Viaggi e Racconti

Tibet: Lhasa, il Potala e i monasteri sul tetto del mondo

Aggiornato a ottobre 2026

Il Palazzo del Potala bianco e rosso sulla collina di Lhasa, con le bandiere di preghiera in primo piano e le montagne sullo sfondo

Il Tibet è un altopiano immenso a nord dell'Himalaya, dove i passi si alzano oltre i cinquemila metri e i laghi hanno colori che sembrano dipinti. Per la Cina è la Regione autonoma del Tibet, con capoluogo Lhasa; la cultura tibetana però si estende anche alle province vicine, dal Qinghai al Sichuan occidentale fino al nord dello Yunnan. È una meta a parte rispetto al resto del Paese: per entrare servono permessi speciali e un viaggio organizzato, e l'altitudine va presa sul serio.

Chi arriva fin qui trova uno dei luoghi più intensi dell'Asia: il Palazzo del Potala che domina Lhasa, i pellegrini che girano attorno al Jokhang facendo ruotare le ruote di preghiera, i monasteri dove i monaci discutono di filosofia battendo le mani, le bandierine colorate sui passi di montagna e, nelle giornate limpide, la parete nord dell'Everest.

In breve

Ideale per: chi cerca un viaggio culturale e spirituale, gli amanti dei paesaggi d'alta quota, chi vuole vedere l'Everest dal versante nord. Da non perdere: il Potala, il Jokhang e il circuito del Barkhor, i dibattiti dei monaci di Sera, il lago Yamdrok, lo stupa di Gyantse, il monastero di Tashilhunpo a Shigatse. Periodo migliore: da aprile a ottobre, con maggio, giugno, settembre e ottobre come mesi più limpidi. Tempo consigliato: almeno cinque o sei giorni per Lhasa e dintorni, una decina per arrivare all'Everest. Documenti: oltre all'ingresso in Cina serve il Tibet Travel Permit, che si ottiene solo tramite un'agenzia autorizzata.

Cosa vedere e cosa fare

Il Palazzo del Potala

Il Potala è il simbolo del Tibet: un'enorme fortezza-palazzo che sale lungo i fianchi della Collina Rossa, nel centro di Lhasa. Le prime costruzioni risalgono al VII secolo, ma l'edificio attuale fu eretto nel Seicento, al tempo del quinto Dalai Lama, e fu per secoli la residenza invernale dei Dalai Lama e la sede del governo. Si distinguono il Palazzo Bianco, con gli appartamenti e gli uffici, e il Palazzo Rosso, con le cappelle e gli stupa funerari dei Dalai Lama, decorati d'oro e pietre preziose. Insieme al Jokhang e al Norbulingka è patrimonio dell'umanità UNESCO.

La visita si fa su prenotazione, con ingressi a orario e numero limitato, ed è l'agenzia a occuparsene; all'interno si segue un percorso a senso unico, a passo svelto, e di solito non si possono fare foto. La salita è fatta di scalinate: meglio non programmarla il primo giorno, prima di esserti acclimatato. Per la foto classica del palazzo c'è la collina di fronte, sul lato opposto della piazza.

Il Jokhang e il Barkhor

Il Jokhang è il tempio più sacro del Tibet, meta di pellegrini da tutto l'altopiano. Custodisce la statua del Jowo Shakyamuni, il Buddha giovane, la più venerata dai tibetani; davanti all'ingresso i fedeli si prostrano per ore e dalla terrazza sul tetto si vedono i tetti dorati e, in lontananza, il Potala. Attorno al tempio corre il Barkhor, il circuito di pellegrinaggio che si percorre in senso orario, tra bancarelle, bruciatori d'incenso e case tradizionali della città vecchia. La sera e al mattino presto, quando i pellegrini sono più numerosi, è uno spettacolo.

Sera, Drepung e il Norbulingka

Alla periferia nord di Lhasa, il monastero di Sera è famoso per i dibattiti dei monaci, che si tengono di solito nel pomeriggio in un cortile alberato: i monaci si sfidano su questioni di dottrina con gesti teatrali e battiti di mani. Non si fanno tutti i giorni, quindi chiedi alla guida. A ovest, Drepung è stato uno dei monasteri più grandi del mondo buddhista, con un dedalo di edifici bianchi. Il Norbulingka è il parco della residenza estiva dei Dalai Lama.

Il lago Yamdrok e la strada per Gyantse

Sulla strada verso sud-ovest si supera un alto passo e appare il lago Yamdrok, uno dei laghi sacri del Tibet, dal colore turchese intenso, con le rive frastagliate tra le montagne. La tappa successiva è Gyantse, cittadina dominata da una fortezza su una rupe, con il monastero di Pelkor Chode e il Kumbum, un grande stupa a più piani con decine di cappelle dipinte.

Shigatse e Tashilhunpo

Shigatse è la seconda città del Tibet. Il suo monumento principale è il monastero di Tashilhunpo, sede tradizionale dei Panchen Lama, con una grande statua del Buddha Maitreya, tetti dorati e vicoli in cui vivono e studiano i monaci. Da qui inizia la strada verso l'Everest.

Il campo base dell'Everest e Rongbuk

Dal versante tibetano l'Everest si raggiunge su strada, cosa impossibile dal lato nepalese, attraversando la riserva naturale del Qomolangma. Ci si ferma nell'area del monastero di Rongbuk, tra i più alti del mondo, con la parete nord della montagna davanti agli occhi; si dorme a oltre cinquemila metri, quindi questa tappa va fatta solo dopo alcuni giorni di acclimatamento. Le regole su fin dove possono arrivare i turisti e su dove si dorme sono cambiate più volte negli ultimi anni: chiedi all'agenzia cosa è consentito nel periodo del tuo viaggio. Dopo il terremoto del 7 gennaio 2025 nella contea di Tingri l'area era rimasta chiusa ai turisti stranieri fino a marzo 2025. L'Everest è il punto più famoso della catena dell'Himalaya.

Il lago Namtso e il monte Kailash

A nord di Lhasa, oltre un passo molto alto, il lago Namtso è un grande lago salato circondato da pascoli e montagne innevate; in inverno l'accesso può essere limitato. Nel lontano Tibet occidentale il monte Kailash, sacro per buddhisti, induisti, giainisti e bon, è la meta della kora, il giro rituale a piedi attorno alla montagna, che richiede più giorni, ottima forma fisica e permessi aggiuntivi; in inverno non si fa.

Cultura, feste e rispetto dei luoghi

Attorno a templi, stupa e monasteri si gira sempre in senso orario. Nei monasteri vestiti in modo sobrio, chiedi prima di fotografare persone e interni (spesso le foto sono vietate o si pagano a parte) e non toccare le statue. Tra le feste più sentite ci sono il Losar, il Capodanno tibetano, il mese sacro di Saga Dawa e lo Shoton, d'estate, con l'esposizione di un grande thangka a Drepung: le date seguono il calendario lunare. In tavola si trovano la tsampa di farina d'orzo tostata, i ravioli momo, le zuppe di noodle e il tè al burro salato.

Come arrivare

A Lhasa si arriva in aereo o in treno, sempre dalla Cina, dopo essere entrati nel Paese. I voli partono da diverse città cinesi, con i collegamenti più frequenti da Chengdu; ci sono voli anche da Pechino, Shanghai e Xi'an. L'aeroporto di Lhasa Gonggar si trova a una certa distanza dalla città, nella valle dello Yarlung Tsangpo. Compagnie e frequenze cambiano: verificale quando prenoti.

Il treno sulla ferrovia Qinghai-Tibet è un'esperienza in sé: parte da Xining, nel Qinghai, e attraversa l'altopiano tra steppe, laghi e passi d'alta quota, in un viaggio di molte ore. Salire gradualmente può aiutare l'acclimatamento, ma non lo sostituisce. Per il biglietto serve il permesso, quindi se ne occupa l'agenzia.

Esiste anche la via di terra dal Nepal, da Kathmandu (ne parliamo nel racconto Viaggio a Kathmandu) verso Gyirong. Dopo l'alluvione del 26 agosto 2026 al valico di Rasuwagadhi-Gyirong, a fine agosto 2026 le autorità cinesi hanno sospeso i permessi di frontiera per quel valico e le partenze via terra si sono fermate: verifica se è stato riaperto prima di progettare questo itinerario. Chi entra dal Nepal di solito ha bisogno di un visto di gruppo particolare, salvo i cittadini esenti: chiedi all'agenzia.

Come muoversi

In Tibet gli stranieri non possono viaggiare da soli: l'agenzia organizza un itinerario approvato, con guida tibetana autorizzata, autista e veicolo, e le tappe devono essere indicate nei permessi. Lungo le strade ci sono posti di controllo dove si mostrano passaporto e permessi, che è la guida a gestire. Le distanze sono lunghe e le strade salgono su passi molto alti: calcola giornate intere di trasferimento.

Quando andare

La stagione più indicata va da aprile a ottobre. Maggio e giugno, come settembre e ottobre, hanno cieli spesso limpidi, ideali per l'Everest (vedi dove andare a maggio e dove andare a ottobre). In luglio e agosto arrivano le piogge estive, le nuvole possono nascondere le vette e c'è più affollamento. L'inverno è freddo e secco, con sole a Lhasa e pochi turisti, ma le zone più alte sono gelide e alcune strade possono chiudere. Evita la Golden Week di inizio ottobre, quando voli e treni si esauriscono.

L'accesso degli stranieri può essere sospeso in alcuni periodi considerati sensibili: in passato è successo più volte tra fine febbraio e marzo e attorno ad anniversari politici, oltre che per calamità naturali. Secondo le agenzie, nel 2026 il Tibet è rimasto aperto anche nel periodo del Losar e di marzo, ma ogni anno la situazione va verificata al momento della prenotazione.

Dove dormire

Non tutte le strutture sono autorizzate ad accogliere ospiti stranieri: di solito è l'agenzia a prenotare, insieme ai permessi.

Documenti e permessi

Per entrare in Cina i cittadini italiani possono viaggiare senza visto per turismo fino a 30 giorni: la misura è valida, al momento in cui scriviamo, fino al 31 dicembre 2026 e per il 2027 la proroga non è ancora ufficiale. Trovi tutti i dettagli nella guida alla Cina. Chi entra con il transito senza visto deve verificare con l'agenzia se il Tibet è compreso tra le zone consentite.

L'esenzione dal visto non basta: per la Regione autonoma del Tibet serve anche il Tibet Travel Permit, rilasciato dall'ufficio del turismo tibetano. Non si può chiedere da soli: lo richiede un'agenzia autorizzata, insieme a un viaggio organizzato con guida, e servono di solito alcune settimane, quindi prenota con largo anticipo, soprattutto per l'estate. Il permesso va mostrato per salire sull'aereo o sul treno per Lhasa. Per alcune zone, come l'Everest, il Kailash, il Tibet occidentale e le aree di confine, servono permessi aggiuntivi, sempre tramite l'agenzia. Le regole cambiano spesso e senza preavviso: verificale prima di prenotare. Le zone tibetane fuori dalla Regione autonoma, nel Sichuan occidentale, nel Qinghai o nello Yunnan intorno a Shangri-La, di norma non richiedono questo permesso.

La quota e il mal di montagna

Lhasa si trova ben oltre i tremila metri di quota e gran parte degli itinerari sale ancora più in alto. Il mal di montagna può colpire chiunque, anche le persone allenate: mal di testa, nausea, insonnia e affanno sono segnali da non sottovalutare. I primi due o tre giorni a Lhasa vanno presi con calma, senza sforzi, bevendo molto ed evitando alcol; si sale verso l'Everest solo in modo graduale. Prima di partire parla con il tuo medico o con un centro di medicina dei viaggi, soprattutto se hai problemi di cuore, di pressione o respiratori, e chiedi a lui degli eventuali farmaci. Se i sintomi peggiorano, la cura è scendere di quota.

Consigli pratici

Altre guide sulla Cina