Aggiornato a ottobre 2026
Il golfo di Porto (in corso Golfu di Portu) si apre sulla costa occidentale della Corsica, a metà strada tra Ajaccio e Calvi. A sud lo chiudono le Calanche di Piana, guglie di granito rosso che scendono fino al mare; a nord la penisola di Scandola, i resti di un antico vulcano. In mezzo c'è il golfo di Girolata, con il suo piccolo villaggio senza strade. Dal 1983 questo tratto di costa è Patrimonio dell'umanità UNESCO con il nome «Golfo di Porto: Calanche di Piana, golfo di Girolata, riserva di Scandola». È l'unico sito naturale della Corsica nella lista.
Alle spalle della costa salgono la gola della Spelunca e la foresta di Aïtone; più a sud c'è Cargèse, il paese dei coloni greci. Servono almeno tre giorni: uno per le Calanche, uno per la barca a Scandola e Girolata, uno per l'interno.
Da non perdere: la D81 attraverso le Calanche, il sentiero del Château Fort, la gita in barca a Scandola e Girolata, la torre di Porto, la gola della Spelunca, le piscine di Aïtone e le due chiese di Cargèse. Periodo migliore: maggio, giugno e settembre. A Scandola le regole per le barche stanno cambiando: il 2026 è un anno di transizione e dal 2027 sono attesi limiti alle visite.
Le Calanche (in corso calanchi o calanche, in francese calanques) sono un insieme di pareti, pinnacoli e guglie di granito rosso che si alzano per centinaia di metri sopra il golfo di Porto, tra i comuni di Piana e Ota. L'erosione ha scavato nella roccia cavità, archi e buchi, i tafoni, che danno alle rocce forme in cui si riconoscono animali e profili umani. Guy de Maupassant, che visitò la Corsica nel 1880, ne scrisse con stupore.
La strada D81 passa in mezzo alle Calanche, tra Piana e Porto, appoggiata alla roccia con muri e piccoli ponti, con curve strette e strapiombi. L'ente del turismo consiglia il senso da Piana verso Porto, per riconoscere meglio le forme delle rocce. In estate ci sono code e manovre difficili tra auto, autobus e camper, ed è in vigore una regolazione del traffico per i veicoli lunghi: verificala se viaggi in camper. Non fermarti in curva: si parcheggia al campo sportivo di Piana, all'ingresso delle Calanche, o venendo da Porto nelle piazzole della località Testa di cane (Tête du Chien). Il campeggio libero non è permesso.
Le Calanche si capiscono meglio a piedi. Tre percorsi classici:
I sentieri sono brevi ma ripidi, con poca ombra: servono scarpe chiuse, acqua e cappello. D'estate parti presto.
Piana è un villaggio sopra le Calanche, nella lista dei «Plus beaux villages de France». Al centro c'è la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, costruita tra il 1765 e il 1792. Due strade scendono al mare: verso la cala di Ficajola e verso la spiaggia di Arone. Dalla zona di Piana un sentiero porta a Capu Rossu, il promontorio che chiude a sud il golfo, con in cima la torre genovese di Turghju, a 331 metri sul mare. Porta acqua ed evita le ore calde.
Porto (Portu) è una frazione del comune di Ota, alla foce del fiume omonimo, in fondo al golfo. Da qui partono molte gite in barca. Su uno sperone di roccia sorge la torre genovese, quadrata, costruita nel 1551 contro le incursioni dei pirati barbareschi: è monumento storico e si visita (orari da verificare). Dall'alto si vede tutto il golfo.
Girolata è un piccolo villaggio del comune di Osani, in fondo a una baia del golfo omonimo. Non ci arriva nessuna strada: si raggiunge solo a piedi o in barca. Sopra la spiaggia c'è il forte genovese, iniziato nel 1552 e ampliato fino al Seicento, con torri e una cinta di mura. Nella baia, nel 1540, i genovesi catturarono il corsaro ottomano Dragut (Turgut Reis). Il forte è oggetto di scavi e restauri, in vista dell'apertura al pubblico.
A piedi: il sentiero più usato parte dal col de la Croix (Bocca a Croce), sulla D81 tra Porto e Galeria. Ha saliscendi e poca ombra: porta acqua e protezione solare e calcola almeno mezza giornata tra andata e ritorno. Una variante più lunga è il «sentiero del postino» (chemin du facteur), che un tempo il postino percorreva ogni giorno; da Galeria si arriva con il sentiero Mare e Monti, più impegnativo. In barca: molte gite per Scandola fanno sosta a Girolata. Il campeggio libero è vietato; porta contanti, perché la carta non è sempre accettata.
La riserva naturale di Scandola (Scandula) protegge la penisola omonima, tra la baia di Elbo e Girolata. È stata creata nel 1975 ed è stata la prima riserva naturale francese a proteggere insieme terra e mare. La penisola è ciò che resta di un antico complesso vulcanico crollato in mare: si vedono colate di lava, «canne d'organo» di riolite, pareti di porfido rosso e grotte. In mare ci sono praterie di posidonia, cernie e dentici; sulle pareti nidifica il falco pescatore (in corso alpana). Davanti alla punta c'è l'isolotto di Gargalo, con una torre genovese.
Scandola si vede solo dal mare: non ci sono strade né sentieri nella zona centrale e non si sbarca. Sono vietati la pesca sportiva, le immersioni con le bombole e la raccolta di piante e animali; l'ancoraggio è regolato ed è vietato nella riserva integrale. Le barche devono rispettare regole su velocità, distanze dalle rocce, ormeggi e rumore.
Le nuove regole (avviso, ottobre 2026): nel luglio 2025 il Comitato del patrimonio mondiale dell'UNESCO ha fatto raccomandazioni sulla pressione delle visite, e nel 2020 la riserva ha perso il Diploma europeo delle aree protette del Consiglio d'Europa. Ad aprile 2026 lo Stato e l'Office de l'environnement de la Corse hanno confermato un piano comune: il 2026 è una fase di transizione, con formazione degli operatori, un marchio ambientale volontario («E Sintinelle»), un codice QR per i diportisti, più controlli e zone di quiete per il falco pescatore. Dal 2027 sono attese regole vincolanti, con limiti al numero di visite e autorizzazioni per le barche, se le procedure saranno concluse in tempo. È in preparazione anche una nuova grande riserva naturale del golfo di Porto, intorno a quella attuale. Prima di partire verifica le regole in vigore e, se noleggi una barca, informati sulle zone vietate.
Le gite per Scandola partono soprattutto da Porto, ma anche da Cargèse, Sagone, Tiuccia, Galeria, Calvi e Ajaccio. Da Porto il giro classico dura un paio d'ore; quello che unisce Scandola e Girolata, con una sosta nel villaggio, richiede mezza giornata o più. Molte gite passano anche sotto le Calanche di Piana. Si va dai battelli grandi ai gommoni, più scomodi con il mare mosso. Il mattino offre il mare più calmo, il tardo pomeriggio la luce migliore. Con il mare grosso le gite vengono annullate. Prezzi e partenze cambiano ogni anno: verificali e, in estate, prenota qualche giorno prima, preferendo gli operatori con il marchio ambientale.
Ota è un villaggio di case di pietra appoggiato al pendio, tra terrazze di ulivi, a pochi chilometri da Porto. A monte di Ota il fiume Porto scava la gola della Spelunca, profonda e stretta. La attraversa un'antica mulattiera, oggi parte del sentiero Mare e Monti, che collega Ota a Evisa in circa tre ore, passando per i ponti genovesi di Pianella e di Zaglia. Una passeggiata breve, adatta anche ai bambini, va da Ota al ponte di Zaglia e ritorno. Ci si può bagnare nel fiume, ma con prudenza secondo la portata dell'acqua.
Evisa è un villaggio di montagna circondato da castagneti: le castagne sono alla base di molti piatti della cucina corsa. Più in alto, verso il col de Vergio (1.478 metri), si attraversa la foresta di Aïtone (Aitone), con grandi pini laricio, abeti e castagni, dove pascolano liberi maiali e mucche. Intorno ai mille metri il torrente forma cascate e vasche naturali, le piscine di Aïtone, molto frequentate d'estate; un sentiero facile segue il fiume nel bosco. Sulle rocce bagnate si scivola. Non ci sono acqua potabile né servizi; è vietato accendere fuochi. Oltre il colle si entra nel Niolo, ai piedi del Monte Cinto.
Cargèse (Carghjese) si affaccia sul golfo di Sagone, a sud di Piana. La sua storia è particolare. Nel 1676 circa 600 greci di Vitylo, nel Mani, fuggiti dagli ottomani, ottennero da Genova terre a Paomia, poco lontano. Attaccati durante le rivolte dei corsi contro Genova, nel 1731 si rifugiarono ad Ajaccio. Dopo il passaggio alla Francia, nel 1768, il governatore Marbeuf diede loro Cargèse, dove si stabilirono dal 1775. Hanno conservato il rito greco-bizantino, uniti alla Chiesa cattolica.
Per questo il paese ha due chiese, una di fronte all'altra: quella latina dell'Assunta, degli anni Venti dell'Ottocento, e quella greco-cattolica di San Spiridione, della seconda metà dell'Ottocento, con l'iconostasi, la parete di icone davanti all'altare.
In auto: da Ajaccio si sale lungo la costa per Sagone, Cargèse e Piana; da Calvi la D81 scende per Galeria e il col de la Croix, bella ma molto lenta; dall'interno si arriva da Corte per il col de Vergio ed Evisa. Per combinare la zona con il resto dell'isola leggi Corsica in auto: cinque itinerari.
In traghetto, in aereo e in autobus: gli aeroporti più vicini sono Ajaccio e Calvi; i traghetti dall'Italia arrivano soprattutto a Bastia. Una linea di autobus collega Ajaccio a Porto e Ota, con poche corse. Linee e orari cambiano ogni anno: verificali prima di partire.
L'auto è quasi indispensabile; per Scandola e, se non vuoi camminare, per Girolata servono le barche. In estate parti presto per trovare posto nei parcheggi delle Calanche e dei sentieri.
I mesi migliori sono maggio, giugno e settembre: barche in servizio, caldo sopportabile e meno traffico sulla D81. Luglio e agosto sono i mesi della folla e delle code. D'inverno Girolata è quasi deserta e molti servizi sono chiusi.