Aggiornato a ottobre 2026
Mongiana è un piccolo paese di montagna della provincia di Vibo Valentia, a circa 900 metri di quota sul versante orientale delle Serre, ai piedi del Monte Pecoraro. Conta poche centinaia di abitanti ed è circondato da boschi di abete bianco, faggio e castagno, dentro il Parco naturale regionale delle Serre.
Il paese nacque nel Settecento come villaggio degli operai di un grande complesso siderurgico statale, le Reali Ferriere e Officine dei Borbone, che lavorava il ferro delle miniere della valle dello Stilaro. Oggi gli edifici restaurati della Fabbrica d'armi ospitano un museo di archeologia industriale, punto di partenza per capire la storia del ferro in Calabria e per scoprire le Serre tra Serra San Bruno e Stilo.
Da non perdere: il MuFAR nella ex Fabbrica d'armi, i resti della fonderia e degli altiforni, il parco di Villa Vittoria, la Ferdinandea nei boschi verso Stilo. Nei dintorni: le miniere di Pazzano, Bivongi con la cascata del Marmarico, Fabrizia e la Certosa di Serra San Bruno. Periodo migliore: da maggio a ottobre.
Il ferro della Calabria meridionale si estraeva da secoli nelle miniere di Pazzano e si lavorava nella valle dello Stilaro. Nella seconda metà del Settecento il governo borbonico spostò la lavorazione più in alto, sopra il fiume Allaro, vicino ai boschi che fornivano il carbone di legna e all'acqua che muoveva le macchine. Lo stabilimento di Mongiana prese forma tra gli anni Sessanta e Settanta del Settecento: nel 1771 l'architetto napoletano Mario Gioffredo ne realizzò il primo complesso e, l'8 marzo dello stesso anno, fu fondato il villaggio per operai, artigiani, impiegati e militari.
Nel periodo francese e poi nella prima metà dell'Ottocento lo stabilimento crebbe fino a diventare uno dei principali poli siderurgici della penisola. Vi si producevano ghisa e ferro per l'esercito e per le opere pubbliche del Regno delle Due Sicilie: tra le produzioni ricordate dalle fonti ci sono le rotaie della ferrovia Napoli-Portici, parti dei ponti sospesi in ferro sul Garigliano e sul Calore e il fucile detto «Mongiana». Intorno al 1860 vi lavoravano circa 1.500 operai.
Dopo l'Unità d'Italia lo stabilimento perse rapidamente commesse e la produzione calò. Nei primi anni Settanta dell'Ottocento l'attività si fermò quasi del tutto e nel 1874 lo Stato vendette all'asta impianti e boschi ad Achille Fazzari, ex garibaldino e deputato, che non riuscì a rilanciare le ferriere. Le cause della chiusura sono discusse dagli storici: alle scelte del nuovo Stato si sommavano i limiti di impianti di montagna, lontani dal mare, che le teorie industriali dell'epoca consideravano ormai superati. Gli edifici abbandonati furono poi usati come case e magazzini.
Il MuFAR – Museo delle Reali Ferriere Borboniche ha sede nella ex Fabbrica d'armi, costruita tra il 1850 e il 1852 su progetto dell'ingegnere e architetto Domenico Fortunato Savino, che rinnovò anche il paese e la fonderia. L'ingresso è un atrio classico con due colonne doriche in ghisa. Riscoperto in forte degrado alla fine degli anni Settanta del Novecento e restaurato, l'edificio è diventato museo con l'inaugurazione del 23 ottobre 2013.
Il percorso racconta con pannelli, modelli, documenti e video l'estrazione del minerale, la forza motrice dell'acqua, i boschi e il carbone, le strade, le tecniche, i prodotti e la condizione degli operai. Le visite sono guidate e si prenotano; per le visite il sito indica come riferimento la Pro Loco di Mongiana. Informazioni sul sito del museo delle Reali Ferriere di Mongiana.
Dalla Fabbrica d'armi il percorso di visita scende verso la fonderia, dove scavi recenti hanno riportato alla luce i resti di tre altiforni dedicati a Santa Barbara, San Ferdinando e San Francesco, e prosegue fino ai resti di una ferriera e di alcuni magazzini e officine.
Il paese nacque e crebbe insieme allo stabilimento: a metà Ottocento Savino vi costruì alloggi per gli operai ed edifici pubblici. Si gira a piedi in poco tempo, tra le case e i boschi che arrivano fino alle ultime strade.
Alle porte del paese il parco di Villa Vittoria, un tempo del Corpo forestale e oggi gestito dai Carabinieri forestali, comprende un vivaio forestale, una piccola chiesa e diversi sentieri tematici (botanico, geologico, faunistico, delle piante aromatiche, accessibile). Nella riserva di Villa Vittoria vivono anche cervi, daini, caprioli e mufloni. È adatto a una passeggiata in famiglia; verifica orari e accessi prima di andare.
Mongiana è dentro il Parco naturale regionale delle Serre, istituito nel 2004. Le Serre sono una catena di montagne boscose tra l'Aspromonte e la Sila, coperte da faggete, abetine di abete bianco e castagneti; tra gli animali ci sono il lupo, la lontra, l'istrice, lo scoiattolo nero meridionale e numerosi rapaci. Sopra il paese si alza il Monte Pecoraro (1.423 metri), la cima più alta delle Serre, attraversato dalla vecchia strada statale 110.
In autunno i boschi sono frequentati per i funghi, la cui raccolta è regolamentata.
Nel bosco di Stilo, a oltre mille metri di quota, la Ferdinandea è un secondo complesso siderurgico borbonico, iniziato nel 1814 e inaugurato nel 1833 da Ferdinando II, da cui prende il nome. Era più vicino alle miniere di Pazzano e produceva ghisa per le ferriere della zona. Dopo il 1874 passò anch'essa ad Achille Fazzari, che vi avviò segherie e altre attività. Restano la residenza amministrativa e alcuni edifici della fonderia, in attesa di restauro; l'area è in gran parte privata, quindi rispetta recinzioni e divieti.
Pazzano, nella valle dello Stilaro, fu per secoli il principale centro di estrazione del ferro della zona: in età borbonica vi si contavano 25 miniere. Alcune sono tutelate come siti di archeologia industriale. Sopra il paese c'è il santuario rupestre di Santa Maria della Stella, in una grotta del Monte Stella.
A Bivongi ha sede l'Ecomuseo delle ferriere e fonderie di Calabria, nato nel 1982 per iniziativa dell'Associazione calabrese di archeologia industriale, che collega i siti di Mongiana, Ferdinandea, Pazzano e Bivongi (miniere, fonderie, il mulino del Regnante). Nel territorio di Bivongi si trovano anche il monastero di San Giovanni Theristis e la cascata del Marmarico; più in basso c'è Stilo, con la Cattolica bizantina.
Fabrizia, poco a sud di Mongiana, fu fondata alla fine del Cinquecento da Fabrizio Carafa, che le diede il nome; conserva il palazzo detto della Cavalera. Dal paese partono sentieri del parco verso il Faggio del Re, nelle faggete delle Serre.
A breve distanza c'è Serra San Bruno, il centro più importante delle Serre, con la certosa legata a San Bruno, il santuario di Santa Maria del Bosco e il museo della Certosa. Leggi la guida alla Certosa di Serra San Bruno.
La cucina è quella della montagna calabrese: salumi, formaggi, pasta fatta in casa, castagne e, in autunno, i funghi delle Serre. Leggi la guida alla cucina calabrese.
In auto: è il mezzo più pratico. Dall'autostrada del Mediterraneo (A2) si esce allo svincolo Serre e si sale verso Serra San Bruno; dalla costa ionica si lascia la statale 106 a Soverato o a Monasterace e si sale per strade di montagna, lente e con molte curve. Chi è in vacanza sulla costa tirrenica, per esempio a Pizzo, può arrivarci in giornata.
In aereo: l'aeroporto più comodo è Lamezia Terme; poi si prosegue in auto.
Con i mezzi pubblici: Mongiana non ha stazione ferroviaria. Ci sono autobus di Ferrovie della Calabria da Vibo Valentia e da Catanzaro, con poche corse: verifica gli orari prima di partire.
Il paese e il museo si girano a piedi. Per la Ferdinandea, Pazzano, Bivongi e Serra San Bruno serve l'auto. Alcune strade forestali sono sterrate: informati sulle condizioni prima di avventurarti.
I mesi migliori sono da maggio a ottobre: d'estate a queste quote fa fresco e si cammina bene anche quando la costa è torrida; ottobre porta i colori dei boschi e la stagione dei funghi. D'inverno può nevicare e le strade di montagna diventano impegnative. Per altre idee leggi dove andare a ottobre.