Aggiornato a ottobre 2026
Il parco nazionale di Ordesa y Monte Perdido si trova in Spagna, nel nord dell'Aragona, nella provincia di Huesca, sul versante meridionale dei Pirenei. È uno dei parchi nazionali più antichi del Paese e protegge il massiccio calcareo del Monte Perdido, che con i suoi 3.348 metri è la terza cima dei Pirenei ed è considerato il massiccio calcareo più alto d'Europa, e le quattro valli profonde che scendono dalle sue pendici: Ordesa, Añisclo, Escuaín e Pineta.
Il paesaggio è diverso da quello delle Alpi: canyon scavati dall'acqua, pareti rocciose a strati alte centinaia di metri, cengie sospese sul vuoto, boschi di faggi, abeti e pini e una lunga serie di cascate. Insieme al circo di Gavarnie, sull'altro versante del confine, forma il sito Patrimonio dell'Umanità UNESCO Pirenei – Monte Perdido, riconosciuto nel 1997 sia per la natura sia per il paesaggio pastorale.
Da non perdere: la valle di Ordesa con la cascata della Cola de Caballo, il sentiero panoramico della Faja de Pelay, il paese di Torla, il canyon di Añisclo, le gole di Escuaín, la valle di Pineta e il borgo medievale di Aínsa. Periodo migliore: da giugno a ottobre, con l'autunno particolarmente bello per i colori dei faggi. In alta stagione nella valle di Ordesa non si entra con l'auto privata: si sale con il bus da Torla.
La valle di Ordesa è il settore più famoso e frequentato del parco: un canyon glaciale lungo e profondo, percorso dal fiume Arazas e chiuso da pareti calcaree che cambiano colore con la luce. Il punto di partenza delle escursioni è la Pradera de Ordesa, un ampio prato in fondo alla strada che sale da Torla. Da qui il sentiero classico risale il fondovalle tra faggete e abetaie, passando accanto a una serie di cascate, poi supera le Gradas de Soaso, una scalinata di salti d'acqua, e arriva al circo di Soaso. In fondo al circo scende la Cola de Caballo, la "coda di cavallo", la cascata simbolo del parco, ai piedi del Monte Perdido. Il percorso è lungo ma senza difficoltà tecniche.
Per vedere la valle dall'alto, il percorso più spettacolare è la Faja de Pelay, una cengia naturale che corre a mezza costa lungo il versante meridionale del canyon, con il bosco sotto i piedi e la vista sulle grandi pareti di fronte. Di solito la si abbina al sentiero di fondovalle per fare un anello: si sale ripidamente dalla Pradera lungo la Senda de los Cazadores fino al belvedere di Calcilarruego, si percorre la cengia fino al circo di Soaso e si rientra lungo il fiume. È un'escursione lunga e con un dislivello importante all'inizio, adatta a chi ha un buon allenamento: il sentiero della cengia non presenta passaggi tecnici, ma serve passo sicuro.
Sopra il circo di Soaso il sentiero sale al rifugio di Góriz, base per la salita al Monte Perdido e per le escursioni d'alta quota verso la Brecha de Rolando (la Brèche de Roland dei francesi), il varco nella cresta di confine che si affaccia su Gavarnie. Sono itinerari d'alta montagna, lunghi e impegnativi: con neve o ghiaccio, frequenti anche all'inizio dell'estate, alcuni tratti diventano pericolosi e richiedono esperienza, attrezzatura adeguata o una guida. Il rifugio va prenotato in anticipo in alta stagione. Dal 2022 nel settore di Ordesa è vietato il bivacco, tranne nell'area di Góriz, con posti limitati e prenotazione obbligatoria.
Torla è il paese di accesso alla valle di Ordesa: un borgo di montagna con case in pietra, tetti di ardesia e camini tradizionali, raccolto intorno alla chiesa e affacciato sulle pareti del Mondarruego. Da qui partono i bus per la Pradera e alcuni sentieri che raggiungono il parco a piedi lungo il fiume Ara, senza usare la navetta.
Il canyon di Añisclo, a sud-est di Ordesa, è una gola stretta e profonda scavata dal fiume Bellós, più selvaggia e meno frequentata della valle principale. Lo si raggiunge da Escalona, nella valle del Cinca, lungo una strada stretta che corre in fondo alla gola: in alta stagione possono esserci limitazioni alla circolazione e i parcheggi sono pochi. Dalla zona dell'eremo di San Úrbez, costruito sotto la roccia, parte il sentiero che risale il canyon tra pozze di acqua color smeraldo e boschi fitti, fino alla zona di Fuen Blanca per chi vuole spingersi più in alto.
Il settore di Escuaín è il più piccolo e il più tranquillo del parco: un canyon calcareo scavato dal fiume Yaga, circondato da piccoli villaggi di montagna come Escuaín, Revilla e Tella, alcuni quasi abbandonati. È un luogo ideale per osservare i grandi rapaci, come il grifone e il gipeto, e per escursioni brevi verso belvedere sulle gole.
Il settore più orientale è la valle di Pineta, raggiungibile da Bielsa: una valle glaciale ampia e verde, chiusa in fondo da una grande parete rocciosa sopra la quale si nasconde il versante nord del Monte Perdido, con i resti dei suoi ghiacciai. Qui nasce il fiume Cinca, che scende in una serie di cascate. Dal fondovalle un sentiero ripido sale al Balcón de Pineta, un terrazzo d'alta quota con la vista sulla parete nord della montagna; è un'escursione impegnativa, da fare con tempo stabile.
A sud del parco, Aínsa è uno dei borghi medievali più belli dell'Aragona: un centro storico su un'altura alla confluenza dei fiumi Ara e Cinca, con una grande Plaza Mayor porticata, le mura, il castello e la chiesa romanica di Santa María. È una base centrale per raggiungere in auto Ordesa, Añisclo, Escuaín e Pineta.
Nel parco vivono camosci, marmotte, aquile reali, grifoni e il gipeto, il grande avvoltoio barbuto. Le regole sono rigide: non si raccolgono piante o rocce, i cani devono restare al guinzaglio (e sui bus da Torla viaggiano solo in trasportino nel bagagliaio, salvo i cani guida) e il campeggio notturno è ammesso solo in zone e quote precise. Quando incontri mucche, pecore o cavalli al pascolo, mantieni la distanza.
La cucina dell'Alto Aragona è una cucina di montagna, semplice e sostanziosa: l'agnello alla brace o al forno, le migas di pane raffermo con aglio e salsiccia, i legumi stufati, i funghi d'autunno e i salumi locali. Da assaggiare anche i formaggi di pecora e di capra delle valli.
In aereo: l'aeroporto internazionale più comodo con molti voli dall'Italia è Barcellona; più vicino c'è quello di Saragozza, con collegamenti dall'Italia limitati. Dal versante francese si può volare anche a Tolosa o a Lourdes-Tarbes. Verifica i voli diretti, che cambiano secondo la stagione.
In auto: dall'Italia si percorre la costa francese passando per la Provenza e la Linguadoca, poi si entra in Spagna e si raggiunge Huesca, oppure si arriva in traghetto a Barcellona con la propria auto. Dalla Francia si attraversa la catena con il tunnel di Bielsa, comodo per la valle di Pineta, o dal colle del Portalet. Sul posto l'auto è quasi indispensabile per spostarsi tra i quattro settori del parco.
In autobus: ci sono collegamenti di linea da Huesca e Sabiñánigo verso Torla, poco frequenti: controlla gli orari aggiornati.
Ogni settore del parco si raggiunge da una strada diversa e non esistono strade che attraversano il massiccio: per passare da Ordesa ad Añisclo o a Pineta bisogna girare intorno alle montagne, e le distanze, brevi sulla carta, richiedono tempo. Conviene scegliere una base, come Torla per Ordesa o Aínsa per le altre valli, e dedicare un giorno a ogni settore. Per la valle di Ordesa, nei periodi in cui la strada è chiusa, lascia l'auto a Torla e prendi il bus per la Pradera; parti presto la mattina, perché nelle giornate di punta le code sono lunghe.
Il periodo migliore va da giugno a ottobre. Luglio e agosto sono i mesi più affollati e nei pomeriggi estivi i temporali sono frequenti. Giugno è il mese delle cascate più ricche d'acqua, mentre settembre e ottobre sono più tranquilli e i boschi di faggi si colorano di giallo e rosso. D'inverno la neve chiude i sentieri in quota e alcune strade di accesso, e le escursioni diventano attività da esperti. Per altre idee leggi dove andare a settembre.