Aggiornato a ottobre 2026
Hattuşa (anche Hattusa o Hattusha) fu la capitale degli Ittiti, il popolo che nel II millennio a.C. dominò gran parte dell'Anatolia e del nord della Siria. Le rovine si trovano accanto al villaggio di Boğazkale (un tempo Boğazköy), nella provincia di Çorum, sull'altopiano centrale della Turchia. Dal 1986 il sito è patrimonio mondiale dell'UNESCO, e dal 2001 gli archivi di tavolette cuneiformi trovati qui fanno parte del registro «Memoria del mondo».
Non aspettarti colonne e teatri come a Efeso: degli edifici restano soprattutto le fondamenta. Il fascino di Hattuşa sta nella grandezza dell'insieme, nelle porte monumentali, nelle mura che seguono le creste delle colline e nel paesaggio aperto. Il viaggio si completa con il santuario rupestre di Yazılıkaya, con Alacahöyük e con i musei della zona.
Da non perdere: il Grande Tempio, la Porta dei Leoni, la galleria di Yerkapı, la cittadella di Büyükkale e i rilievi di Yazılıkaya. Servono almeno mezza giornata per il sito e un'altra mezza per museo e dintorni. Periodo migliore: da maggio a giugno e da settembre a ottobre.
Gli Ittiti parlavano una lingua indoeuropea, la più antica documentata per iscritto. A dimostrarlo fu lo studioso ceco Bedřich Hrozný, che negli anni della Prima guerra mondiale decifrò le tavolette trovate proprio a Hattuşa. Prima di loro sul sito viveva un altro popolo, gli Hattici, che alla fine del III millennio a.C. fondarono un insediamento chiamato Hattush. Intorno al 1650 a.C. il re Labarna vi trasferì la capitale e prese il nome di Hattušili.
Nei secoli successivi gli Ittiti si scontrarono con l'Egitto per il controllo della Siria: la battaglia di Qadeš, nel 1274 a.C., si concluse senza un vero vincitore. Intorno al 1200 a.C. l'impero crollò e la città fu abbandonata nel giro di alcuni decenni. Riscoperta dal francese Charles Texier nel 1834, Hattuşa è scavata dal 1906, oggi dall'Istituto Archeologico Germanico.
La città era divisa in una città bassa, a nord, con il Grande Tempio, e una vasta città alta, a sud, piena di templi e chiusa da mura con porte monumentali. Una strada ad anello di alcuni chilometri, percorribile in auto, collega i monumenti principali.
All'ingresso colpisce un tratto di mura in mattoni crudi con due torri. Lo ha ricostruito tra il 2003 e il 2005 l'Istituto Archeologico Germanico, usando gli stessi materiali e le tecniche degli Ittiti, per mostrare come apparivano le fortificazioni. Il muro va restaurato di continuo, perché il fango si consuma con la pioggia e il gelo.
È il tempio ittita meglio conservato. Era dedicato probabilmente al dio della tempesta di Hatti e alla dea del sole di Arinna. Attorno al santuario si stendono oltre duecento magazzini, dove si vedono ancora le grandi giare di terracotta per cereali, olio e vino. In una stanza c'è un grosso cubo di pietra verde, di funzione sconosciuta. Nei magazzini sono state trovate migliaia di tavolette. Ad agosto 2026 era in corso, sempre nella città bassa, il restauro di un quartiere di case ittite, che diventerà visitabile.
Si trova a sud-ovest della città alta. Due leoni scolpiti negli stipiti dovevano proteggere la città dagli spiriti maligni. Il leone di destra è quello originale; la testa di quello di sinistra, andata perduta, è stata rifatta dopo il 2009 sul modello dell'altro. Osserva le pietre delle torri: i giunti sono così precisi da non lasciare spazi.
Nel punto più alto della città si alza Yerkapı, un enorme terrapieno artificiale con i lati coperti di pietre e due scalinate. Sotto passa una galleria in pietra lunga 71 metri, con la volta formata da grandi blocchi inclinati: è ancora percorribile e porta all'esterno delle mura. Sopra si apriva la Porta delle Sfingi. La funzione di tutto il complesso non è chiara; più che militare, sembra cerimoniale. Dalla cima la vista sulla città è la migliore del sito.
A sud-est, simmetrica alla Porta dei Leoni, è decorata con il rilievo di un guerriero con l'elmo a punta e un'ascia. Il corno sull'elmo indica che si tratta di un dio, non di un re come si pensava. Quello che vedi è una copia: l'originale è al Museo delle civiltà anatoliche di Ankara.
Sul colle che domina la valle sorgeva il palazzo dei re, con cortili, sale e archivi. Qui sono state trovate molte tavolette, tra cui testi di trattati. Restano le fondamenta, ma il panorama sul villaggio e sulla città bassa ripaga la salita.
A circa due chilometri dall'ingresso di Hattuşa, Yazılıkaya («la roccia scritta») è un santuario all'aperto ricavato tra le rocce. Nella camera A sfila una processione di divinità: gli dei a sinistra, le dee a destra, fino all'incontro tra il dio della tempesta Teshub e la dea Hebat. La camera B, più stretta, ha rilievi più grandi e meglio conservati: i dodici dei del mondo sotterraneo e il re Tudhaliya IV abbracciato dal dio Sharruma. Gran parte dei rilievi risale alla fine del XIII secolo a.C. Il biglietto di Hattuşa vale anche per Yazılıkaya, ma verificalo alla cassa.
Dopo la battaglia di Qadeš, Ittiti ed Egizi firmarono il più antico trattato di pace internazionale conosciuto, tra il re Hattušili III e il faraone Ramses II, intorno alla metà del XIII secolo a.C. La versione ittita, in accadico e in caratteri cuneiformi, è emersa negli scavi di Hattuşa. Le due tavolette principali sono esposte a Istanbul, nel Museo dell'Antico Oriente, che fa parte dei Musei archeologici e ha riaperto a luglio 2026 dopo anni di lavori; una terza è a Berlino. Se passi da Istanbul, vale la visita. A settembre 2026 il Ministero della cultura turco ha annunciato l'identificazione di un nuovo frammento del trattato, trovato a Büyükkale.
Nel centro di Boğazkale, il piccolo museo espone i reperti degli scavi: sigilli, oggetti di culto, un plastico della città. Il pezzo forte sono le due sfingi della Porta delle Sfingi, finalmente riunite: una è tornata da Berlino nel 2011, l'altra è arrivata dai musei di Istanbul. Vale la pena vederlo prima o dopo il sito, per capire meglio ciò che resta sul terreno.
A circa 36 chilometri a nord di Boğazkale, Alacahöyük fu un importante centro di culto ittita. L'ingresso è la Porta delle Sfingi, con due grandi sfingi di pietra e rilievi con processioni, sacrifici e il re e la regina in preghiera davanti a un toro, simbolo del dio della tempesta. I rilievi sul posto sono copie: gli originali sono ad Ankara. Ad Alacahöyük sono state scoperte anche tombe reali più antiche, dell'età del bronzo, i cui ricchi corredi in oro e bronzo sono anch'essi al museo di Ankara. Sul posto c'è un piccolo museo.
Il capoluogo della provincia, a circa un'ora d'auto da Boğazkale, è una città moderna. Merita una sosta il Museo di Çorum, con reperti da Hattuşa, Alacahöyük e Şapinuva, tra cui il vaso ittita di Hüseyindede, decorato con scene di una festa religiosa. In centro c'è una torre dell'orologio dell'Ottocento. Çorum è famosa in tutta la Turchia per i leblebi, i ceci tostati: sono un buon ricordo da portare a casa. Per conoscere gli altri piatti leggi la guida alla cucina turca.
In auto: da Ankara sono circa 200 chilometri, in genere due ore e mezza o tre di guida, verso Çorum e poi per Sungurlu e Boğazkale. È il modo più semplice.
In autobus: dagli autobus diretti a Çorum si scende a Sungurlu (circa due ore da Ankara); da lì restano poche decine di chilometri, da fare con un dolmuş (minibus) o un taxi. I dolmuş sono pochi, con orari variabili e spesso assenti nel fine settimana: verificali prima di partire.
Dalla Cappadocia: molte agenzie propongono escursioni di una giornata intera, ma il viaggio è lungo. Se stai visitando la Cappadocia, valuta di fermarti a dormire vicino al sito.
Il sito è grande e in salita: la città alta si trova molto più in alto dell'ingresso. In auto si percorre la strada ad anello fermandosi ai monumenti, e si raggiungono facilmente Yazılıkaya e Alacahöyük. A piedi il giro richiede diverse ore e buone scarpe; non contare su punti di ristoro lungo il percorso. Senza auto, puoi accordarti con un taxi a Boğazkale o a Sungurlu.
Hattuşa si trova sull'altopiano anatolico, con un clima continentale: estati calde e secche, inverni freddi e spesso con neve. I mesi migliori sono maggio, giugno, settembre e ottobre. In estate visita il sito al mattino presto o nel tardo pomeriggio. In inverno la chiusura è anticipata.