Aggiornato a ottobre 2026
Il Parco Nazionale del Pollino è il parco nazionale più grande d'Italia: circa 192.000 ettari a cavallo tra la Calabria e la Basilicata, con 56 comuni nelle province di Cosenza, Potenza e Matera. Poco più della metà della superficie è in Calabria. Qui si alzano le cime più alte dell'Appennino meridionale, coperte di neve in inverno, e scendono gole profonde scavate dai torrenti nel calcare.
Il parco è stato istituito nel 1988 e dal 2015 il territorio fa parte della rete dei Geoparchi mondiali UNESCO come Pollino Geopark, per la ricchezza di rocce, fossili, grotte e tracce lasciate dai ghiacciai. Il simbolo del parco è il pino loricato, un albero antichissimo che in Italia vive spontaneo solo su queste montagne. Ai piedi dei monti si trovano borghi di pietra, paesi di cultura albanese e piccole città d'arte.
Da non perdere: i pini loricati sulle creste, i Piani di Pollino e le vette di Serra Dolcedorme e Monte Pollino, le gole del Raganello con il Ponte del Diavolo di Civita, i paesi arbëreshë di Civita e Frascineto, il borgo di Morano Calabro, Castrovillari, la valle del Lao e la Grotta del Romito a Papasidero. Periodo migliore: da fine primavera all'inizio dell'autunno per le escursioni.
Il pino loricato (Pinus heldreichii) cresce sulle rocce più alte e ripide del massiccio, spesso isolato, con tronchi contorti dal vento e dal gelo. Il nome viene dalla corteccia, divisa in grandi placche che ricordano la lorica, la corazza a scaglie dei legionari romani. In Europa la specie sopravvive solo qui e nei Balcani.
Sul versante calabrese, sulla Serra delle Ciavole a circa 1.900 metri, vive Italus, un pino loricato che uno studio dell'Università della Tuscia con il Parco, pubblicato nel 2018, ha datato a circa 1.230 anni: è l'albero più vecchio d'Europa di cui sia stata accertata scientificamente l'età. La sua posizione esatta non viene resa pubblica, per proteggerlo. Un altro pino celebre, chiamato «Zio Peppe», fu distrutto da un incendio doloso nel 1993: anche per questo nei boschi del parco va evitato qualsiasi fuoco.
La Serra Dolcedorme, 2.267 metri, è la vetta più alta del massiccio, della Calabria e dell'Appennino meridionale; si trova tra i comuni di Castrovillari e Cerchiara di Calabria. Poco lontano c'è il Monte Pollino, 2.248 metri, che dà il nome a tutto il massiccio. Lungo le creste, tra queste due cime, la Serra del Prete e la Serra delle Ciavole, corre il confine tra Calabria e Basilicata.
I Piani di Pollino sono ampi pascoli d'alta quota ai piedi delle cime principali, punto di partenza per le salite a Monte Pollino e Serra Dolcedorme. Durante l'ultima glaciazione i ghiacciai scendevano da queste montagne: sui pianori, tra i 1.800 e i 2.000 metri, restano grandi massi erratici trasportati dal ghiaccio. Si raggiungono solo a piedi, da diversi punti di partenza sia sul versante calabrese sia su quello lucano.
Il torrente Raganello ha scavato un canyon profondo, con pareti alte fino a 600-700 metri. Le gole sono protette da una riserva naturale di circa 1.600 ettari nei comuni di San Lorenzo Bellizzi, Civita e Cerchiara di Calabria. Le gole alte scendono verso San Lorenzo Bellizzi; le gole basse terminano sotto Civita, al Ponte del Diavolo, legato a una leggenda popolare e ricostruito dopo un crollo alla fine degli anni Novanta.
Attenzione: il 20 agosto 2018 una piena improvvisa, causata da un temporale a monte, travolse alcuni gruppi di escursionisti nelle gole, uccidendo dieci persone. Da allora l'accesso al letto del torrente è regolamentato e conviene entrare solo con una guida autorizzata. Obbligo di guida, regole di accesso, periodi di apertura e tratti percorribili possono cambiare da una stagione all'altra: verificali con l'Ente Parco e con i comuni prima di partire, e rinuncia in caso di allerta meteo. Tra l'11 e il 20 febbraio 2026 il territorio di San Lorenzo Bellizzi è stato colpito da eventi alluvionali: informati anche sullo stato di strade e sentieri.
Ai piedi del Pollino vivono comunità arbëreshë, discendenti degli albanesi arrivati nel Quattrocento, che conservano lingua, costumi e il rito religioso bizantino. Civita, a 450 metri sul ciglio delle gole del Raganello, fa parte dei Borghi più belli d'Italia ed è Bandiera Arancione del Touring Club. Nel paese si notano i comignoli decorati, tutti diversi tra loro, che secondo la tradizione proteggevano la casa dagli spiriti maligni, e le «case Kodra», con facciate che sembrano volti. Il Museo Etnico Arbëreshë racconta la vita contadina e religiosa della comunità.
Frascineto, con la frazione di Eianina, è un altro centro arbëreshë dove le funzioni si celebrano in rito bizantino. Ospita il Museo delle Icone e della Tradizione Bizantina.
A Morano Calabro le case si arrampicano su un colle conico fino ai ruderi del castello, rimaneggiato nel Cinquecento dai Sanseverino e bombardato dai francesi nel 1806. Fa parte dei Borghi più belli d'Italia ed è Bandiera Arancione. Da vedere la chiesa di San Bernardino da Siena, complesso francescano tardogotico consacrato nel 1485, e la Collegiata della Maddalena, che custodisce il polittico di Bartolomeo Vivarini del 1477. Il museo naturalistico Il Nibbio presenta la flora e la fauna del parco.
Castrovillari è il centro più popoloso del parco e un buon punto di partenza per le escursioni. Nella città vecchia si trovano il castello aragonese della fine del Quattrocento e il santuario di Santa Maria del Castello. Il Protoconvento francescano, fondato nel 1220, ospita oggi il museo civico, la pinacoteca, la biblioteca e un teatro.
Il fiume Lao nasce in Basilicata con il nome di Mercure, entra in Calabria presso Laino Borgo e Laino Castello e poi scorre in una gola stretta e profonda fino a Papasidero, prima di sfociare nel Tirreno presso Scalea. La valle è una riserva naturale dal 1987 ed è molto frequentata per il rafting, la canoa e il torrentismo, praticati con guide e operatori locali.
Nel territorio di Papasidero, in località Nuppolara, si trova la Grotta del Romito, un importante sito preistorico. Su un grande masso all'esterno della grotta è inciso un uro (Bos primigenius), toro selvatico estinto, opera di cacciatori del Paleolitico superiore; il graffito fu scoperto nel 1961. Nel riparo sono state trovate anche sepolture di circa 11.000 anni fa. Il sito è visitabile con percorsi attrezzati e ha un piccolo antiquarium.
La cucina del Pollino è di montagna: salumi, formaggi di pecora e di capra, funghi, legumi, pasta fatta in casa e carni alla brace; nei paesi arbëreshë si trovano piatti e dolci della tradizione albanese. Per saperne di più leggi la guida alla cucina calabrese.
Le date cambiano ogni anno: verificale prima di partire.
In auto: l'autostrada del Mediterraneo (A2) attraversa il parco; le uscite più comode per il versante calabrese sono Campotenese, Morano Calabro-Castrovillari, Castrovillari-Frascineto e Mormanno. Per Papasidero e il Lao si può arrivare anche dalla costa tirrenica, da Scalea.
In treno: le stazioni sono sulle due coste, a Sibari sul lato ionico e a Scalea o Praia a Mare sul lato tirrenico; da lì servono autobus o auto.
In aereo: un aeroporto comodo è Lamezia Terme, da cui si prosegue verso nord sull'A2.
Il parco è vasto e i mezzi pubblici sono pochi: l'auto è quasi indispensabile. Le strade di montagna sono strette e piene di curve, e in inverno possono essere innevate. I borghi si visitano a piedi; le zone d'alta quota si raggiungono solo con i sentieri.
Per le escursioni in quota i mesi migliori vanno da giugno a settembre; leggi anche dove andare a giugno e dove andare a settembre. In estate al mattino c'è più fresco, mentre nel pomeriggio sono frequenti i temporali. L'autunno è il momento dei colori delle faggete; in inverno le cime sono innevate e servono attrezzatura ed esperienza.