Aggiornato a ottobre 2026
Varanasi, chiamata anche Benares o Kashi, è la città più sacra dell'induismo e una delle tappe più intense di un viaggio in India. Sorge sulla riva occidentale del Gange, nello Stato dell'Uttar Pradesh, ed è considerata la città di Shiva: secondo la tradizione chi muore qui ottiene la liberazione dal ciclo delle rinascite. Ogni giorno arrivano pellegrini da tutto il Paese per bagnarsi nel fiume, pregare e accompagnare i propri cari nell'ultimo viaggio.
Il cuore della città sono i ghat, le grandi scalinate di pietra che scendono nell'acqua per chilometri. Qui la vita e la morte convivono sotto gli occhi di tutti: bagni rituali, lavandai, sadhu, cerimonie serali e roghi funebri. Alle spalle si apre il labirinto dei vicoli della città vecchia. Varanasi può disorientare, ma lascia un ricordo che pochi luoghi sanno dare.
Ideale per: spiritualità, fotografia, cultura induista e buddhista. Da non perdere: il giro in barca all'alba lungo i ghat, la Ganga aarti serale a Dashashwamedh, una passeggiata sui ghat da Assi a Manikarnika, il tempio di Kashi Vishwanath con il nuovo corridoio, i vicoli della città vecchia e Sarnath, dove il Buddha tenne il primo sermone. Tempo consigliato: almeno due notti piene, meglio tre. Periodo migliore: da ottobre a marzo. Da sapere: ai ghat delle cremazioni non si fotografa, e nel tempio di Kashi Vishwanath non si entra con il telefono.
Lungo la riva del Gange si susseguono decine di ghat, ognuno con la sua storia, i suoi templi e i palazzi costruiti nei secoli da maharaja e famiglie nobili di tutta l'India. Il modo migliore per conoscerli è camminare lungo il fiume, di mattina presto o nel tardo pomeriggio, da sud verso nord. A sud c'è Assi Ghat, più ampio e frequentato da studenti e viaggiatori, dove all'alba si tiene un programma di musica, preghiere e yoga. Proseguendo si incontrano Harishchandra Ghat, uno dei due luoghi delle cremazioni, e Kedar Ghat, con il tempio a strisce bianche e rosse, fino a Dashashwamedh. Più a nord ci sono Manikarnika e i ghat più tranquilli, come Panchganga. Sono luoghi di culto: vestitevi in modo sobrio.
Dashashwamedh Ghat è il ghat principale, sempre affollato di pellegrini, barcaioli e sacerdoti sotto i grandi ombrelli. Ogni sera, dopo il tramonto, qui si celebra la Ganga aarti, la cerimonia di offerta al fiume: giovani sacerdoti in fila, vestiti allo stesso modo, muovono grandi lampade a più fiamme, incenso e conchiglie al ritmo di campane e canti. È uno spettacolo molto partecipato: per trovare posto arrivate con largo anticipo, sulle scalinate o su una barca ferma davanti al ghat. Una cerimonia simile, più raccolta, si tiene ad Assi Ghat. Con le piene la cerimonia viene spostata più in alto, come nell'estate del 2025.
Il momento più bello di Varanasi è l'alba, quando il sole sorge dalla riva opposta, quella rimasta senza costruzioni, e illumina le facciate dei ghat. I pellegrini si immergono nel fiume e lasciano scivolare sull'acqua piccole lampade di fiori. Una barca a remi, o a motore per tratti più lunghi, permette di vedere tutta la riva in un'ora circa, spesso da Dashashwamedh o da Assi. Il prezzo si concorda prima di salire: chiedete in albergo qual è la tariffa corretta. Nella stagione dei monsoni, quando il fiume è in piena, le autorità possono sospendere la navigazione.
Manikarnika Ghat è il principale luogo delle cremazioni: i roghi ardono giorno e notte, tra cataste di legna e cortei che scendono dai vicoli portando i corpi avvolti in teli colorati. Si può osservare da una certa distanza o dalla barca, in silenzio e con rispetto: non si fotografano né si filmano i roghi e i familiari, e non bisogna avvicinarsi alle pire. Diffidate di chi si offre come guida e poi chiede soldi per la legna dei roghi. Nel 2026 sul ghat sono in corso lavori di ristrutturazione e consolidamento voluti dall'amministrazione, che hanno suscitato polemiche in India: l'aspetto dei luoghi può cambiare e alcuni passaggi possono essere chiusi.
Il Kashi Vishwanath, il Tempio d'Oro, è il tempio più importante della città, dedicato a Shiva come Signore dell'universo, ed è uno dei dodici jyotirlinga, i santuari più sacri del dio. Per secoli si raggiungeva solo dai vicoli; dal 2021 il corridoio Kashi Vishwanath Dham collega il tempio direttamente al Gange, con ampi cortili, porticati e un accesso dai ghat. Le file possono essere molto lunghe, soprattutto il lunedì, nel mese di Shravan e nelle feste. All'interno non si portano telefoni, fotocamere, borse e oggetti elettronici: si lasciano negli armadietti all'ingresso. Esistono accessi agevolati a pagamento e dal 2026 il tempio sta introducendo per gradi un sistema di registrazione tramite app per alcuni servizi: le regole cambiano spesso, verificatele sul posto o sui canali ufficiali del tempio. Vestitevi con braccia e gambe coperte.
Dietro ai ghat si apre il dedalo delle gali, i vicoli della vecchia Benares, spesso larghi poco più di un metro. Si cammina tra piccoli templi incastonati nei muri, botteghe di fiori e incenso e venditori di dolci. Perdersi fa parte dell'esperienza: per ritrovare la strada basta scendere verso il fiume. Attenzione alle mucche e alle moto, che passano anche nei vicoli più stretti. Un buon punto di partenza è l'incrocio di Godowlia, il centro commerciale e caotico della città, a pochi passi da Dashashwamedh.
Varanasi è famosa da secoli per la seta di Banaras, lavorata con broccati e fili d'oro e d'argento: i suoi sari sono tra i più preziosi dell'India e si indossano ai matrimoni. Nei quartieri dei tessitori si sente ancora il rumore dei telai a mano. Per acquistare, diffidate dei procacciatori che vi accompagnano nei negozi in cambio di una commissione e dei prezzi troppo bassi: la vera seta di Banaras ha un marchio di indicazione geografica.
Sulla riva opposta del Gange, a sud della città, sorge il forte di Ramnagar, costruito nel Settecento in arenaria rossa e residenza dei maharaja di Benares. Una parte ospita un museo con auto d'epoca, portantine, armi e un antico orologio astronomico. Ramnagar è famosa anche per la sua Ramlila, la rappresentazione del poema Ramayana che si svolge ogni anno in autunno per molte sere di seguito, in diversi luoghi della città: la tradizione della Ramlila è riconosciuta dall'UNESCO come patrimonio culturale immateriale. Orari del museo da verificare.
Poco a nord-est di Varanasi si trova Sarnath, uno dei quattro luoghi più sacri del buddhismo: nel parco dei cervi il Buddha, dopo l'illuminazione a Bodh Gaya, tenne il suo primo sermone. Dal 25 luglio 2026 l'antico sito buddhista di Sarnath è patrimonio dell'umanità UNESCO, con l'area archeologica e lo stupa di Chaukhandi. Nel parco si vedono il grande stupa Dhamek, le rovine di monasteri e dello stupa Dharmarajika e i resti di una colonna fatta erigere dall'imperatore Ashoka. Il Museo archeologico di Sarnath, gestito dall'Archaeological Survey of India, conserva il celebre capitello dei leoni di Ashoka, diventato l'emblema nazionale dell'India. Intorno ci sono templi moderni di diversi Paesi buddhisti. Calcolate mezza giornata e verificate i giorni di chiusura del museo. Chi segue i luoghi del Buddha può proseguire verso Bodh Gaya e Lumbini, in Nepal (vedi il nostro racconto di viaggio a Kathmandu).
La festa più spettacolare di Varanasi è la Dev Deepawali, la Diwali degli dei, che si celebra nella notte di luna piena del mese di Kartik, circa due settimane dopo Diwali: tutti i ghat vengono illuminati da centinaia di migliaia di lampade a olio, con cerimonie, musica e fuochi d'artificio. Secondo i calendari tradizionali nel 2026 cade il 24 novembre: verificate la data ufficiale prima di organizzare il viaggio. In quei giorni la città è affollatissima, le barche e gli alloggi si prenotano con molto anticipo e i prezzi salgono. Molto sentite anche Diwali, Holi e Mahashivratri, la notte di Shiva.
Varanasi è in gran parte vegetariana. La colazione tipica è a base di kachori fritti con curry di patate e jalebi caldi; nei vicoli si beve il lassi nei bicchieri di terracotta e in inverno si trova il malaiyo, una spuma di latte allo zafferano. Il paan di Banaras, la foglia di betel ripiena, è un'istituzione.
L'aeroporto internazionale Lal Bahadur Shastri si trova a nord-ovest della città ed è collegato con voli diretti a Delhi, Mumbai e alle altre principali città indiane. Dall'Italia non ci sono voli diretti: si arriva con uno scalo, di solito a Delhi o in un hub del Golfo. Dall'aeroporto al centro si va in taxi prepagato o con le app; i tempi dipendono dal traffico.
In treno, le stazioni principali sono Varanasi Junction (chiamata anche Varanasi Cantt), Banaras e, sull'altra sponda del fiume, Pandit Deen Dayal Upadhyaya Junction. Ci sono treni notturni e veloci, compresi i Vande Bharat, da Delhi e collegamenti con Agra e Calcutta. I posti si esauriscono presto: prenotate con anticipo sul sito ufficiale delle ferrovie IRCTC e verificate orari e numeri dei treni prima di partire. In inverno la nebbia nella pianura del Gange può causare ritardi anche di molte ore.
La città vecchia e i ghat si visitano a piedi: molte zone vicino al fiume sono chiuse alle auto, e nei vicoli si passa solo camminando. Per le distanze maggiori ci sono i risciò a pedale, gli e-rickshaw e gli autorisciò; concordate il prezzo prima di salire o usate le app di trasporto, che funzionano anche qui. Per Sarnath e Ramnagar conviene un autorisciò o un'auto con autista per mezza giornata. Ricordate il nome del ghat più vicino al vostro alloggio: è il riferimento che tutti conoscono.
Il periodo migliore va da ottobre a marzo (vedi dove andare a ottobre, a novembre e a febbraio). Ottobre e novembre sono i mesi delle grandi feste. Tra dicembre e gennaio (vedi dove andare a dicembre) le mattine sono fredde e spesso avvolte nella nebbia, molto suggestiva sul fiume ma causa di ritardi di treni e voli. Da aprile a giugno il caldo è soffocante. Con i monsoni, da luglio a settembre, il Gange si gonfia e può sommergere i ghat: nell'agosto del 2025 la piena ha spostato le cerimonie e le cremazioni sulle terrazze e ha fermato le barche.