Aggiornato a ottobre 2026
Bali è l'isola più visitata dell'Indonesia e un caso unico nel Paese: mentre la maggior parte degli indonesiani è musulmana, qui la religione prevalente è l'induismo balinese. Lo si vede ovunque: templi in ogni villaggio, offerte di fiori e incenso sui marciapiedi, processioni che fermano il traffico. All'interno ci sono vulcani, laghi e risaie a terrazze; lungo le coste spiagge chiare o nere, onde per il surf e coralli.
Dal 2012 il paesaggio culturale del sistema subak, l'antica organizzazione comunitaria che distribuisce l'acqua tra le risaie attraverso canali e templi dell'acqua, è patrimonio dell'umanità UNESCO. Il turismo di massa ha però trasformato il sud dell'isola: per questo le autorità balinesi hanno introdotto una tassa per i visitatori stranieri e regole di comportamento, che trovate nei consigli pratici.
Ideale per: cultura, natura, mare, surf, immersioni e viaggi di nozze. Da non perdere: Ubud con le risaie di Tegallalang, le terrazze di Jatiluwih, il tramonto a Tanah Lot e la danza kecak a Uluwatu, la purificazione a Tirta Empul, l'alba sul Monte Batur e una giornata a Nusa Penida. Tempo consigliato: almeno dieci giorni, divisi tra l'interno e la costa. Periodo migliore: la stagione secca, da aprile a ottobre. Da sapere: va pagata la tassa turistica per gli stranieri e il traffico rende gli spostamenti lenti.
Ubud, sulle colline al centro dell'isola, è il cuore culturale di Bali: un tempo villaggio di pittori e intagliatori, oggi è una cittadina piena di gallerie, laboratori, scuole di yoga e cucina. In centro ci sono il Palazzo reale, con spettacoli serali di danze tradizionali, e il mercato; fuori dall'abitato si cammina sul crinale di Campuhan. La Foresta sacra delle scimmie, a sud del centro, è un bosco con templi coperti di muschio abitato da centinaia di macachi. Le scimmie sono selvatiche e abilissime a rubare: non portate cibo, tenete chiusi zaini e borse, togliete occhiali e orecchini e non toccatele.
A nord di Ubud, le risaie di Tegallalang scendono a terrazze in una valle ripida punteggiata di palme: sono le più fotografate dell'isola e anche le più affollate, con altalene e chioschi per i turisti. Andateci presto la mattina. Più autentiche e molto più ampie sono le terrazze di Jatiluwih, alle pendici del monte Batukaru, che fanno parte del sito UNESCO: qui si passeggia per ore sui sentieri tra i campi, seguendo i canali del subak. A fine 2025 gli agricoltori hanno protestato contro la demolizione di alcuni chioschi coprendo parte dei campi con lamiere; a gennaio 2026 è stato raggiunto un accordo e le coperture sono state rimosse.
Nella valle del fiume Pakerisan, compresa nel sito UNESCO, il tempio di Tirta Empul è costruito attorno a una sorgente sacra: nelle vasche i fedeli si purificano passando sotto una fila di getti d'acqua, seguendo un ordine preciso. Anche i visitatori possono partecipare, con il sarong e rispettando le indicazioni del personale del tempio. Poco lontano, Gunung Kawi è un complesso di santuari scolpiti nella roccia di una gola, che si raggiunge scendendo una lunga scalinata tra le risaie.
Sulla costa sud-occidentale, il tempio di Tanah Lot sorge su uno scoglio battuto dalle onde ed è uno dei simboli dell'isola. Con la bassa marea ci si avvicina alla base della roccia, dove sgorga una sorgente d'acqua dolce; il tempio vero e proprio è riservato ai fedeli. È famoso per il tramonto, che richiama moltissima gente: arrivate con largo anticipo.
All'estremità sud, sulla penisola di Bukit, il tempio di Uluwatu si affaccia su una scogliera a picco sull'Oceano Indiano. Anche qui vivono scimmie molto intraprendenti. Al tramonto, in un anfiteatro sulla scogliera, va in scena la danza kecak: un coro di uomini seduti in cerchio scandisce ritmicamente il suono "cak" mentre i danzatori raccontano episodi del Ramayana. Nei periodi di punta i posti si esauriscono: verificate orari e biglietti in loco.
Sulle pendici del Gunung Agung, il vulcano più alto e sacro di Bali, il complesso di Besakih riunisce decine di templi disposti a terrazze ed è considerato il santuario più importante dell'isola. Durante le grandi cerimonie è affollatissimo di fedeli e alcune aree sono riservate a chi prega. Le regole d'ingresso e sulle guide locali sono cambiate più volte: verificatele in loco e diffidate di chi offre servizi non ufficiali all'esterno.
Nella zona fresca e spesso nebbiosa di Bedugul, il tempio di Ulun Danu Bratan sembra galleggiare sulle acque del lago Bratan, con le sue pagode a più tetti sullo sfondo delle montagne. È dedicato alla dea delle acque, fondamentale per l'irrigazione delle risaie. Da qui si prosegue verso le cascate di Munduk e la costa nord, più tranquilla, con le spiagge scure di Lovina.
Il Monte Batur è un vulcano attivo dentro una grande caldera, con un lago ai suoi piedi. L'escursione classica parte nel cuore della notte per arrivare in cima all'alba e vedere il sole sorgere dietro il Gunung Agung e il monte Rinjani di Lombok. La salita è ripida, su sabbia e pietre vulcaniche: servono scarpe da trekking, una torcia e un pile, perché in cima fa freddo. Di norma si sale con una guida locale. L'accesso dipende dal livello di allerta del vulcano: informatevi prima, consultando le autorità locali.
Il capodanno balinese, Nyepi, è un giorno di silenzio assoluto: per ventiquattro ore l'isola si ferma, è vietato uscire per strada, accendere luci forti e fare rumore, e anche l'aeroporto resta chiuso. Nel 2026 è caduto il 19 marzo; per il 2027 è indicato il 9 marzo, ma la data va confermata. Gli ospiti restano nel proprio alloggio. La sera prima, nei villaggi sfilano gli ogoh-ogoh, enormi statue di demoni in cartapesta portate in processione e poi bruciate. Se viaggiate a marzo, controllate la data prima di prenotare i voli.
Lungo la costa sud le correnti possono essere forti: fate il bagno solo nelle zone sorvegliate e rispettate le bandiere rosse. Sulla strada per Amed merita una sosta il palazzo d'acqua di Tirta Gangga.
Al largo della costa sud-est, Nusa Penida è un'isola selvaggia di falesie bianche e acque turchesi: la spiaggia di Kelingking, con il promontorio a forma di dinosauro, è una delle immagini più famose dell'Indonesia. Il sentiero che scende alla spiaggia è ripido e faticoso. Si raggiunge in barca veloce, soprattutto da Sanur; si può andare in giornata, ma conviene dormire almeno una notte. Le strade sono strette e in parte dissestate. Attorno all'isola si fa snorkeling con le mante, con operatori autorizzati e mare calmo. Accanto ci sono le più tranquille Nusa Lembongan e Nusa Ceningan, collegate da un ponte.
L'aeroporto internazionale I Gusti Ngurah Rai si trova nel sud dell'isola, vicino a Denpasar e Kuta. Dall'Italia non ci sono voli diretti: si arriva con uno scalo in Medio Oriente o in Asia, per esempio a Singapore; compagnie e frequenze cambiano spesso, verificatele quando prenotate. Ci sono voli interni per Giacarta, Labuan Bajo (per Komodo) e le altre isole.
Via mare, i traghetti collegano Bali a Giava dal porto di Gilimanuk, a ovest, e a Lombok da Padangbai, a est; le barche veloci per le isole Gili e Lombok partono da diversi porti. Con il mare mosso i collegamenti possono essere sospesi: controllate gli orari prima di partire.
Il traffico è il vero problema di Bali: nel sud, tra Kuta, Seminyak, Canggu e l'aeroporto, e sulla strada per Ubud gli ingorghi sono quotidiani, e distanze brevi possono richiedere ore. Non ci sono treni e i bus sono pochi. Il modo più comodo è un'auto con autista, a giornata, oppure i taxi e le moto prenotati con le app di trasporto. Lo scooter è il mezzo più usato, ma gli incidenti che coinvolgono turisti sono frequenti: per guidarlo servono la patente italiana e il permesso di guida internazionale valido anche per i motocicli (categoria A), oltre al casco sempre allacciato. I controlli della polizia nelle zone turistiche sono frequenti. Se non avete esperienza, rinunciate. Verificate anche che l'assicurazione di viaggio copra gli incidenti in scooter.
Il clima è tropicale, caldo tutto l'anno, con temperature più fresche sulle montagne. La stagione secca, da aprile a ottobre, è la migliore per il mare, le escursioni e la salita al Monte Batur (vedi dove andare a maggio, a luglio e a settembre). Luglio e agosto sono i mesi più affollati, così come il periodo di Natale e Capodanno. Da novembre a marzo è la stagione delle piogge: acquazzoni intensi alternati a sole, risaie verdissime e meno gente, ma sulle spiagge del sud le correnti portano spesso rifiuti.