Aggiornato a ottobre 2026
Sartène (in corso Sartè) è una cittadina di granito costruita su un'altura sopra la valle del Rizzanese, nel sud-ovest della Corsica. Il suo territorio comunale è il più esteso dell'isola e arriva fino al mare, con un lungo tratto di costa quasi senza paesi. Intorno si trovano numerosi monumenti preistorici: menhir, dolmen e le statue-menhir scolpite con volti e armi.
Poco più a nord, sopra la valle del Taravo, c'è Filitosa, uno dei siti preistorici più importanti della Corsica. Tra i due si apre il golfo del Valinco, con Propriano e le spiagge di Campomoro. È una zona da girare con calma, alternando la storia, i sentieri sulla costa e il mare: servono almeno due o tre giorni.
Da non perdere: il centro storico di Sartène con la piazza Porta e il quartiere di Manichedda, il museo di archeologia, i megaliti dell'altopiano di Cauria, le statue-menhir di Filitosa, la torre genovese di Campomoro, il «leone» di Roccapina. Se viaggi a Pasqua, la processione del Catenacciu il Venerdì Santo. Periodo migliore: maggio, giugno e settembre.
All'ingresso della città un cartello ricorda una frase attribuita a Prosper Mérimée, lo scrittore francese che visitò la Corsica come ispettore dei monumenti storici: Sartène sarebbe, fra tutte le città dell'isola, quella che ha conservato di più il carattere corso. Mérimée conobbe bene questa zona: il suo racconto Colomba, ambientato in un villaggio immaginario, si ispira a una vera vendetta avvenuta a Fozzano, non lontano da Sartène. Anche la città, nell'Ottocento, fu segnata da lunghe faide tra famiglie e tra i quartieri del Borgu e di Sant'Anna.
La Sartène fortificata nacque sotto la Repubblica di Genova all'inizio del Cinquecento; le mura furono costruite intorno alla metà del secolo. Non bastarono a fermare i corsari: nel 1583 la città fu presa da Hassan Veneziano, re di Algeri, e circa quattrocento abitanti furono portati via come schiavi. La città fu poi ripopolata dai contadini dei dintorni.
Il cuore della città è la piazza Porta, oggi place de la Libération, con palme, olmi, caffè e il mercato. Il nome viene dalla loggia sotto cui, nel Cinquecento, si entrava in città. Sulla piazza si affacciano il municipio, antico palazzo dei governatori genovesi, e la chiesa di Santa Maria (Sainte-Marie), con il campanile a cupola: all'interno sono esposte la croce e la catena del Catenacciu.
Passando sotto la volta del municipio si entra nel quartiere di Manichedda, il nucleo più antico: vicoli in salita, passaggi coperti e case di granito, alcune del primo Cinquecento. Scendendo si incontra una garitta, resto delle vecchie mura. È un quartiere austero e silenzioso, da vedere a piedi e senza fretta.
Il Catenacciu («l'incatenato») è la processione del Venerdì Santo di Sartène, una delle tradizioni religiose più sentite della Corsica. Un penitente vestito di rosso, con il volto coperto da un cappuccio, porta per le vie della città una pesante croce di legno con catene ai piedi, ripercorrendo la salita di Cristo al Calvario; lungo il percorso cade tre volte. La sua identità resta segreta: la conosce solo il parroco. La processione attira molti fedeli e visitatori: se vuoi assistervi, prenota l'alloggio con largo anticipo e informati sul programma presso l'ufficio del turismo.
In cima alla città vecchia, in un edificio moderno accanto all'ex prigione e con vista sul golfo del Valinco, c'è il museo di preistoria corsa e di archeologia (Musée de préhistoire corse et d'archéologie), il più importante dell'isola in questo campo e riconosciuto «Musée de France». Le collezioni coprono migliaia di anni, dai primi abitanti alla fine del Medioevo, con i reperti più importanti dal Neolitico all'età del Ferro e una ricca raccolta di statue-menhir. È utile visitarlo prima dei siti all'aperto. È aperto tutto l'anno, ma con orari che cambiano secondo la stagione: verificali prima.
A sud di Sartène, l'altopiano di Cauria riunisce tre dei monumenti preistorici più noti dell'isola. Si arriva con strade secondarie strette, seguendo le indicazioni, e l'ultimo tratto si fa a piedi.
Il dolmen di Funtanaccia (Fontanaccia) è formato da grandi lastre verticali che reggono una lastra di copertura. Mérimée lo descrisse con il nome locale di Stazzona del Diavolo, la «forgia del diavolo». Già alla fine dell'Ottocento era considerato il più bello e meglio conservato dei dolmen corsi ed è monumento storico dal 1889.
Vicino al dolmen ci sono gli allineamenti di Stantari, file di menhir e statue-menhir piantate nel terreno. Circa trecento metri più a sud si trovano gli allineamenti di Rinaghju (Renaghju), ancora più numerosi: decine di pietre in file. Una delle statue-menhir di Rinaghju porta scolpita una grande spada. I due siti sono tutelati insieme come monumenti storici. Non ci sono servizi: porta acqua e scarpe adatte, e d'estate evita le ore più calde.
Filitosa si trova nel comune di Sollacaro, su una collina sopra la valle del Taravo, a nord di Propriano. Il sito fu segnalato nel 1946 dal proprietario del terreno, Charles-Antoine Cesari, e dagli anni Cinquanta fu scavato dall'archeologo Roger Grosjean. Fu abitato per millenni, dal Neolitico fino al Medioevo, ma il periodo più importante è l'età del Bronzo.
Il sito è famoso per le sue statue-menhir: pietre alte fino a qualche metro, scolpite con volti umani e, in molti casi, con armi. Alcune portano una spada, altre una spada e un pugnale, come la celebre Filitosa V. Molte furono abbattute, spezzate e riusate come materiale da costruzione nei monumenti successivi, chiamati «torreani». Grosjean pensava che le statue raffigurassero i nemici invasori, i Torreani appunto; questa interpretazione oggi è discussa da molti archeologi.
Il percorso tocca il monumento centrale, gli edifici in pietra alle estremità est e ovest della collina e un gruppo di statue-menhir allineate vicino a un olivo molto antico. Filitosa è monumento storico. In alta stagione ci sono visite guidate: periodi di apertura, orari e biglietti vanno verificati sul sito ufficiale di Filitosa.
Il golfo del Valinco è un'ampia insenatura dove sfociano il Taravo e il Rizzanese. Propriano (Prupià) è il porto principale: crebbe nell'Ottocento come sbocco sul mare di Sartène, dopo l'apertura della strada tra Ajaccio e Bonifacio. Oggi è una località balneare con un porto turistico e un porto commerciale. Sulla riva nord del golfo c'è la località balneare di Porto Pollo.
Campomoro chiude il golfo a sud, con la sua baia. Sul promontorio sorge la torre genovese di Campomoro, fatta costruire dopo un'incursione dei corsari su Sartène e completata nel 1586. È la più grande torre costiera della Corsica e l'unica circondata da una fortificazione a stella. Dal 1986 appartiene al Conservatoire du littoral, l'ente pubblico che protegge le coste. A sud della torre comincia un lungo tratto di costa quasi disabitata, fatto di promontori rocciosi e calette di sabbia o di ciottoli.
Una ventina di chilometri a sud di Sartène, lungo la strada per Bonifacio, si apre la baia di Roccapina. Sul promontorio una roccia di granito rosa, modellata dall'erosione, ricorda un leone accovacciato; sul colle dove passa la strada c'è una torre genovese del Seicento. Secondo una leggenda il leone sarebbe un signore pietrificato per un amore non corrisposto. La spiaggia di sabbia fine della Cala di Roccapina si raggiunge con una pista che parte dalla località di Asinaja. Dal 1977 il sito è protetto dal Conservatoire du littoral, dopo che il comune di Sartène si oppose a un grande progetto edilizio.
Tizzano è una piccola marina in fondo a una cala riparata, usata dai pescatori. Già in epoca romana qui c'era un approdo, e prima dello sviluppo di Propriano era il porto di Sartène. All'ingresso della cala restano le rovine di un fortino, nato da una torre genovese del Cinquecento. È un posto tranquillo, lontano dalle località più frequentate.
Intorno alla città si produce il vino Corse Sartène, una delle denominazioni geografiche dell'AOC Corse. I vitigni sono quelli tipici dell'isola: per i rossi e i rosati soprattutto lo sciaccarellu e il nielluccio, insieme al grenache; per i bianchi il vermentino. Molte cantine vendono direttamente: chiedi all'ufficio del turismo. Per abbinare i vini ai piatti dell'isola leggi la guida alla cucina corsa.
In aereo: gli aeroporti più comodi sono quelli di Ajaccio, a nord, e di Figari, a sud, vicino a Bonifacio e Porto-Vecchio. Da entrambi si prosegue in auto.
In traghetto: dall'Italia i traghetti arrivano soprattutto a Bastia, molto lontana; per il sud-ovest può essere più comodo arrivare ad Ajaccio o, dalla Sardegna, sbarcare a Bonifacio da Santa Teresa Gallura (leggi la guida a Bonifacio e le Bocche). Il porto di Propriano è collegato a Marsiglia. Linee, frequenze e orari cambiano ogni stagione: verificali prima di partire.
In auto: Sartène e Propriano si trovano sulla strada principale che unisce Ajaccio a Bonifacio, lungo la costa sud-occidentale.
Qui l'auto è indispensabile: i siti preistorici, le spiagge e le cantine sono sparsi e i mezzi pubblici sono pochi. Le strade sono strette e tortuose, e quelle per Cauria, Campomoro e Tizzano sono secondarie: calcola tempi più lunghi del previsto. Il centro di Sartène si gira a piedi; le vie sono ripide e a gradini. Verso est, la strada sale nell'Alta Rocca e verso le guglie di Bavella. Per costruire il giro dell'isola leggi Corsica in auto: 5 itinerari.
I mesi migliori sono maggio, giugno e settembre: clima adatto a camminare tra i megaliti, mare già o ancora caldo, meno traffico. A luglio e agosto fa molto caldo e le spiagge del Valinco sono affollate. La Settimana Santa è il momento del Catenacciu: l'atmosfera è unica, ma gli alloggi si riempiono presto. D'inverno molte strutture sul mare chiudono.