Aggiornato a ottobre 2026
Il Ladakh è la regione più settentrionale dell'India, un altopiano desertico chiuso tra la catena dell'Himalaya e quella del Karakorum. Per cultura, paesaggi e religione è vicinissimo al Tibet: qui si trovano monasteri buddhisti arroccati sulle colline, villaggi con i campi d'orzo lungo i fiumi, bandiere di preghiera sui passi e laghi di un blu quasi irreale. Dal 2019 è un territorio dell'Unione, separato dallo Stato del Jammu e Kashmir.
Il capoluogo è Leh, punto di partenza per quasi tutti gli itinerari. Il viaggio in Ladakh è un viaggio d'alta quota: l'aria è sottile, il sole è forte, le strade passano su valichi altissimi e la stagione utile è breve. Va preparato con calma, rispettando i tempi di acclimatamento e informandosi sui permessi richiesti per alcune zone vicine ai confini.
Ideale per: paesaggi di montagna, buddhismo tibetano, viaggi su strada, trekking e fotografia. Da non perdere: il palazzo di Leh e lo Shanti Stupa al tramonto, i monasteri di Thiksey e Hemis, la valle di Nubra passando per il Khardung La, il lago Pangong, i monasteri di Lamayuru e Alchi e, per chi ha tempo, il Tso Moriri. Tempo consigliato: almeno una settimana, i primi giorni dedicati al riposo a Leh. Periodo migliore: da giugno a settembre. Da sapere: gli stranieri hanno bisogno di un permesso per Nubra, Pangong, Tso Moriri e altre aree di confine.
Leh è stata per secoli la capitale del regno del Ladakh e una tappa delle carovane tra il Tibet, il Kashmir e l'Asia centrale. Sopra la città vecchia domina il palazzo di Leh, costruito nel Seicento dai re della dinastia Namgyal: un edificio di terra e legno a più piani che ricorda il Potala di Lhasa, oggi in gran parte vuoto ma con terrazze da cui si vede tutta la valle dell'Indo. Ancora più in alto, sulla cresta, ci sono il monastero di Namgyal Tsemo e i resti di un forte. Sotto il palazzo, la città vecchia è un intrico di vicoli e case tradizionali; attorno al bazar principale si trovano negozi, caffè e agenzie per le escursioni.
Sulla collina di fronte al palazzo, lo Shanti Stupa è un grande stupa bianco costruito da monaci buddhisti giapponesi come simbolo di pace. Si sale con una lunga scalinata, faticosa nei primi giorni di quota, oppure in auto. Al tramonto la vista su Leh, sul palazzo e sulle montagne innevate dello Stok è una delle più belle della regione.
A sud-est di Leh, lungo la valle dell'Indo, il monastero di Thiksey è il più fotografato del Ladakh: un complesso di edifici bianchi e rossi disposti a terrazze su una collina, anch'esso spesso paragonato al Potala. Ospita una grande statua del Buddha Maitreya, il Buddha del futuro, e una comunità di monaci ancora attiva. Andateci di mattina presto per assistere alla preghiera, chiedendo prima se è consentito entrare e fotografare. Lungo la stessa strada si possono visitare anche il palazzo di Shey e il monastero di Stakna.
Hemis, in una valle laterale più a sud, è il monastero più grande e ricco del Ladakh. Il cortile, i santuari e il piccolo museo conservano statue, dipinti e thangka. In estate vi si svolge il festival di Hemis, con le danze in maschera dei monaci: la data cambia ogni anno secondo il calendario tibetano, verificatela prima di organizzare il viaggio. Attorno al monastero si estende il parco nazionale di Hemis, uno degli habitat del leopardo delle nevi.
A nord di Leh la strada sale al Khardung La, un valico famoso perché è tra i più alti al mondo percorribili in auto, e poi scende nella valle di Nubra, dove i fiumi Shyok e Nubra scorrono tra dune di sabbia, oasi e villaggi. A Hunder ci sono le dune e i cammelli battriani a due gobbe; a Diskit il monastero sulla collina, con una grande statua del Buddha Maitreya che guarda la valle. Più a ovest, verso il confine, il villaggio di Turtuk ha una cultura diversa, di tradizione balti e musulmana. Al Khardung La non fermatevi a lungo: la quota è molto alta e il valico può chiudere per neve anche in estate. Servono almeno due giorni con una notte nella valle, e il permesso.
Il Pangong Tso è un lungo lago salato d'alta quota che si estende dal Ladakh fino al Tibet, attraverso la linea di confine con la Cina. È celebre per i colori dell'acqua, che cambiano con la luce dal turchese al blu scuro. Si raggiunge da Leh attraverso il valico del Chang La, in una lunga giornata di strada; molti viaggiatori dormono sulle sponde, in campi tendati e piccole guesthouse, per vedere l'alba sul lago. Le notti sono fredde anche in piena estate. Serve il permesso.
Il Tso Moriri, nella regione del Changthang, a sud-est di Leh, è più lontano e meno frequentato del Pangong. Il lago è circondato da montagne e da pascoli dove vivono i pastori nomadi changpa con le loro greggi di capre pashmina, ed è un'area umida protetta, importante per gli uccelli migratori. Sulla riva c'è il villaggio di Korzok, con un piccolo monastero. Le strutture sono essenziali e la quota è più alta di quella di Leh: è una meta per chi è già ben acclimatato. Anche qui serve il permesso.
Sulla strada per Kargil e Srinagar si incontrano due dei monasteri più belli. Alchi, in un villaggio verde vicino all'Indo, è uno dei complessi religiosi più antichi del Ladakh e conserva pitture murali e sculture in legno di straordinaria finezza, di stile indo-tibetano: gli interni sono bui e delicati, e di solito le fotografie non sono consentite. Più avanti, Lamayuru è appollaiato sopra un paesaggio di rocce erose e sabbiose chiamato moonland, il paesaggio lunare. Lungo la stessa valle merita una sosta anche il monastero di Likir. Si visitano in una lunga giornata da Leh, oppure come tappe del viaggio verso Srinagar.
Leh si trova già a quota molto alta, e chi arriva in aereo passa in poche ore dalla pianura all'alta montagna. Il mal di montagna (in inglese AMS, Acute Mountain Sickness) può colpire chiunque, anche chi è giovane e allenato: i sintomi più comuni sono mal di testa, nausea, stanchezza, insonnia e affanno. Le regole di base sono semplici:
Chi arriva via terra da Manali o da Srinagar si acclimata in modo più graduale, ma attraversa comunque valichi molto alti: anche in questo caso le prime notti vanno gestite con prudenza.
Leh, la valle dell'Indo e i monasteri lungo la strada principale, come Thiksey, Hemis, Alchi e Lamayuru, si visitano senza permessi particolari. Le zone vicine ai confini con il Pakistan e la Cina, tra cui la valle di Nubra, il lago Pangong, il Tso Moriri e altre aree del Changthang, sono invece aree protette. Dall'agosto 2021 i cittadini indiani non hanno più bisogno dell'Inner Line Permit per visitarle, mentre per gli stranieri, quindi anche per gli italiani, il permesso è ancora obbligatorio. Si chiama Protected Area Permit e si ottiene di norma tramite un'agenzia locale registrata, con una validità limitata e tasse da pagare. Lungo le strade ci sono posti di controllo: portate con voi diverse fotocopie del permesso e del passaporto.
Ad agosto 2026 l'amministrazione del Ladakh ha annunciato di voler semplificare il sistema, con un permesso unico per la maggior parte del territorio, sportelli di registrazione in aeroporto e controlli più rapidi. Le nuove regole non sono ancora in vigore: aree aperte, durata, costi e modalità vanno verificati prima della partenza sui canali ufficiali dell'amministrazione del Ladakh.
Il modo più rapido è l'aereo: l'aeroporto di Leh è collegato con voli nazionali a Delhi e ad altre città indiane, anche fuori stagione, ma l'atterraggio diretto in quota rende obbligatori i giorni di acclimatamento. I voli possono essere cancellati per il maltempo; compagnie e orari cambiano spesso, verificateli quando prenotate.
Via terra ci sono due strade storiche, aperte solo nella bella stagione, di solito da tarda primavera all'autunno: le date di apertura e chiusura dipendono dalla neve e cambiano ogni anno.
In Ladakh non ci sono treni e i mezzi pubblici sono pochi e lenti. Il modo più comune per spostarsi è il fuoristrada con autista, da noleggiare a Leh per le gite giornaliere o per i circuiti di più giorni: i prezzi sono di norma regolati dalle associazioni locali dei tassisti, chiedete le tariffe in vigore. Molti viaggiatori percorrono la regione in moto, noleggiata a Leh o a Manali, ma serve esperienza su strade di montagna, sterrati e passi in quota. Le distanze non sono enormi, ma i tempi sono lunghi: strade strette, lavori in corso, frane e convogli militari rallentano il viaggio. Fuori da Leh i distributori sono rari e il segnale telefonico è assente o limitato a pochi operatori.
La stagione migliore va da giugno a settembre (vedi dove andare a giugno, a luglio e a settembre): le strade da Manali e Srinagar sono di solito aperte, le giornate sono soleggiate e calde al sole, mentre le notti restano fresche e sui laghi fredde. Il Ladakh si trova in gran parte all'ombra delle piogge monsoniche, ma a luglio e agosto possono arrivare temporali improvvisi e frane, soprattutto sulle strade di accesso. Settembre è spesso il mese più limpido e tranquillo. Da ottobre il freddo aumenta, le strutture chiudono e i passi possono bloccarsi per la neve. L'inverno è rigidissimo: Leh resta raggiungibile solo in aereo, per i viaggiatori più esperti e per chi va in cerca del leopardo delle nevi.