelli che a raccontarli lasci gli amici con la bocca aperta". E così ecco che Rossella innesca la turbina e va...

Come nasce il viaggio

Cerco subito il club di camperisti più noto in Italia: bei viaggi, belle proposte, ma tra le tante ce n'è una che... Dio mio, incredibilmente bella! Un coast to coast negli Stati Uniti in camper noleggiato sul posto, e via: il mondo è ai tuoi piedi, sulla strada che si snoda tra New York e San Francisco.

Certo, ci volevano un mucchio di soldi, ma a che servono i soldi sotto la mattonella? Meglio vivere la vita. Nonostante le perplessità di Piero, che cerca sempre, con scarso successo, di arginarmi, contatto Pierluigi, l'ideatore e coordinatore del viaggio. È l'ottobre del 2008, forse è un po' presto per pensare a una nuova vacanza, visto che siamo appena tornati da una crociera nell'Atlantico tra Marocco, Spagna, Portogallo, Canarie e Madeira...

In effetti sarebbe un po' presto, se io non fossi Rossella... ma sono Rossella e non posso fare altro che organizzarmi subito per ripartire: Messina mi va stretta, ho bisogno d'aria... e quale aria migliore di quella americana? "Amore, telefonerò a Pierluigi solo per curiosità, non ti preoccupare, non sto prenotando nulla!" Ma la voglia di tuffarmi in questa nuova avventura è grande e irrefrenabile, e così, tra un'informazione e l'altra, invio il primo acconto per bloccare il nostro posto nella carovana bianca che solcherà gli USA.

La partenza e New York

Arriva così il 7 maggio 2009: ogni cosa è pronta, il nostro posto è lì tra le altre 15 coppie di camperisti che scalpitano come noi. Si parte in serata in aereo da Catania per Roma, perché la mattina dopo l'appuntamento con gli altri avventurieri è alle 5 all'aeroporto di Fiumicino. Si vola su Francoforte, dove finalmente conosciamo tutti i partecipanti, compreso Pierluigi, che fino ad allora avevamo sentito solo per telefono o e-mail.

Sono tutti simpaticissimi, anche se nel gruppo c'è sempre chi si distingue per verve e simpatia: ricordo l'effervescente Lucio con la dolcissima Gabriella, il simpaticissimo Attilio con la cara Chantal, Mario e Maria, in costante affanno per paura di allontanarsi da Pierluigi, e Renato, che volente o nolente doveva dare sempre un aiuto meccanico a tutti... che bella comitiva!

Il volo da Francoforte per New York-Newark è lungo e ci sono sei ore di fuso orario da assorbire, ma l'entusiasmo è tale che si finisce per mettere in secondo piano questi... dettagli. All'arrivo, New York ci investe con tutta la sua impressionante bellezza. I grattacieli sono lì in tutta la loro imponenza, il traffico corre sulle highway e sembra di essere calati per intero in uno di quei film americani che siamo abituati a vedere ogni giorno in tv. È proprio vero: gli americani si rappresentano esattamente come sono.

Ma la sosta è breve: una notte in albergo vicino a Broadway (dove non puoi fumare neanche all'esterno entro 25 metri dall'edificio, lo dice un minaccioso cartello), e la mattina dopo si corre a ritirare i camper, o meglio gli RV, i recreational vehicles, come li chiamano loro. Al noleggio, la vista di questi mezzi, che non sono certo i nostri camper di stazza europea, si somma a tutte le altre meraviglie di questo nuovo mondo, che ci stordiscono e ci inebriano a una velocità da vero sballo.

Dopo una frenetica attività amministrativa e la sistemazione dei bagagli, ci impossessiamo letteralmente di questi mezzi giganteschi. Sono eccezionali e contribuiscono a convincerci che stiamo sognando. Partiamo, e la prima tappa è inevitabilmente il supermercato per fare scorta. Altra meraviglia: il supermercato! È talmente grande che entrando non riesci a vedere il lato opposto; cammini e cammini tra merci di ogni tipo con carrelli di dimensioni titaniche, e si rischia di passarci la giornata senza accorgersene. È l'America: persino il latte non si compra a litri, ma a galloni, e un gallone è quasi 4 litri! Superato il rito della spesa (e non vi dico quante schifezze si mangiano negli USA), ci mettiamo in marcia per il nostro coast to coast.

Pennsylvania, gli Amish e le cascate del Niagara

Prima tappa la Pennsylvania, uno Stato magnifico: aiuole, alberi, fiori multicolori e prati verdi. Sembra un giardino, ed è un vero piacere attraversarla, incontrando gli Amish, un pacifico popolo di fede cristiana protestante che vive secondo canoni ottocenteschi, facendo l'artigiano e il contadino in campagne tenute gelosamente al riparo dalla vita moderna. Per non intaccare la "purezza del creato", come dicono loro, rifiutano l'energia elettrica, viaggiano su curiose carrozze trainate da robusti cavalli e vestono fuori dal tempo, con abiti scuri, cuffiette bianche per le donne e cappelli scuri a falde larghe per gli uomini. Acquistiamo i loro prodotti e i loro simpatici oggetti artigianali e proseguiamo per Buffalo, alla volta delle cascate del Niagara.

Le cascate si trovano sia sul versante statunitense sia su quello canadese e, dato che quest'ultimo è più spettacolare, andiamo in Canada e, visto che ci siamo, facciamo un bel giro panoramico dell'Ontario. Belle, belle, belle le Niagara Falls: imponenti, lasciano senza fiato. Ma non ci accontentiamo di guardarle da una balaustra: preso il biglietto e indossato un curioso impermeabile di plastica, ci imbarchiamo su un battellino che ci porta proprio sotto le cascate, per una doccia non proprio raccomandabile ma, credetemi, l'emozione è tanta! Trascorriamo la notte in campeggio e si riprende il cammino verso ovest.

Le terre dei Sioux, il Monte Rushmore e la Devils Tower

Ci aspettano le terre dei Sioux, sì, proprio loro, i nativi dei fumetti di quando eravamo piccini. Raggiungiamo le cascate di Sioux Falls, di minor portata del Niagara ma splendide, incastonate in un territorio bellissimo che va dai prati verdi agli alberi e ai fiumi, fino alle Badlands, le "terre cattive", sacre ai nativi, che credevano vi si rifugiassero gli spiriti. Lì la terra comincia a cambiare: si va verso monti brulli ma belli, nei loro colori bianchi, rossi ed ecrù, nelle loro sfumature che ti fanno credere di sognare. Cominciamo a salire verso le Montagne Rocciose, attraverso South Dakota, Wyoming e Montana. Che meraviglia!

Ci fermiamo al famoso Monte Rushmore, dove sono scolpiti i volti di quattro presidenti degli Stati Uniti: Washington, Jefferson, Theodore Roosevelt e Lincoln. Proprio come in tv: che emozione vederli dal vivo!

Dopo la lunga e piacevole sosta proseguiamo e ci fermiamo a riposare e a fare gasolio in una vecchia città del West dell'Ottocento, popolata a suo tempo da avventurieri e cercatori d'oro, che ci raccontano essere stata il set naturale di Balla coi lupi di Kevin Costner. È rimasta praticamente intatta, e stando lì ci si chiede se si è su un set cinematografico o calati in una pagina di storia americana.

Continuiamo verso ovest e raggiungiamo la Devils Tower, un magnifico monolite noto anche perché Steven Spielberg vi ha girato Incontri ravvicinati del terzo tipo. È un luogo simbolo del West, che unisce le tradizioni dei vecchi cowboy e dei nativi americani: ha una presenza magnetica e i nativi la considerano sacra, tanto che in alcuni periodi dell'anno si chiede ai visitatori di non scalarla, per rispetto delle loro cerimonie. Campeggio, riposo, cene conviviali e il giorno dopo, di buon mattino, la bianca carovana riparte.

Arriviamo in un luogo storico dove, chiudendo gli occhi, si sente ancora aleggiare lo spirito della battaglia: gli uomini del generale Custer giacciono, insieme ai guerrieri di Toro Seduto, Lakota Sioux, Cheyenne e Arapaho, là dove morirono, sulla collina di Little Bighorn, il 25 giugno 1876. Vinsero i nativi, forse per la schiacciante superiorità numerica, a compenso delle mille altre volte in cui soccombettero; ma certo è che noi, gente del 2009, li andiamo a vedere tutti sotto lo stesso manto erboso, livellati dalla morte.

Yellowstone

È il preludio a una sosta di estrema magnificenza: il Parco di Yellowstone, che si estende soprattutto nel Wyoming e in parte in Montana e Idaho, su altipiani e montagne fino a quasi 3.500 metri, ed è semplicemente magnifico. Alberi, cascate, rocce, prati, laghi, montagne e colline abitati da ogni sorta di animale: lupi, alci, cervi, scoiattoli, marmotte, puzzole, volpi, aquile, bisonti. La bellezza è indescrivibile e raggiunge l'apoteosi con i geyser. Il più famoso è l'Old Faithful, il "Vecchio Fedele", per la regolarità con cui erutta: spara getti d'acqua bollente alti decine di metri a intervalli di un'ora e mezza circa, con un'affidabilità davvero incredibile. L'itinerario nel parco è lungo e lo godiamo quasi tutto d'un fiato. La fine di ogni giornata è dedicata all'assoluto riposo: i ritmi sono velocissimi e le cose magnifiche da vedere si susseguono a ritmo impressionante.

Utah e Arizona: Monument Valley e Grand Canyon

Il giorno dopo c'è lo Utah, con i suoi panorami mozzafiato. Mi ha colpito tantissimo il Goosenecks State Park, il "parco dei colli d'oca": deve il nome ai meandri scavati dal fiume San Juan, così tortuosi da ricordare proprio un collo d'oca. Non ci sono parole per descriverlo, va solo visto. E ancora Moab, la Monument Valley, la riserva Navajo: lo Utah è uno spettacolo continuo a cielo aperto.

La Monument Valley è un'icona degli Stati Uniti: si trova al confine tra Utah e Arizona, una pianura desertica coperta di guglie e torri naturali del colore rosso della sabbia. Qui il regista John Ford ha girato, con John Wayne, i suoi film epocali, e stando qui ci si sente davvero su un set. La zona è nella riserva Navajo, la Navajo Nation, come orgogliosamente dicono i nativi, che gestiscono visite, tour e strutture della valle. Abbiamo avuto un incontro ravvicinato con la loro cultura affascinante e ancestrale: anche i miei lunghi capelli sono stati pettinati da un'anziana donna Navajo di 94 anni, secondo la tradizione delle donne del suo popolo.

Stanotte il riposo sarà un po' più lungo: la gita in 4x4 nel deserto è stata faticosa anche se affascinante, e domani... Grand Canyon! Questa immensa gola del fiume Colorado mette in mostra quasi due miliardi di anni di storia della Terra: le sue pareti rivelano erosioni, sedimenti e gli strati delle varie ere geologiche. Che dire? Per chi subisce il fascino di tanta bellezza, e io sono una di quelli, c'è solo da restare a bocca aperta!

Las Vegas e la Death Valley

Dopo esperienze di così grande impatto ci vuole una pausa di leggerezza, e puntiamo sul Nevada: ci aspettano Las Vegas e i suoi divertimenti! Dio, che cosa meravigliosa Las Vegas: un immenso luna park incastonato nel nulla del deserto. Intorno non c'è proprio niente, ma Las Vegas è Las Vegas: luci, colori, suoni, casinò, gioco d'azzardo e divertimenti, un'economia che ruota tutta su questo. Si snoda lungo una lunga strada, la Strip, ai cui lati si susseguono i più noti hotel-casinò, dal Mirage al Luxor, dal Paris all'Excalibur, dal Bellagio al Venetian: magnifici e di grande impatto su chi arriva dal nulla del deserto. Nulla può descrivere le sensazioni che si provano in questo mondo surreale: bisogna proprio andarci!

Lasciata Las Vegas con grande rammarico, proseguiamo verso la California. La tappa seguente è un'altra da ricordare, ma per altri motivi: la Death Valley, la Valle della Morte! Dio mio che caldo pazzesco: al nostro arrivo troviamo 48°, da morire! È un parco nazionale tra Nevada e California, famoso per avere il punto più basso del Nord America: con i camper arriviamo dove si è a 85 metri sotto il livello del mare. È un luogo dove prevale il nulla: i sali e il borace diffusi ovunque danno un colore bianco candido alla spianata, che millenni fa era un lago oggi evaporato. Siamo nel territorio degli Shoshone. Nella zona di Furnace Creek c'è anche un albergo, ma il caldo è oltre ogni umana sopportazione: la sosta dura solo un paio d'ore e letteralmente fuggiamo via, stremati da quella torrefazione.

Le sequoie giganti e la tempesta di neve

Andiamo a rinfrescarci risalendo le montagne: stavolta la colonna bianca dei nostri camper va verso uno dei più bei parchi degli States, il Sequoia National Park, in California. Saliamo sulla Sierra Nevada fino a circa 2.000 metri e anche stavolta veniamo colti dalla meraviglia: davanti a noi si erge la foresta dei giganti! Migliaia di sequoie giganti millenarie che ci fanno sentire lillipuziani. E ci sentiamo ancora più piccoli davanti al Generale Sherman, l'albero più grande del mondo per volume: è alto quasi 84 metri e si stima abbia più di duemila anni. Insomma, questo albero c'era già quando Cristo doveva ancora arrivare sulla Terra!

Passiamo un bellissimo pomeriggio immersi nella foresta dei giganti, senza neanche lontanamente presagire quello che sarebbe accaduto il giorno dopo. La sera andiamo a dormire felici, ma la mattina mi alzo presto per la colazione, do un'occhiata fuori dal finestrino e resto pietrificata: la neve ci aveva avvolti e sommersi e continuava a scendere impietosa, una vera e propria tempesta. Qui abbiamo messo alla prova l'efficienza del sistema americano. Senza catene non si potevano muovere quei colossi che noi chiamiamo camper ma che in America sono lunghi 10 metri. Così abbiamo chiamato aiuto: in men che non si dica sono arrivati i ranger con due spazzaneve piccoli e uno gigantesco, ci hanno spianato la strada, spalato davanti ai camper e accompagnati facendo da battistrada fino a valle, dove finiva la neve. Che servizio! È proprio vero: sono arrivati gli americani!

San Francisco

Dopo questa ennesima avventura ci vuole un'altra meraviglia, e cosa può essere se non San Francisco? La città è unica nel suo genere: ci si arriva attraverso svincoli autostradali a sei corsie sospesi sull'acqua della celebre baia. Già da lontano la vista della baia, con al centro l'isola di Alcatraz e il suo vecchio penitenziario, comincia a generare le prime emozioni. È una città notoriamente avvolta dalla nebbia del Pacifico, ma noi, con gran fortuna, l'abbiamo trovata limpida, sotto un sole splendente: che volere di più!

È una città vivace, multiculturale, con una delle più grandi Chinatown d'America, aperta a tutte le sfaccettature umane: è una delle capitali storiche del movimento per i diritti delle persone gay. Anche la sua conformazione è molto particolare: si adagia su ripide colline percorse dai famosi cable car, i tram a fune su cui si sale al volo. Le costruzioni affiancano lo stile moderno a quello vittoriano e, credetemi, è un vero spettacolo. Per non parlare del Golden Gate, il ponte rosso ormai emblema della città: emozionante vederlo e ancora di più percorrerlo. Che meraviglia l'America!

E poi il Pier 39: nato come semplice molo del porto, si è sviluppato in senso turistico, con negozi di souvenir, ristoranti e attrazioni, una meravigliosa giostra con i cavalli stile primi Novecento e, chicca finale, un'intera colonia di leoni marini che fanno un gran baccano ma sono bellissimi e attirano tantissimi turisti.

San Francisco è stata l'ultima tappa del coast to coast in camper. Abbiamo restituito la nostra casa viaggiante e la fine di questo stupendo viaggio si avvicina, ma non prima di un'ultima visita a New York.

Di nuovo a New York

L'8 giugno si vola da San Francisco a New York, dove resteremo fino al 12 giugno, stavolta non da camperisti ma da comuni turisti, con una guida che parla italiano. Va bene lo stesso: New York merita le nostre attenzioni. Atterriamo al JFK e andiamo in albergo a smaltire la stanchezza, anche del fuso orario (rispetto a San Francisco, a New York sono tre ore avanti).

Stavolta non è un mordi e fuggi e la Grande Mela ce la godiamo tutta. Abbiamo una guida russa che parla ben otto lingue, tra cui l'italiano, e con lei ci inoltriamo nel cuore di Manhattan: Central Park, il Metropolitan, il Rockefeller Center, e poi Harlem, Chinatown, Little Italy. È tutto così meraviglioso. Vediamo il tribunale, davanti al quale allora c'era spesso una troupe che girava una famosa serie tv poliziesca, poi Wall Street, con il toro che rappresenta i guadagni in borsa, e Ground Zero, dove l'11 settembre 2001 i terroristi, abbattendo le Torri Gemelle, spazzarono via le vite di quasi 3.000 persone che erano semplicemente andate al lavoro. Vediamo il Palazzo di Vetro dell'ONU e poi la splendida Times Square, dove passiamo buona parte della notte tra luci e suoni.

In battello andiamo nella baia, alla foce dell'Hudson, sull'isola della Statua della Libertà e a Ellis Island, dove all'inizio del secolo scorso arrivavano e venivano smistati gli emigranti, tra cui tanti italiani. Andiamo a fare le foto al ponte di Brooklyn e poi alla cattedrale e alla famosissima Columbia University. New York è una città magica, bella di giorno e bella di notte: è un sogno americano.

Ma anche il sogno americano, come ogni bel sogno, è destinato a finire. Il 12 giugno 2009 prendiamo un aereo che ci riporta nella vecchia cara Europa. Si torna a casa, al lavoro, si riabbracciano le famiglie, con il cuore pieno di ricordi meravigliosi e gli occhi pieni di immagini scintillanti che resteranno dentro di noi per sempre!

Prima di partire

Questo racconto è del 2009. Per entrare negli Stati Uniti serve oggi il passaporto elettronico e l'autorizzazione ESTA da richiedere online prima della partenza; per il Canada (Niagara lato canadese) serve l'eTA. Noleggio dei camper, campeggi nei parchi nazionali (spesso da prenotare con mesi di anticipo), ingressi e regole dei parchi vanno verificati sui siti ufficiali. A Ground Zero oggi ci sono il memoriale e il museo dell'11 settembre. Per organizzare il viaggio parti dalla nostra guida degli Stati Uniti e da quella della Route 66.

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