Di Luciana Cattaneo · scritto nel 2011 · Aggiornato a ottobre 2026
Sul confine tra Calabria e Basilicata si estende il gruppo montuoso del Pollino, con vette che superano i 2.000 metri da cui, nelle giornate limpide, si vedono il mar Ionio e il Tirreno. Il territorio, che comprende parti delle province di Cosenza, Matera e Potenza, si caratterizza per la varietà di ambienti naturali secondo l'altitudine e l'esposizione.
Numerose sono le formazioni calcaree dalle forme bizzarre, come i monoliti di Pietra Campanara nella valle dell'Argentino, la Pietra Portusata e la Tavola dei Briganti ai piedi della Montea, il Torrione dell'Uomo Lungo a Orsomarso. L'origine carsica delle rocce ha favorito la formazione di grotte: la più famosa è quella del Romito, a Papasidero, dove si trova la figura di un toro incisa nella roccia nel Paleolitico.
Tipici sono anche gli abissi e i canyon scavati dall'acqua, come l'abisso del Bifurto, presso Cerchiara, profondo oltre 600 metri e tra i più profondi d'Italia. Non meno suggestive, raggiungibili da Civita e da San Lorenzo Bellizzi, sono le gole del Raganello, nella parte centrale del massiccio, che si sviluppano per diversi chilometri tra profonde pareti a strapiombo entro cui scorre il torrente.
Intorno ai 2.000 metri prevale una vegetazione di cespugli, muschi e prati d'alta quota, che tra aprile e giugno si coprono di innumerevoli varietà di fiori: primule, anemoni, orchidee selvatiche e viole. Più in basso si estendono i boschi di faggio, abete bianco, pino nero e tasso, seguiti, a quote ancora inferiori, dalla macchia mediterranea. La pianta più caratteristica del Pollino è il pino loricato, molto robusto e adattabile, che può vivere centinaia di anni.
Le ricche foreste e le pareti calcaree assicurano una buona portata d'acqua ai fiumi che vi scorrono. Tra Laino e Papasidero il fiume Lao è percorribile in canoa, dai più esperti, lungo il suggestivo tratto delle gole. Più a valle, fino alla foce, la corrente diventa meno impetuosa e permette di praticare rafting su grandi gommoni, con l'attrezzatura a noleggio e accompagnati da una guida.
Numerosi sono i sentieri per l'escursionismo e il trekking, e d'inverno si pratica anche lo sci di fondo. Sull'area del Pollino si estende l'omonimo parco nazionale, tra i più grandi d'Italia, popolato da lupi, caprioli, lontre, gufi reali, picchi neri, aquile reali e capovaccai. Il parco ha come simbolo proprio il pino loricato, specie rara che altrove sopravvive solo nei Balcani.
Curiosa l'origine del nome Pollino, che secondo una delle ipotesi deriverebbe da Apollo, il dio della salute, per la varietà di erbe officinali che abbondano nel territorio. Erbe che contribuiscono anche al sapore di formaggi e latticini, come il paddaccio, a base di latte di pecora e capra, il pecorino e la ricotta infornata. Tra i prodotti tipici si trovano anche i taralli, il dolce piccidat, il pane di Cerchiara e il moscato di Saracena. Tra ortaggi e legumi sono rinomati i fagioli bianchi e le melanzane rosse di Rotonda, entrambi DOP, e i peperoni di Senise IGP. Per altri sapori della regione, leggi la guida alla cucina calabrese.
Nell'agosto 2018 una piena improvvisa del torrente Raganello causò la morte di dieci escursionisti nelle gole: da allora l'accesso è regolamentato e soggetto a chiusure. Prima di avventurarti nelle gole o nei canyon informati presso l'Ente Parco nazionale del Pollino, affidati a guide autorizzate e non entrare mai in caso di allerta meteo. Lo stesso vale per canoa e rafting sul Lao, da fare solo con operatori qualificati.