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Oasi di Siwa: Shali, l'Oracolo di Amon e i laghi salati del deserto occidentale

Aggiornato a ottobre 2026

Le rovine in terra cruda della cittadella di Shali sopra il palmeto dell'oasi di Siwa, con un lago salato e le colline del deserto sullo sfondo nella luce del tramonto

Siwa è l'oasi più occidentale e più isolata dell'Egitto, una depressione verde di palmeti, uliveti e laghi salati nel deserto vicino al confine con la Libia. Per secoli è stata raggiungibile solo con le carovane, e ancora oggi conserva una cultura propria: la maggior parte degli abitanti è di origine berbera e parla, oltre all'arabo, il siwi, una lingua imparentata con quelle berbere del Nord Africa. Il paesaggio è fatto di case in terra cruda, orti irrigati dalle sorgenti, specchi d'acqua salata e, poco più a sud, le prime dune del Grande Mare di Sabbia.

Nell'antichità Siwa era famosa per l'Oracolo di Amon, che nel 332 a.C. ricevette la visita di Alessandro Magno. Oggi l'oasi attira chi cerca un Egitto diverso da quello dei grandi templi sul Nilo: ritmi lenti, biciclette e carretti trainati da asini, bagni nelle sorgenti, tramonti sui laghi e uscite in fuoristrada tra le dune. È una meta che richiede qualche giorno e un minimo di organizzazione, ma ripaga con un'atmosfera che difficilmente si trova altrove nel Paese. Per un quadro generale sulle oasi egiziane vedete anche la panoramica su deserto e oasi.

In breve

Ideale per: chi ama il deserto, i luoghi appartati e le culture locali, e ha almeno tre o quattro giorni a disposizione. Da vedere: la cittadella di Shali, il tempio dell'Oracolo ad Aghurmi, le tombe di Gebel al-Mawta, la sorgente di Cleopatra, l'isola di Fatnas al tramonto, i laghi salati e le dune del Grande Mare di Sabbia. Periodo più piacevole: da ottobre ad aprile, con giornate miti e notti fresche; d'estate fa molto caldo.

Cosa vedere e cosa fare

La cittadella di Shali

Al centro del paese si alzano le rovine di Shali, la vecchia città fortificata costruita in karshif, un impasto di argilla e sale che seccando diventa molto duro. Gli abitanti vi vissero per secoli, finché nel 1926 una serie di piogge eccezionali sciolse in parte le costruzioni e spinse le famiglie a trasferirsi nelle case più in basso. Negli ultimi anni un progetto sostenuto dall'Unione europea e inaugurato dal ministero del Turismo e delle Antichità ha restaurato la cinta muraria e ripulito vicoli e passaggi. Salendo per i sentieri si arriva in cima, da dove si vedono il palmeto, il paese e i laghi; è bello soprattutto nel tardo pomeriggio. All'interno della cittadella si può vedere anche la vecchia moschea in terra cruda, restaurata di recente.

Aghurmi e il tempio dell'Oracolo

A breve distanza dal centro, sul rilievo roccioso di Aghurmi, sorgono il villaggio antico e il tempio dell'Oracolo di Amon. Il tempio risale al VI secolo a.C. ed era uno degli oracoli più consultati del Mediterraneo antico: qui Alessandro Magno venne riconosciuto figlio del dio. Del santuario restano muri e ambienti in pietra, raggiungibili salendo tra le case diroccate del vecchio villaggio, anch'esso in terra cruda; anche la moschea di Aghurmi è stata restaurata. Poco lontano si vedono i resti del tempio di Umm Ubayda, fatto costruire da Nectanebo II e un tempo collegato all'Oracolo da una via processionale: oggi ne rimangono solo una parete e alcuni blocchi.

Gebel al-Mawta, la Montagna dei Morti

A nord del paese c'è una collina conica scavata da centinaia di tombe rupestri, usate dalla XXVI dinastia fino all'epoca romana. La maggior parte è spoglia, ma alcune conservano pitture: la più nota è la tomba di Si-Amun, che ritrae un ricco mercante con la sua famiglia davanti alle divinità egizie. Le tombe decorate sono di solito chiuse e vengono aperte dal custode; chiedete in biglietteria quali sono visitabili.

La sorgente di Cleopatra e le altre sorgenti

Siwa è piena di sorgenti, molte delle quali usate per irrigare i palmeti. La più conosciuta è la sorgente di Cleopatra (Ain Juba), una vasca circolare di acqua dolce e limpida lungo la strada per Aghurmi, dove la tradizione vuole che si sia bagnata la regina. È frequentata soprattutto da uomini del posto: le donne si trovano di solito più a loro agio nelle vasche meno esposte o nelle piscine dei lodge.

I laghi salati e l'isola di Fatnas

Attorno all'oasi si stendono diversi laghi salati, con sponde bianche di sale e acqua spesso di un azzurro intenso. In alcune vasche nate dall'estrazione del sale l'acqua è così densa che si galleggia senza sforzo: dopo il bagno conviene sciacquarsi con acqua dolce. L'isola di Fatnas, una lingua di terra con palme affacciata sul lago di Siwa, è il posto classico per vedere il tramonto.

Il Grande Mare di Sabbia e Bir Wahed

A sud dell'oasi comincia il Grande Mare di Sabbia, una distesa di dune altissime che prosegue verso la Libia. Le escursioni in fuoristrada, di mezza giornata o con pernottamento in campo tendato, portano tra le dune per il sandboarding, a laghetti e a sorgenti calde come quella di Bir Wahed, scoperta per caso durante una trivellazione: una vasca d'acqua calda in mezzo alla sabbia, dove si arriva spesso verso il tramonto. Per uscire nel deserto servono un permesso e una guida autorizzata, di cui si occupano gli operatori locali.

Gebel Dakrur e la festa della Siyaha

Il monte Dakrur, a pochi chilometri dal centro, è noto per i bagni di sabbia calda praticati d'estate come rimedio tradizionale per i dolori articolari. È anche il luogo della festa della Siyaha, che si tiene dopo la raccolta dei datteri, intorno alla luna piena d'ottobre: tre giorni di pasti in comune, canti e danze aperti a tutti, con cui la comunità celebra la pace tra le famiglie dell'oasi. Le date cambiano ogni anno, quindi verificatele prima di organizzare il viaggio.

Cosa mangiare e cosa comprare

Siwa è famosa in tutto l'Egitto per i datteri, che si trovano in molte varietà, anche ripieni di mandorle, e per le olive e l'olio d'oliva. Nei negozi del centro si comprano anche cesti di foglie di palma, ricami e argenti tradizionali. Per capire come si viveva nelle case dell'oasi si può visitare il piccolo museo della casa siwana, costruito in karshif con tetti e porte in legno di palma; gli orari sono ridotti e vanno controllati sul posto.

Come arrivare

Siwa si raggiunge via terra lungo la strada costiera fino a Marsa Matruh e poi con la strada che scende a sud nel deserto. Ci sono autobus di linea da Il Cairo e da Alessandria, molti dei quali viaggiano di notte: il tragitto è lungo e prevede posti di blocco. In alternativa si può noleggiare un'auto con autista, che permette di fermarsi lungo la costa, oppure partecipare a un tour organizzato. Lungo la strada ci sono controlli militari: tenete sempre a portata di mano il passaporto. La strada che collega direttamente Siwa all'oasi di Bahariya e al Deserto Bianco risulta chiusa, con posti di blocco militari, secondo gli avvisi di sicurezza britannici: per passare da un'oasi all'altra di solito si torna verso il Cairo.

Come muoversi

Il centro di Siwa è piccolo e si gira a piedi. Per le sorgenti, Aghurmi, Gebel al-Mawta e i laghi il mezzo più usato è la bicicletta, che si noleggia in paese; ci sono anche i tradizionali carretti trainati da asini, che si contrattano a giornata. Per le zone più lontane, i laghi salati e soprattutto il deserto servono un fuoristrada e un autista del posto. Nelle ore centrali della giornata, anche in inverno, il sole è forte: conviene uscire presto la mattina e nel tardo pomeriggio.

Quando andare

Il periodo migliore va da ottobre ad aprile. In autunno e in primavera le giornate sono calde ma piacevoli; in inverno di giorno si sta bene, mentre la notte nel deserto fa freddo, soprattutto se si dorme in campo tendato. Da giugno ad agosto le temperature sono molto alte e le escursioni diventano faticose. Ottobre è un mese interessante per la raccolta dei datteri e per la festa della Siyaha, mentre tra la fine dell'anno e le vacanze invernali gli alloggi si riempiono e conviene prenotare per tempo. Per altre idee stagionali vedete dove andare a novembre.

Dove dormire

Consigli pratici

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