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Tumbatu: l'isola tradizionale di Zanzibar e le rovine shirazi

Aggiornato a ottobre 2026

Barche di legno al tramonto davanti alla costa bassa e verde di Tumbatu, con le rocce coralline e la laguna turchese

Tumbatu è un'isola lunga e stretta al largo della costa nord-occidentale di Unguja, l'isola principale di Zanzibar, proprio di fronte al paese di Mkokotoni. È la terza isola dell'arcipelago per dimensioni dopo Unguja e Pemba, ma è anche una delle meno conosciute: non ci sono strade né auto, gli spostamenti tra i villaggi e verso Unguja avvengono in barca, e il turismo, a differenza della vicina costa di Nungwi e Kendwa, qui non è mai davvero arrivato. I due villaggi principali sono Jongowe, nel sud, e Gomani (chiamato anche Kichangani), più a nord.

Gli abitanti, i Watumbatu, sono considerati tra le popolazioni originarie di Zanzibar e hanno conservato a lungo una certa indipendenza, anche perché il suolo povero dell'isola non si prestava alle piantagioni dell'epoca omanita. Sono una comunità di pescatori molto religiosa e riservata, con una fama di diffidenza verso gli estranei che le fonti turistiche locali spiegano con la sua chiusura e autosufficienza. Questa guida è volutamente più breve delle altre: le informazioni affidabili e aggiornate su come visitare l'isola sono poche, e dove ci sono incertezze lo diciamo.

In breve

Ideale per: chi è interessato alla storia swahili e alla vita dei villaggi di pescatori, e accetta di visitare un luogo in punta di piedi, con una guida e regole precise. Da vedere: le rovine medievali di Jongowe, il villaggio con le reti e le trappole da pesca, la barriera corallina intorno all'isola, il porto e il mercato del pesce di Mkokotoni. Periodo più piacevole: la stagione secca, da giugno a ottobre, con mare più calmo e acqua più limpida; buono anche il periodo tra fine dicembre e febbraio, più caldo.

Cosa vedere e cosa fare

Le rovine shirazi di Jongowe

Nella parte meridionale dell'isola, vicino a Jongowe, si trovano i resti di un grande insediamento medievale: case private crollate e diverse moschee costruite in pietra corallina, lo stesso materiale usato in tutta la costa swahili. La moschea più grande sorge sulla riva rivolta verso Mkokotoni. Gli archeologi collocano la fase principale della città tra il XII e il XV secolo, quando Tumbatu era un centro importante dei commerci dell'oceano Indiano: negli scavi sono emerse ceramiche importate e perline di vetro, insieme a tracce di lavorazione del ferro, della ceramica e della filatura. Il sito è stato esaminato per la prima volta nel 1915 e poi studiato da altri archeologi negli anni Ottanta e Novanta e, più di recente, nel 2017 e nel 2019; è tutelato dallo Stato tanzaniano come sito storico nazionale. Non aspettatevi un parco archeologico attrezzato: sono rovine all'aperto, senza pannelli o percorsi, e conviene visitarle solo accompagnati da una guida del posto.

Il mito delle origini shirazi

Molti abitanti si definiscono shirazi e tramandano la discendenza da principi persiani giunti sulla costa africana secoli fa. Un'antica cronaca locale, il cosiddetto "manoscritto di Tumbatu", raccontava la storia della città, ma sarebbe andata distrutta in un incendio del villaggio verso la fine degli anni Trenta del Novecento. Gli studi archeologici e linguistici indicano invece che la cultura swahili e le sue città sono nate soprattutto da comunità africane, aperte ai contatti con il mondo arabo, persiano e indiano. Visitare Tumbatu aiuta a capire queste radici meglio di molti luoghi più famosi.

Il villaggio e la vita dei pescatori

Le escursioni culturali organizzate sbarcano di solito a Jongowe. Si cammina lungo l'unico sentiero principale, tra la parte vecchia e quella nuova del villaggio, si vedono i pescatori che costruiscono a mano reti, nasse e barche, e i grandi baobab. Nella laguna, a seconda della marea, si possono osservare le trappole fisse per il pesce e le donne che raccolgono conchiglie e polpi. Alcuni tour includono anche la visita di una famiglia o della scuola: sono momenti da vivere con discrezione, seguendo sempre le indicazioni della guida.

Il mare intorno all'isola e lo snorkeling

Tumbatu è circondata da una barriera corallina con formazioni poco profonde, vicine alla superficie, e da banchi di sabbia che emergono con la bassa marea. Dalle spiagge di Nungwi e Kendwa partono uscite di mezza giornata in dhow tradizionale verso la barriera dell'isola, per lo snorkeling e, per chi ha un brevetto, per immersioni nei tratti un po' più profondi: si vedono pesci tropicali di barriera, murene nastro e altre specie tipiche. Queste uscite, in genere, restano in mare e non sbarcano sull'isola. Partono solo con condizioni meteo e di mare favorevoli; portate una protezione solare rispettosa della barriera e non toccate i coralli.

Mkokotoni e il mercato del pesce

Mkokotoni, il paese di fronte a Tumbatu, è il capoluogo della regione di Zanzibar Nord ed è il punto di partenza delle barche per l'isola. Ha un mercato del pesce ancora tutto locale: la mattina presto, quando i dhow rientrano con il pescato, sulla spiaggia e sul molo si scaricano le casse e si contratta la vendita. È uno spettacolo autentico, non pensato per i turisti: muovetevi con rispetto, chiedete prima di fotografare le persone e lasciate spazio a chi lavora. Gli orari dipendono dalle maree e dal rientro delle barche, quindi conviene informarsi sul posto il giorno prima.

Si può visitare Tumbatu?

Sì, ma non come le altre isole di Zanzibar. Non esiste un servizio di traghetti per turisti e presentarsi da soli con una barca presa a Mkokotoni è sconsigliato: l'isola è abituata a pochissimi estranei e un arrivo non concordato può essere accolto con freddezza. Alcuni operatori del nord di Zanzibar organizzano escursioni culturali con partenza da Mkokotoni e guida locale; secondo almeno uno di questi operatori, per entrare nell'isola serve il permesso degli anziani della comunità, che viene concesso raramente e solo attraverso persone di fiducia. Altri tour non parlano di permessi: la situazione non è chiara e può cambiare, quindi prima di prenotare chiedete all'operatore se la visita è autorizzata dalla comunità e se la guida è del posto. Per la sola barriera corallina, invece, basta un'uscita in barca da Nungwi o Kendwa.

Il rispetto delle usanze

Come arrivare

Si arriva a Zanzibar con un volo sull'aeroporto internazionale vicino a Stone Town oppure in traghetto da Dar es Salaam. Da Stone Town si sale verso nord in auto, taxi o dala-dala (i minibus locali) fino a Mkokotoni, sulla strada per Nungwi. Da Mkokotoni a Tumbatu la traversata è breve, ma va organizzata con un operatore o una guida locale. Con la bassa marea può capitare di dover camminare in acqua fino alle ginocchia per salire sulla barca o per sbarcare.

Come muoversi

Sull'isola non ci sono auto né motorini: ci si muove a piedi lungo i sentieri tra le case e la spiaggia, in zone spesso senza ombra. Le uscite di snorkeling partono direttamente dalle spiagge di Nungwi e Kendwa, di solito con trasferimento dagli alloggi della zona. Nel nord di Unguja ci si sposta in taxi, con autista privato o in dala-dala.

Quando andare

Il periodo migliore è la stagione secca, da giugno a ottobre, quando il mare è più calmo e la visibilità sott'acqua è migliore: vedi anche dove andare a settembre. Anche tra fine dicembre e febbraio il clima è in genere secco e caldo. Le piogge lunghe, tra marzo e maggio, rendono più incerte le uscite in barca; tra novembre e dicembre arrivano le piogge brevi. In ogni stagione le escursioni dipendono dalle maree: chiedete all'operatore l'orario migliore per il giorno scelto.

Dove dormire

Consigli pratici

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