Aggiornato a ottobre 2026
Il Kerala è la lunga striscia verde affacciata sul mare Arabico all'estremità sud-occidentale dell'India, chiusa verso l'interno dalle montagne dei Ghati occidentali. In pochi giorni si passa dai porti coloniali di Kochi, dove per secoli sono arrivati mercanti arabi, cinesi, portoghesi e olandesi, alle lagune e ai canali delle backwaters, dalle colline coperte di tè di Munnar alle foreste di Periyar e alle spiagge di Varkala e Kovalam.
È un'India più tranquilla e più verde di quella del nord, con una forte tradizione di spezie, cucina al cocco, danza kathakali e medicina ayurvedica. Da sapere: ad agosto 2026 il Parlamento indiano ha approvato il cambio del nome ufficiale dello Stato in Keralam, la forma in lingua malayalam. Nei documenti e sui cartelli potrete trovare entrambe le versioni.
Ideale per: natura, ritmi lenti, cucina, cultura e mare. Da non perdere: le reti cinesi al tramonto a Fort Kochi, la sinagoga Paradesi di Mattancherry, una notte in houseboat sulle backwaters di Alappuzha, le piantagioni di tè di Munnar, il lago di Periyar e la scogliera di Varkala. Tempo consigliato: almeno dieci giorni, meglio due settimane. Periodo migliore: da dicembre a febbraio. Da sapere: durante il monsone le colline sono soggette a frane e le autorità possono chiudere strade e siti turistici.
Kochi (Cochin) è la porta d'ingresso del Kerala. La città moderna, con il centro commerciale di Ernakulam, sta sulla terraferma; la parte storica è sulla penisola di Fort Kochi, che si gira bene a piedi o in bicicletta tra case coloniali, magazzini delle spezie e strade alberate. Sul lungomare ci sono le reti cinesi, grandi bilance da pesca in legno abbassate e sollevate a mano con contrappesi di pietra: secondo la tradizione arrivarono dalla Cina, e al tramonto sono il simbolo della città. Poco lontano si visitano la chiesa di San Francesco, tra le più antiche chiese europee dell'India, dove fu sepolto per alcuni anni Vasco da Gama, e la basilica di Santa Cruz. Kochi ospita anche la Biennale di Kochi-Muziris, la più importante rassegna d'arte contemporanea del Paese: si tiene di norma ogni due anni, tra dicembre e marzo, e l'ultima edizione si è aperta a dicembre 2025.
A pochi chilometri da Fort Kochi, Mattancherry è il vecchio quartiere dei commerci, ancora pieno di magazzini di zenzero, pepe e cardamomo. Il Palazzo di Mattancherry, chiamato anche Palazzo olandese, fu costruito dai portoghesi per i raja di Kochi e poi rimaneggiato dagli olandesi: oggi è un museo, famoso per i dipinti murali con scene del Ramayana. Nella vicina Jew Town, la via degli antiquari, si trova la sinagoga Paradesi, del XVI secolo, con il pavimento di piastrelle di porcellana cinese dipinte a mano e i lampadari pendenti dal soffitto: è la testimonianza della comunità ebraica che visse qui per secoli. Accanto alla sinagoga è stato allestito un museo dedicato alla storia degli ebrei di Kochi. La sinagoga è chiusa il sabato e nelle festività ebraiche e ha orari ridotti: verificateli prima di andare.
Le backwaters sono un labirinto di lagune, fiumi e canali paralleli alla costa, circondati da palme, villaggi e risaie. Il centro principale è Alappuzha, la vecchia Alleppey, da cui partono le houseboat, le kettuvallam: un tempo chiatte da carico per il riso, oggi barche con cabine, cucina e veranda. La formula classica è una notte a bordo, ma ci sono anche giri di qualche ora e uscite in canoa nei canali stretti. La zona del Kuttanad, con le risaie coltivate sotto il livello dell'acqua, è la più suggestiva. Tra agosto e settembre si svolgono le gare delle barche serpente, lunghe canoe con decine di rematori. Scegliete operatori autorizzati, controllate che a bordo ci siano giubbotti di salvataggio e informatevi bene su cosa è incluso prima di pagare.
Sulla sponda orientale del grande lago Vembanad, vicino a Kottayam, Kumarakom è la versione più tranquilla delle backwaters, con resort affacciati sull'acqua e un santuario degli uccelli dove si avvistano aironi, cormorani e martin pescatori, soprattutto di mattina presto. Anche da qui partono houseboat e barche per il lago.
Salendo nei Ghati occidentali si arriva a Munnar, una ex stazione collinare britannica circondata da chilometri di piantagioni di tè pettinate sulle colline. Il clima è fresco e i panorami cambiano a ogni curva tra nebbie e cascate. Si visitano un museo del tè e le piantagioni e si sale ai punti panoramici come Top Station. Poco fuori dal paese c'è il Parco nazionale di Eravikulam, dove vive il tahr dei Nilgiri, una capra di montagna endemica, e dove si trova l'Anamudi, la vetta più alta dell'India meridionale. Il parco di norma chiude per alcune settimane all'inizio dell'anno, nella stagione dei parti dei tahr: verificate le date. Le foreste dei Ghati occidentali sono patrimonio UNESCO dal 2012. Per un confronto con un'altra terra del tè, leggete la nostra guida a Nuwara Eliya, in Sri Lanka.
Al confine con il Tamil Nadu, la riserva della tigre di Periyar si visita da Thekkady e dal vicino paese di Kumily. Il modo classico è la gita in barca sul lago di Periyar, nato da una diga, con la possibilità di vedere elefanti, bisonti indiani (gaur), cervi e molti uccelli; le tigri si vedono raramente. Il dipartimento forestale organizza anche passeggiate e uscite in zattera di bambù con guide locali, a posti limitati: prenotate presto sui canali ufficiali della riserva. Attorno a Kumily si visitano le piantagioni di spezie, con pepe, cardamomo, cannella e noce moscata.
Varkala è famosa per la sua scogliera di laterite rossa a picco sulla spiaggia, con un sentiero in cima pieno di caffè, negozi e scuole di yoga. Sotto c'è la spiaggia di Papanasam, sacra per gli induisti, che vi celebrano riti per i defunti, e poco lontano l'antico tempio di Janardhana Swamy. La scogliera è soggetta a erosione: a luglio 2026, dopo giorni di pioggia, ne è crollato un tratto. Restate lontani dal bordo, soprattutto di sera e con il terreno bagnato, e seguite le indicazioni della polizia turistica.
Più a sud, Kovalam è la località balneare storica del Kerala, con piccole baie a mezzaluna e il faro a strisce sulla spiaggia omonima. È comoda per qualche giorno di mare a fine viaggio, vicino all'aeroporto di Thiruvananthapuram. Le correnti possono essere forti: fate il bagno solo nei tratti sorvegliati e seguite le bandiere dei bagnini.
La capitale dello Stato, Thiruvananthapuram (Trivandrum), merita almeno mezza giornata. Il centro spirituale è il tempio di Sree Padmanabhaswamy, dedicato a Vishnu: l'ingresso è riservato agli induisti, con un codice di abbigliamento molto rigido, ma l'esterno e le vie attorno sono interessanti. Vicino al tempio c'è il palazzo-museo di Kuthira Malika; più a nord, in un parco, il Museo Napier, in uno scenografico edificio ottocentesco.
Il kathakali è il teatro danzato del Kerala: gli attori, con trucchi elaboratissimi e costumi enormi, raccontano gli episodi dei poemi epici solo con gesti, espressioni del viso e movimenti degli occhi, accompagnati da tamburi e canto. A Fort Kochi e in altre città ci sono spettacoli brevi per i visitatori; arrivate prima per assistere alla preparazione del trucco. Nel nord del Kerala, nella stagione secca, si possono vedere i rituali del theyyam. L'ayurveda, la medicina tradizionale indiana, qui è di casa: dai semplici massaggi ai trattamenti di più settimane. Per le cure vere e proprie scegliete centri con medici ayurvedici qualificati e, se avete problemi di salute, sentite prima il vostro medico.
La cucina del Kerala è a base di riso, cocco, pesce e spezie. Da provare il sadya, il pranzo delle feste servito su una foglia di banano con tanti piccoli piatti vegetariani, gli appam con lo stufato di verdure o di carne, il puttu con i ceci, il curry di pesce e il karimeen, il pesce delle backwaters cotto in foglia di banano.
Il monsone di sud-ovest arriva di norma all'inizio di giugno e porta piogge forti fino a settembre; tra ottobre e novembre ci sono ancora piogge, più brevi. Negli ultimi anni il Kerala è stato colpito da alluvioni e frane gravi. Il 30 luglio 2024 una frana devastante nel distretto di Wayanad ha distrutto i villaggi di Mundakkai e Chooralmala, causando centinaia di vittime: le zone colpite sono state dichiarate aree interdette, e il distretto ha chiesto ai turisti di non visitarle. Anche nell'estate 2026 le piogge intense hanno provocato allerte rosse in molti distretti, divieti di circolazione notturna nelle zone collinari di Idukki, dove si trova Munnar, e la sospensione di trekking e turismo d'avventura a Wayanad. Se viaggiate tra giugno e novembre seguite gli avvisi del servizio meteorologico indiano e dell'autorità per le emergenze del Kerala, evitate di guidare di notte in montagna e tenete un margine di giorni liberi nel programma.
Il Kerala ha diversi aeroporti internazionali: i più comodi per un viaggio turistico sono Kochi e Thiruvananthapuram, ma ci sono scali anche a Kozhikode e Kannur, nel nord. Dall'Italia si vola con uno scalo, spesso nel Golfo o in un'altra città indiana: compagnie e rotte cambiano spesso, verificatele quando prenotate. Ci sono voli interni da Delhi, Mumbai e Goa, e collegamenti con le vicine Maldive e lo Sri Lanka.
In treno, la linea costiera collega Ernakulam, Kottayam, Alappuzha, Varkala e Thiruvananthapuram e prosegue verso il resto dell'India. Biglietti e orari si consultano sul sito ufficiale delle ferrovie IRCTC; sui treni a lunga percorrenza prenotate con anticipo.
Munnar e Thekkady non sono raggiungibili in treno: ci si arriva in autobus o, più comodamente, con un'auto con autista, la soluzione più diffusa per un itinerario di più tappe. Le strade di montagna sono strette e lente: calcolate tempi lunghi anche per distanze brevi. A Kochi i traghetti collegano Ernakulam a Fort Kochi e alle isole. Per gli spostamenti brevi ci sono i tuk-tuk e i taxi prenotabili con le app; concordate il prezzo prima di partire se non c'è il tassametro.
Il periodo migliore va da dicembre a febbraio, con clima caldo ma meno umido, cielo sereno e mare calmo (vedi dove andare a dicembre, a gennaio e a febbraio). Novembre e marzo sono buoni mesi di passaggio (vedi dove andare a novembre e a marzo). Aprile e maggio sono molto caldi e afosi, ideali solo per le colline. Da giugno a settembre c'è il monsone: è la stagione tradizionale dei trattamenti ayurvedici e le colline sono verdissime, ma frane e alluvioni possono bloccare strade e attività. Tra agosto e settembre si celebra Onam, la festa del raccolto, con fiori, pranzi e gare di barche.