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Sidi Bou Said: il villaggio bianco e blu sul golfo di Tunisi

Aggiornato a ottobre 2026

Un vicolo acciottolato di Sidi Bou Said con case bianche, porte e persiane azzurre e bouganville fucsia, con uno scorcio del golfo di Tunisi sullo sfondo

Sidi Bou Said è un piccolo villaggio su una collina affacciata sul golfo di Tunisi, a circa 20 chilometri a nord-est del centro della capitale, tra le rovine di Cartagine e la cittadina balneare di La Marsa. È il luogo più fotografato della Tunisia: case imbiancate a calce, porte di legno chiodate e persiane dipinte di azzurro, grate delle finestre a forma di gabbia, bouganville che ricadono sui muri e, dall'alto, la vista sul mare e sulla penisola di Capo Bon. Nel luglio 2026 il villaggio è stato iscritto nel Patrimonio mondiale dell'UNESCO.

Il nome viene dal santo sufi Abu Said al-Baji, che nel XIII secolo si ritirò su questa altura, allora chiamata Jebel el-Menar, e vi fu sepolto. Intorno al suo santuario nacque il villaggio, poi scelto nel Settecento da famiglie benestanti di Tunisi per le residenze estive. Nel Novecento arrivarono pittori e scrittori, da Paul Klee e August Macke, che vi passarono nel 1914, ad André Gide, che vi possedeva una casa. Si visita bene in mezza giornata da Tunisi, spesso insieme a Cartagine, ma il villaggio va affrontato con qualche attenzione in più dopo le frane dell'inverno 2026.

In breve

Ideale per: chi soggiorna a Tunisi o sulla costa nord e vuole una passeggiata tra architettura, panorami e caffè con vista; chi ama la fotografia e la musica araba. Da vedere: i vicoli bianchi e blu, il palazzo Ennejma Ezzahra del barone d'Erlanger, la casa-museo Dar El Annabi, il belvedere sul golfo e il porto turistico ai piedi della collina. Periodo più piacevole: la primavera e l'inizio dell'autunno; in ogni stagione, meglio la mattina presto, prima dei gruppi.

Cosa vedere e cosa fare

Il villaggio e i suoi colori

La via principale sale dalla piazzetta in basso verso la parte alta del paese, fiancheggiata da botteghe di artigianato e bancarelle di souvenir; tra i ricordi più tipici ci sono le gabbie per uccelli bianche e azzurre in filo metallico. Basta però infilarsi nei vicoli laterali per trovare un villaggio molto più quieto, fatto di scalinate, portoni decorati con chiodi neri disposti a disegno, cortili e terrazze. L'aspetto uniforme del paese non è casuale: un decreto del 28 agosto 1915 stabilì che il carattere di Sidi Bou Said doveva essere protetto da ogni alterazione, e l'abbinamento di bianco e blu si diffuse negli anni successivi sotto l'influenza del barone d'Erlanger, che si era battuto per la tutela del villaggio.

Il riconoscimento UNESCO del 2026

A fine luglio 2026 il Comitato del Patrimonio mondiale, riunito a Busan, in Corea del Sud, ha iscritto il villaggio con il nome di "Village de Sidi Bou Saïd: centre d'inspiration culturelle et spirituelle en Méditerranée". Il bene comprende il tessuto delle case tradizionali, le residenze estive di gusto arabo-andaluso e il santuario del santo fondatore, ed è uno dei siti tunisini della lista insieme alle vicine rovine di Cartagine. Il riconoscimento arriva con impegni precisi sulla gestione: contenere la pressione turistica ed edilizia, usare materiali tradizionali e garantire la stabilità della collina.

Il palazzo Ennejma Ezzahra

Ennejma Ezzahra ("la stella brillante") è la residenza che il barone Rodolphe d'Erlanger, pittore e studioso di musica araba, si fece costruire sul fianco della collina nel primo Novecento: un palazzo di ispirazione arabo-andalusa circondato da giardini, con vista sul golfo. Classificato monumento storico nel 1989, dagli anni Novanta ospita il Centro di musica araba e mediterranea, che espone una collezione di strumenti musicali e oggetti d'arte e lo studio in cui il barone dipingeva. Il palazzo ospita anche concerti. Dopo le frane di gennaio 2026 è rimasto chiuso per alcuni mesi ed era di nuovo aperto a maggio: orari, giorni di apertura e biglietti cambiano con le stagioni, verificateli prima di andare.

Dar El Annabi

Dar El Annabi è una casa tradizionale costruita verso la fine del Settecento e trasformata nel Novecento in residenza estiva da Taib El Annabi, figlio di un mufti di Tunisi. Oggi è un piccolo museo a pagamento che mostra come viveva una famiglia tunisina benestante: la biblioteca, la sala di preghiera, i salotti, le camere, un giardino andaluso e alcune terrazze da cui si vedono i tetti bianchi del paese. È una buona visita per capire come sono fatte dentro le case che dall'esterno si vedono solo come muri e porte.

Il belvedere, il santuario e il porto

Dalla parte alta del villaggio si apre la vista più ampia sul golfo, sul porto turistico e, nelle giornate limpide, sulle montagne di Capo Bon. Il santuario del santo, con la sua zaouia, è un luogo di culto ancora frequentato: si osserva dall'esterno, con rispetto. Una lunga scalinata scende dalla zona dei caffè panoramici verso il porto turistico, con le barche a vela e una piccola spiaggia; la risalita è faticosa con il caldo. Prima di imboccare scale e sentieri sul versante a mare, informatevi sul posto se sono aperti: dopo le frane del 2026 alcuni tratti della collina sono stati chiusi in via precauzionale.

Caffè, tè e bambalouni

Fermarsi a bere un tè alla menta con i pinoli guardando il mare fa parte della visita, e i caffè con terrazza sul golfo sono sempre affollati nei fine settimana. Nei locali più panoramici i prezzi sono alti: chiedeteli prima di ordinare. Lungo la via principale si trovano chioschi che friggono al momento i bambalouni, ciambelle zuccherate tipiche della Tunisia; per il resto della cucina locale vedete la nostra guida alla cucina tunisina.

Le frane del 2026 e i lavori sulla collina

A fine gennaio 2026 le piogge più intense registrate in Tunisia da circa settant'anni hanno saturato il terreno argilloso della collina: rocce e fango sono scivolati lungo le stradine, alcuni muri sono crollati e otto edifici sono stati evacuati in via temporanea. Le autorità hanno vietato l'accesso ai mezzi pesanti, chiuso alcune strade e fatto chiudere per un periodo anche il palazzo Ennejma Ezzahra. In primavera l'accesso è stato in gran parte riaperto, ma a maggio i grandi pullman non potevano ancora percorrere la strada considerata più fragile e chi arriva in gruppo sale a piedi. Il governo ha avviato un progetto di consolidamento della collina, con l'avvio dei lavori annunciato per l'estate e una decisione sull'appalto a ottobre 2026. Nei prossimi mesi è quindi probabile trovare cantieri, deviazioni o zone transennate: informatevi prima di partire.

Come arrivare

Sidi Bou Said è una fermata del TGM, la ferrovia suburbana che collega la stazione di Tunis Marine, in fondo all'avenue Habib Bourguiba di Tunisi, con La Goulette, Cartagine e La Marsa. Dalla stazione si sale al villaggio a piedi in pochi minuti, ma con una salita piuttosto ripida. Negli ultimi anni la linea ha avuto diverse interruzioni per lavori, con autobus sostitutivi su alcuni tratti: prima di partire controllate gli avvisi della società di trasporti Transtu. In alternativa ci sono i taxi gialli con tassametro da Tunisi e dall'aeroporto di Tunis-Carthage, che non è lontano.

Come muoversi

Il villaggio si gira solo a piedi, e le strade sono in salita, con gradini e selciato scivoloso dopo la pioggia. Chi arriva in auto trova un parcheggio in basso, ma nei fine settimana si riempie in fretta e il traffico verso la collina è lento. Con il TGM si combinano facilmente, nella stessa giornata, le stazioni di Cartagine e La Marsa, che sono a poche fermate.

Quando andare

Primavera e inizio autunno sono i momenti migliori, con temperature piacevoli e meno gruppi (vedi dove andare ad aprile e dove andare a ottobre). In estate il villaggio è molto frequentato, soprattutto la sera e nei fine settimana, quando arrivano anche moltissimi tunisini. In inverno è tranquillo, ma i giorni di pioggia rendono i vicoli scivolosi e, come si è visto nel 2026, la collina vulnerabile. Durante il Ramadan di giorno il villaggio è molto più vuoto, mentre si anima dopo il tramonto.

Dove dormire

Consigli pratici

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