Di Ferny Forner · scritto nel 2011 · Aggiornato a ottobre 2026
Una settimana a Parigi nel maggio 2011, organizzata tutta via web leggendo molti racconti di viaggio e giudizi sui vari siti. Non è la prima volta che visito la città: questa volta il viaggio è dedicato soprattutto ad approfondire la nostra conoscenza dell'architettura gotica, e per questo ci siamo muniti di un buon binocolo che ci consentirà di vedere le storie contenute nelle vetrate e le sculture.
Partiamo da Torino sabato 7 maggio 2011 con il TGV delle 8 (allora pagammo 120 euro andata e ritorno in due, prenotando per tempo) e arriviamo alla Gare de Lyon intorno alle 14. Muniti di foto, acquistiamo la carta Navigo Découverte, che ci consente di viaggiare su tutti i trasporti della città da lunedì a domenica. Raggiungiamo l'hotel, a circa 400 metri: camera lato cortile, silenziosa e piuttosto spaziosa, bagno completo, wifi gratuito; nel 2011 costava 80 euro a notte, senza colazione.
Iniziamo il giro visitando la zona vicina all'hotel: Place de la Bastille, su un lato il grande e moderno teatro dell'Opéra; della rivoluzione non rimane nulla. Poi Place des Vosges (XVII secolo), una delle piazze più belle ed eleganti che abbia mai visto: quadrata, simmetrica, con 36 magnifici edifici in pietra tutti uguali (9 per lato), pieni di storia, con splendidi frontoni. Un sole splendido ne mette in evidenza il colore rossiccio dei palazzi e i tetti di ardesia; al centro della piazza un ampio giardino con fontana monumentale, affollato di ragazzi sdraiati sull'erba, sotto i portici bar, ristoranti affollati e negozi. Da sempre è stata residenza di personaggi illustri di ogni epoca, come il cardinale Richelieu e Victor Hugo, per citarne solo alcuni.
Ci inoltriamo nella rue Saint-Antoine, la via reale dove arrivavano le personalità della corte. Vicino alla Senna vediamo l'Hôtel de Sens (XV secolo), un palazzo che, nonostante le ristrutturazioni, conserva elementi di architettura medievale, anche se sembra un castello delle fate.
Ci riposiamo sulle rive della Senna, affollate di persone di tutte le età; sul fiume una fila quasi continua di bateaux-mouches strapieni. Continuiamo con la piccola Île Saint-Louis, ormai elegante quartiere residenziale con palazzi signorili, e ci fermiamo a cena in un locale semplice: zuppa di cipolle gratinata, insalata mista, gelato e sorbetto. Cucina soddisfacente, prezzi medi.
Domenica andiamo alla Défense, il quartiere avveniristico e tecnologico di Parigi, con una grande concentrazione di grattacieli: non a caso la zona viene definita "la foresta dei grattacieli". Dalla grande piazza (l'Esplanade) saliamo sull'ampia scalinata della Grande Arche, un enorme cubo di marmo bianco, vetro e acciaio che misura più di 100 metri di lato, vuoto all'interno: un moderno arco di trionfo con una specie di tenda in acciaio volteggiante. Nonostante il tempo nuvoloso, in fondo alla prospettiva si vede l'Arco di Trionfo, quello celebre dell'Étoile.
Poi ci perdiamo per Saint-Germain-des-Prés, uno dei quartieri simbolo di Parigi: strade affollate, ristoranti, bar, negozi. Visitiamo l'abbazia (VI secolo), più volte distrutta e ricostruita; l'esterno conserva qualche traccia dell'aspetto originale e la sua torre campanaria domina il quartiere. La navata centrale è dei secoli XI-XII, ma è frutto anche della ristrutturazione del XIX secolo; belle le vetrate istoriate, alcune del XIII secolo.
La chiesa di Saint-Sulpice è una grande chiesa con una bella facciata neoclassica a due ordini di colonnati; nel tempo ha subito radicali trasformazioni che la fanno sembrare quasi barocca. Nella prima cappella a destra ci sono gli affreschi di Delacroix; bello anche il pulpito sopraelevato (XVIII secolo) e c'è un enorme organo. Molti sono attratti dallo "gnomone", una linea meridiana costruita nel XVIII secolo con l'Osservatorio astronomico di Parigi, peraltro parzialmente coperta dalle sedie: penso che l'attuale interesse sia dovuto anche al Codice da Vinci.
Pranzo in una pizzeria, niente di speciale. Poi il Quartiere Latino, dove visitiamo la chiesa gotica di Saint-Séverin (XIII secolo). Come le altre, ha subito negli anni notevoli modifiche; belli gli ornamenti delle volte e le vetrate istoriate di epoche diverse, dal gotico al moderno: le più antiche illustrano la vita dei santi e racconti biblici, quelle moderne (degli anni Settanta) i sacramenti (se non l'avessi letto sul foglio all'ingresso non l'avrei capito). Notevoli anche le colonne a forma di palma. Da non perdere per chi vuole vedere l'evoluzione delle vetrate istoriate nel tempo.
Cena in rue Montorgueil, strada pedonale accanto alla chiesa di Saint-Eustache, in un ristorante con i tavolini all'aperto dove torneremo più volte.
Lunedì andiamo a Chartres: partiamo dalla Gare Montparnasse e arriviamo in circa un'ora (nel 2011, 21 euro andata e ritorno a testa). La celebre cattedrale domina la città ed è uno dei più grandi capolavori dell'architettura gotica. Notiamo subito che la facciata ovest è coperta da un telone per lavori in corso; per fortuna sono visibili le sculture dei tre portali. Non sono tutte originali, ma credo che sia la cattedrale gotica meglio conservata.
Spesso il binocolo non basta per distinguere le sculture e le storie contenute nelle vetrate: le cattedrali sono state definite "libri di vetro e di pietra" che illustrano storie dell'Antico e del Nuovo Testamento.
La cattedrale appare piuttosto buia, ma non era questa l'impressione all'epoca della costruzione: la gente era abituata alla luce di lanterne o di candele, e di conseguenza il concetto di luogo illuminato era diverso. L'architettura delle cattedrali gotiche, peraltro, si fonda sull'idea che Dio sia luce, ed è questo il motivo delle grandi vetrate istoriate che lasciano passare la luce del sole. È evidente che alla Sainte-Chapelle o a Notre-Dame, illuminate anche dalla luce elettrica, a questo non ci si pensa; si deve anche considerare che le sculture delle cattedrali erano colorate, mentre ora sono grigie.
Nascosto tra le sedie vediamo alcuni tratti del celebre labirinto, un percorso di penitenza disegnato sul pavimento, che probabilmente si percorreva in ginocchio. Da notare che la cattedrale (e non solo questa) è stata spesso studiata per il simbolismo esoterico e per i significati alchemici che alcuni hanno attribuito a sculture e vetrate.
Approfittiamo per fare un giro completo dell'esterno, cosa che qui si può fare, e rimaniamo stupiti dal sistema di archi rampanti e contrafforti che sostengono la cattedrale.
La Sainte-Chapelle (XIII secolo), costruita come cappella del palazzo reale, è oggi praticamente incorporata nel Palazzo di Giustizia. È composta da due cappelle: quella inferiore era riservata al personale del palazzo, quella superiore alla famiglia reale, che vi custodiva le reliquie. All'interno dominano il rosso e il blu, frutto della ristrutturazione del XIX secolo; la volta è decorata di stelle. La cappella superiore è fantastica: intorno a noi magnifiche vetrate istoriate (circa 600 metri quadrati) con storie dell'Antico e del Nuovo Testamento, in buona parte originali. Penso che sia il luogo dove le vetrate si vedono meglio: da non perdere.
Poi andiamo al Musée du Quai Branly, nella zona della Tour Eiffel, sulle rive della Senna, in un edificio architettonicamente molto moderno. Contiene un'enorme collezione di oggetti delle civiltà di Africa, Asia, Oceania e Americhe, allestiti in modo eccezionale: sugli schermi scorrono immagini e suoni, si passeggia tra corridoi suggestivi e strutture a ponte, con ai lati vetrine di oggetti e pitture. All'esterno c'è anche un giardino.
Poi pranzo con Rita, che era andata alla Promenade Plantée, al self-service all'ultimo piano di un grande magazzino vicino all'Hôtel de Ville, in una grande sala panoramica a prezzi modici: ci verremo quasi tutti i giorni.
Rita mi racconta che la Promenade Plantée è una splendida area verde nata dalla trasformazione di una ferrovia dismessa: un percorso tra fiori, giardini e sculture che comincia non lontano dalla Gare de Lyon, lungo quasi cinque chilometri, frequentato da chi fa jogging e da scolaresche di bambini che disegnano sulle panchine. È difficile pensare che questo luogo sia in centro città. Un tratto della passeggiata poggia sul Viaduc des Arts, molto frequentato dai turisti per le botteghe artigiane.
Andiamo poi a vedere due esposizioni temporanee nel vicino Hôtel de Ville, una sulla Comune, con fotografie della rivolta, l'altra su Parigi al tempo degli impressionisti, con opere provenienti dal Museo d'Orsay (allora in ristrutturazione), molto interessanti e a ingresso libero.
Andiamo quindi al Jardin des Tuileries, un grande giardino in pieno centro, tra il Louvre e la Concorde: ci sono molte sedie e sdraio a disposizione, vasche dove i ragazzi fanno navigare le loro barchette e molte statue decorative. La sera cena in zona Beaubourg e visita del quartiere: bello il Centre Pompidou illuminato.
Raggiungiamo Montmartre, uno dei quartieri più frequentati dai turisti, che sperano di trovare l'atmosfera di un tempo: era considerato il quartiere degli artisti, soprattutto impressionisti. Ancora oggi è caratterizzato da strade strette, pavimentate con il pavé, piene di bancarelle che però vendono i soliti souvenir. Place du Tertre e rue des Abbesses sono molto affollate: l'antico fascino non c'è più.
Andiamo quindi alla basilica del Sacré-Cœur (XIX secolo), situata su una collina. Io salgo con la funicolare (la carta Navigo è valida), mentre Rita preferisce la scalinata, scelta di cui si pentirà. Ci godiamo il panorama della città; la chiesa è di pietra bianca, con quattro cupole, in stile romanico-bizantino, e c'è molta folla sia all'interno sia all'esterno.
Poi con la metro alla basilica di Saint-Denis (anche qui vale la carta Navigo). La facciata è imponente, forse meno decorata rispetto a quelle già viste, con una sola torre (l'altra fu smontata nell'Ottocento). In altezza la facciata sembra divisa in tre piani; i tre portali sono magnificamente decorati. All'interno la navata è altissima, con grandi finestre-pareti e vetrate istoriate con storie dell'Antico e del Nuovo Testamento, però poche sono originali; molto bello il rosone nord. La basilica fu scelta come luogo di sepoltura dai re di Francia, e le sculture poste sulle loro tombe sono un vero e proprio museo dell'arte funeraria (visita a pagamento). Ho notato in particolare la tomba di Dagoberto, il primo re a esservi sepolto.
Poi un po' di riposo con Rita agli Champs-Élysées, con un gelato, seduti in un bar vicino all'Arco di Trionfo. Cena in un ristorante del centro, non male.
Venerdì ci serviamo del Batobus, i battelli di linea di Parigi, per continuare la visita: fanno scalo in molti punti, soprattutto turistici (nel 2011 il biglietto giornaliero costava 9 euro). Vedi anche la nostra guida alla crociera sulla Senna.
Andiamo a visitare il Musée de l'Orangerie, situato praticamente all'interno del giardino delle Tuileries; davanti al museo una splendida scultura di Rodin. All'interno, gli splendidi ed enormi pannelli delle Ninfee di Monet e la ricca collezione di grandi pittori come Paul Cézanne, Henri Matisse, Pablo Picasso e Pierre-Auguste Renoir, per citarne solo alcuni. Da non perdere.
Nel pomeriggio passeggiata nel Quartiere Latino, con visita alla piccola chiesa di Saint-Julien-le-Pauvre: dell'antico passato si vede poco, anche per le trasformazioni subite nel tempo. Oggi è una chiesa di rito greco-melchita e l'interno è stato quasi tutto rifatto.
Poi la chiesa di Saint-Étienne-du-Mont (XV-XVII secolo), costruita accanto a una delle più antiche abbazie della città. All'interno un interessante pulpito in legno e lo jubé, una struttura a ponte con eleganti scalinate ai lati; interessanti anche alcune vetrate del Seicento. All'esterno vediamo la Torre di Clodoveo, che però appartiene a un altro edificio, e dal lato opposto il Pantheon, che vediamo solo dall'esterno.
Mattinata lungo la Senna, dove ci soffermiamo sulle bancarelle dei bouquinistes che vendono souvenir, stampe e libri. Nel pomeriggio visitiamo la cattedrale di Notre-Dame, sull'Île de la Cité. Davanti c'è il Parvis, una grande piazza frutto della ristrutturazione di Haussmann; la vista della facciata occidentale è molto suggestiva, anche perché il sole del tramonto ne rende i colori più belli.
Magnifici i tre grandi portali finemente scolpiti con storie dei Testamenti: è uno dei capolavori del gotico, anche se nel tempo ha avuto molte vicissitudini. Seduti su un muretto del Parvis, con il binocolo esaminiamo le sculture dei portali; più in alto il grande rosone. All'interno la grande navata centrale, con le volte a circa 33 metri d'altezza, il coro con le sculture e le magnifiche vetrate istoriate, anche se non tutte sono originali: in particolare i rosoni nord e sud conservano molti vetri medievali; il rosone ovest è in parte coperto dall'organo.
La sera visitiamo il Louvre: era la Notte dei musei, con ingresso libero. È uno dei musei più grandi del mondo; noi ci soffermiamo sui settori delle antichità greche e romane, poi sulla pittura fiamminga, infine su qualche capolavoro del XV e XVI secolo che ci eravamo annotati. All'uscita vediamo la suggestiva piramide illuminata. Cena a tarda ora in un bistrot vicino a Saint-Eustache, con arredamento d'epoca, cucina francese e un piccolo cabaret con canzoni: ottimo fine serata.
Domenica Rita torna a Notre-Dame per assistere alla messa con i canti gregoriani, mentre io vado alla chiesa di Saint-Germain-l'Auxerrois, situata in una bella piazza di fronte al Louvre. Imponente la torre campanaria, da cui secondo la tradizione partì il segnale del massacro degli ugonotti nella notte di San Bartolomeo. Il portale gotico ha sculture e statue alte e strette; era la chiesa della corte quando il sovrano risiedeva al Louvre. Poi ritorno al Louvre per vedere l'edificio, la Cour Carrée e la Piramide.
Nel pomeriggio visitiamo la zona della Madeleine: sull'omonima piazza la grande chiesa sembra un tempio greco, circondata da alte colonne corinzie; all'esterno non reca alcun segno che si tratti di una chiesa, non ci sono campanili né croci. All'interno una lunga navata e notevoli sculture del XIX secolo. Nella piazza c'è una delle gastronomie più note di Parigi. Poi ultima passeggiata serale sul lungosenna.
Il nostro viaggio è praticamente al termine. Che dire… Parigi è sempre Parigi, e come sempre ha molto da offrire a chiunque la visiti. Certo, alcune cose che volevamo rivedere non erano disponibili, come il Museo Picasso e il Museo d'Orsay, allora chiusi per lavori: tanto sappiamo che ci ritorneremo.
Il racconto è del 2011 e da allora alcune cose sono cambiate. Notre-Dame è stata gravemente danneggiata dall'incendio del 15 aprile 2019 ed è stata riaperta al pubblico a dicembre 2024, dopo il restauro. Il Museo d'Orsay e il Museo Picasso, chiusi all'epoca del viaggio, hanno riaperto da tempo. La Promenade Plantée oggi si chiama anche Coulée verte René-Dumont. Biglietti dei trasporti (carta Navigo e abbonamenti), del Batobus e dei musei, orari e modalità di prenotazione cambiano spesso: da verificare prima di partire.