Aggiornato a ottobre 2026
Arequipa è la seconda città del Perù e una delle più eleganti del Sud America. La chiamano la Ciudad Blanca, la città bianca, per il sillar, la pietra vulcanica chiara con cui sono costruite chiese, conventi e case coloniali del centro. Sopra i tetti domina il cono quasi perfetto del Misti, affiancato dal Chachani e dal Pichu Pichu: un paesaggio di vulcani che accompagna ogni passeggiata.
Il centro storico di Arequipa è patrimonio dell'umanità UNESCO dal 2000, per la fusione tra tecniche costruttive europee e indigene e per le facciate barocche scolpite nella pietra bianca. A qualche ora di strada, oltre gli altopiani della riserva di Salinas y Aguada Blanca, si apre il Canyon del Colca, una valle di terrazzamenti, villaggi andini e chiese coloniali, dove all'alba i condor si alzano in volo dalle pareti del canyon.
Ideale per: architettura coloniale, cucina, paesaggi di montagna, trekking e osservazione dei condor. Da non perdere: il monastero di Santa Catalina, la Plaza de Armas con la cattedrale, la chiesa della Compañía, il Museo Santuarios Andinos con la mummia Juanita, il belvedere di Yanahuara, la Cruz del Cóndor e i villaggi del Colca. Tempo consigliato: due o tre giorni ad Arequipa e almeno due giorni (con una notte) nel Colca. Periodo migliore: la stagione secca, da maggio a novembre. Da sapere: Arequipa è più bassa di Cusco e del Titicaca ed è una buona tappa di acclimatamento, ma la strada per il Colca sale molto in alto.
Il cuore della città è la Plaza de Armas, con le palme, la fontana al centro e tre lati chiusi da portici a due piani in sillar. Il quarto lato è occupato interamente dalla cattedrale, con la lunga facciata bianca e le due torri campanarie che, nelle giornate limpide, si stagliano davanti al Misti. La cattedrale è stata danneggiata e ricostruita più volte dopo i terremoti che colpiscono periodicamente la regione. Dai portici e dalle terrazze affacciate sulla piazza si gode la vista migliore, soprattutto al tramonto, quando la pietra si scalda di riflessi rosati.
Il monastero di Santa Catalina è il monumento più famoso di Arequipa: una vera città nella città, fondata alla fine del Cinquecento e rimasta per secoli chiusa al mondo esterno. Vi entravano come monache le figlie delle famiglie più ricche, spesso con servitù al seguito. Oggi una parte del complesso è aperta al pubblico, mentre una piccola comunità di religiose vive ancora in un settore separato. Si cammina tra vicoli intitolati a città spagnole come Toledo, Siviglia e Granada, chiostri, celle, cucine e lavatoi, con muri dipinti di rosso, blu e ocra e vasi di gerani. Calcolate almeno due ore, meglio con una guida. In alcune sere della settimana sono previste visite notturne a lume di candela: verificate giorni e orari prima di andare.
A un angolo della Plaza de Armas c'è la chiesa della Compañía, dei gesuiti, con una facciata scolpita in stile barocco meticcio, in cui motivi europei si mescolano a fiori, frutti e figure del mondo andino. Accanto si visitano i chiostri e la cappella di Sant'Ignazio, con la cupola interamente dipinta. Meritano una sosta anche il convento di San Francesco e il convento di Santa Teresa, oltre alle grandi casonas coloniali del centro, come la Casa del Moral, con i loro portali scolpiti.
Il Museo Santuarios Andinos, dell'Università Cattolica di Santa María, conserva la Dama de Ampato, conosciuta come Juanita: una ragazza inca offerta in sacrificio sulla cima del vulcano Ampato, il cui corpo è stato ritrovato negli anni Novanta, conservato dal ghiaccio insieme a tessuti e offerte. Il percorso spiega i rituali inca sulle vette, i ritrovamenti e il lavoro degli archeologi. Juanita è dichiarata patrimonio culturale della nazione e si osserva in una teca refrigerata; in alcuni periodi, per ragioni di conservazione, può essere sostituita da un'altra delle mummie ritrovate sulle montagne. La visita si fa di solito con una guida. Verificate orari e chiusure prima di andare.
Attraversato il fiume Chili si raggiunge il quartiere di Yanahuara, con una piazzetta tranquilla, una chiesa barocca e il belvedere con gli archi in sillar, da cui il Misti si vede incorniciato sopra la città. Nella campagna attorno ad Arequipa, tra terrazzamenti ancora coltivati, si visitano il belvedere di Carmen Alto, il mulino di Sabandía, in pietra vulcanica, e la casa del Fundador. In città, il monastero della Recoleta, oltre il fiume, ospita una biblioteca antica e collezioni di arte e di oggetti amazzonici, mentre il mercato di San Camilo è il posto giusto per frutta, formaggi e succhi.
Il Misti è il simbolo di Arequipa ed è un vulcano attivo, sorvegliato dall'Istituto geofisico del Perù. La salita alla vetta si fa di solito in due giorni con un campo in quota: è un'escursione impegnativa, senza difficoltà tecniche ma a quote molto elevate, da affrontare solo dopo un buon acclimatamento e con guide autorizzate. Anche il Chachani, poco lontano, è una meta classica degli escursionisti. Per un'idea più ampia delle montagne del continente leggete la nostra guida alle Ande.
La strada da Arequipa al Colca attraversa la Riserva nazionale di Salinas y Aguada Blanca, un'area protetta gestita dal SERNANP, l'ente dei parchi peruviani. È un altopiano di pascoli d'alta quota, zone umide e lagune, dove si vedono da vicino vigogne, lama e alpaca e, nelle lagune, uccelli acquatici e fenicotteri andini. Il punto più alto del percorso è il belvedere di Patapampa, tra mucchietti di pietre lasciati dai viaggiatori come offerta, con la vista su una fila di vulcani: lì il fiato si fa corto e conviene muoversi piano.
Chivay è il centro principale della valle e la base più comoda per la prima notte. Ha una piazza con la chiesa, un mercato e diversi servizi. Poco fuori dal paese, le piscine termali di La Calera offrono acque calde all'aperto, perfette dopo il viaggio o la sera, quando l'aria si raffredda rapidamente. Altre sorgenti calde si trovano lungo la valle.
Lungo la valle si susseguono villaggi come Yanque, Coporaque, Achoma, Maca e Pinchollo, ciascuno con una chiesa coloniale in pietra e piazze dove le donne indossano ancora i cappelli e gli abiti ricamati tipici della valle. I fianchi delle montagne sono coperti da terrazzamenti agricoli di origine preincaica, costruiti dai popoli Collagua e Cabana e in gran parte ancora coltivati. Diverse chiese della valle sono state danneggiate dai terremoti e alcune sono in restauro. La danza del Wititi, tradizionale del Colca, è riconosciuta dall'UNESCO come patrimonio culturale immateriale e si vede durante le feste dei villaggi.
Il belvedere della Cruz del Cóndor, oltre Pinchollo, è il luogo più famoso del Colca: qui il canyon si fa profondissimo e, sfruttando le correnti d'aria calda del mattino, i condor andini si alzano in volo a poca distanza dai visitatori. Il momento migliore è la mattina; gli avvistamenti non sono mai garantiti e variano con la stagione e il meteo. Nelle ore di punta il belvedere è molto affollato: lungo il sentiero che corre sul bordo del canyon si trovano punti più tranquilli. Rispettate le barriere e non sporgetevi dal ciglio.
Cabanaconde, all'estremità della strada, è il punto di partenza dei trekking che scendono sul fondo del canyon, fino alle piccole oasi verdi lungo il fiume Colca, come Sangalle, e ai villaggi raggiungibili solo a piedi. La discesa è ripida e la risalita, in quota, è faticosa: servono buon allenamento, acqua, protezione dal sole e, idealmente, due o tre giorni. Chi non è esperto può affidarsi a una guida locale.
Arequipa ha una delle cucine più ricche del Perù, che si gusta nelle tradizionali picanterías. Da provare il rocoto relleno, peperone piccante ripieno di carne e gratinato, il chupe de camarones, zuppa di gamberi di fiume, l'adobo arequipeño di maiale, tradizionale la domenica mattina, e il queso helado, un gelato alla cannella che, nonostante il nome, non contiene formaggio. Nel Colca si assaggiano carne di alpaca, zuppe di cereali andini e formaggi locali.
L'aeroporto di Arequipa è collegato con voli nazionali a Lima e a Cusco; compagnie e frequenze cambiano spesso, verificatele quando prenotate. In autobus, Arequipa è collegata a Lima lungo la costa, con tappe possibili a Nazca, e a Puno e Cusco attraverso gli altopiani: i viaggi sono lunghi e conviene scegliere compagnie affidabili e corse diurne quando possibile.
Il Colca si raggiunge da Arequipa su strada: con un'auto a noleggio, con i bus di linea per Chivay e Cabanaconde oppure con i tour organizzati, che vanno dalla gita in giornata, molto faticosa per le partenze nel cuore della notte, al tour di due giorni, più consigliabile. Dal Colca molti proseguono direttamente verso Puno e il lago Titicaca con bus turistici che attraversano gli altopiani.
Il centro storico di Arequipa si gira a piedi: quasi tutto ciò che conta si trova a pochi isolati dalla Plaza de Armas. Per Yanahuara si cammina oppure si prende un taxi, così come per i dintorni. Usate taxi chiamati con le app o dall'alloggio. Nel Colca la soluzione più flessibile è l'auto, con guida prudente su strade d'alta quota a volte sterrate e con poca segnaletica; in alternativa, i tour permettono di vedere i luoghi principali senza pensieri. Per entrare nella valle si paga un biglietto turistico, controllato ai posti di blocco lungo la strada: verificate il costo prima di partire e tenetelo con voi.
Ad Arequipa il sole splende per quasi tutto l'anno, con giornate miti e notti fresche. La stagione migliore per abbinare città e Colca è quella secca, da maggio a novembre (vedi dove andare a maggio, a luglio e a settembre), con cieli limpidi e buona visibilità sui vulcani; nei mesi invernali australi, tra giugno e agosto, le notti nel Colca e sugli altopiani sono molto fredde. Da dicembre a marzo arrivano le piogge sulle montagne: la valle è più verde, ma alcune strade e sentieri possono essere disagevoli. A metà agosto Arequipa festeggia l'anniversario della fondazione con sfilate e feste popolari.
Arequipa si trova a quota medio-alta, più bassa delle città degli altopiani: per molti è il posto ideale per i primi giorni di acclimatamento prima di Cusco o del Titicaca. Il Colca è più in alto e la strada supera passi a quote elevatissime, dove il mal di montagna può farsi sentire anche in chi sta bene: mal di testa, nausea, fiato corto e insonnia. Salite gradualmente, bevete molto, evitate alcol e pasti pesanti il primo giorno e, se avete problemi cardiaci o respiratori, parlatene con il medico prima di partire. Il sole d'alta quota è fortissimo: crema solare, occhiali e cappello sono indispensabili.