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Viaggi e Racconti

Bellezze d'Italia: venti giorni dal Salento alla Sardegna

Racconto di Savino Larosa · pubblicato nel 2010 · Aggiornato a ottobre 2026

Il Tempio della Concordia nella Valle dei Templi di Agrigento al tramonto, tra ulivi e mandorli

Il viaggio descritto in questo diario è piuttosto articolato: prevede la visita di località molto diverse tra loro, siti archeologici, luoghi di culto e località di mare, in cinque regioni d'Italia. Ci sposteremo di frequente percorrendo parecchi chilometri e non tutti gli hotel e i B&B sono stati prenotati: anche se abbiamo un programma, potrebbe cambiare strada facendo. Buon viaggio!

Puglia: Lecce e Santa Maria di Leuca

Non è ancora l'alba del 4 luglio quando partiamo in auto da Andria, una delle città della nuova provincia di Barletta-Andria-Trani. La prima tappa è Lecce, che per la bellezza dei suoi palazzi è soprannominata la Firenze del Sud. Servirebbe più di un giorno per visitarla tutta, ma in una giornata vediamo il meglio che offre.

Raggiungiamo piazza Sant'Oronzo, il cuore della città: oltre alla colonna di Sant'Oronzo, alta 29 metri, con la statua in rame del santo patrono, c'è l'anfiteatro romano del II secolo d.C., di cui oggi si vede solo una parte; si calcola che misurasse 102 per 83 metri, con un'arena di 53 per 34, e potesse ospitare circa 25.000 spettatori. A pochi metri visitiamo la basilica di Santa Croce, capolavoro del barocco leccese: i lavori, avviati nel 1549, si conclusero solo nella seconda metà del Seicento. L'interno ha numerosi altari e molti dipinti, tra cui una tela particolare che ritrae la città di Lecce, un ex voto del 1743 per un forte terremoto che colpì il Salento ma risparmiò la città.

Ci spostiamo in piazza del Duomo, su cui si affacciano, oltre alla cattedrale, il palazzo vescovile e il seminario. Del Duomo la facciata artisticamente più importante non è quella principale, piuttosto semplice, ma quella laterale che guarda la piazza, con una sontuosa decorazione seicentesca, le statue di San Giusto e San Fortunato nelle nicchie e, in alto al centro, Sant'Oronzo. Il campanile è alto 68 metri. Nel cortile del seminario c'è il celebre pozzo, opera di Giuseppe Cino. Raggiungiamo infine il Castello di Carlo V: notiamo subito che la sua pianta è quasi identica a quella del castello di Barletta. Carlo V ordinò nel 1537 di costruire una fortezza dove ne sorgeva una più antica, e per farlo furono demoliti il monastero di Santa Croce e la cappella della Trinità, ai quali furono intitolati due dei quattro bastioni per preservarne la memoria. Ormai esausti, rientriamo in hotel.

Il giorno dopo proseguiamo verso sud, nel Salento: attraversiamo Gagliano del Capo e arriviamo al Ciolo, una gravina che scende fino al mare formando una piccola caletta, con la strada che le passa proprio sopra. L'acqua è pulitissima, ma la spiaggetta ospita davvero pochi bagnanti. Raggiungiamo poi Santa Maria di Leuca, all'estremo lembo del "tacco d'Italia", tra Punta Ristola e Punta Meliso. Su quest'ultima sorge la basilica di Santa Maria de Finibus Terrae, dove secondo la tradizione sorgeva un tempio dedicato a Minerva, cristianizzato dall'apostolo Pietro. All'interno è custodito un frammento del dipinto della Madonna col Bambino scampato agli incendi dei pirati. Sul piazzale ci sono la colonna mariana e una croce di pietra che ricorda il pellegrinaggio diocesano del 1901; poco oltre non passa inosservato il faro, alto 47 metri, che con il promontorio arriva a 102 metri sul mare. Al di là della bellezza della basilica, meta di tantissimi pellegrini, la posizione offre una vista di estrema bellezza sul punto in cui, per tradizione, si incontrano Adriatico e Ionio.

Si è fatta ora di pranzo e ci torna in mente un ristorantino a picco sul mare notato lungo la strada tra il Ciolo e la basilica: torniamo indietro di qualche chilometro sperando che ne valga la pena, ed è proprio così. Dopo un ottimo pranzo di pesce restiamo quasi un'ora incantati, con lo sguardo perso all'orizzonte. Ma bisogna ripartire: la prossima tappa è un tantino lontana.

Basilicata: Matera e Maratea

Proseguiamo per Gallipoli, lasciamo la Puglia e lo Ionio e quasi all'imbrunire raggiungiamo Matera, dove alloggiamo in un B&B in posizione strategica per le visite del giorno dopo. Matera, la città delle grotte, delle case contadine scavate nella roccia e delle chiese rupestri affrescate. Iniziamo proprio da una chiesa rupestre, dello Spirito Santo, risalente al X secolo, dove si vedono ancora alcuni affreschi. Ci spostiamo in piazza Vittorio Veneto, la piazza centrale, circondata da palazzi del Sei e Settecento, con uno stupendo belvedere sui Sassi; la cattedrale, in posizione più elevata, è del XIII secolo, con un interno ricco di testimonianze barocche e un presepe in pietra del 1534. Obbligatoria la visita ai Sassi, il Barisano e il Caveoso, quest'ultimo interamente scavato nella roccia calcarea: qui sono state girate le scene di The Passion of the Christ di Mel Gibson.

A malincuore lasciamo Matera e proseguiamo per Maratea, dove arriviamo prima di sera. Il giorno dopo raggiungiamo la statua del Redentore sul Monte San Biagio, a oltre 600 metri. La strada per arrivare in cima è molto tortuosa e in alcuni tratti non poggia sul fianco del monte, ma è sospesa su piloni di cemento alti decine di metri. In cima si nota subito l'imponenza del Cristo, tra le più grandi statue del Redentore al mondo: un'anima in cemento armato rivestita di malta, alta circa 22 metri.

Calabria: Tropea

Scendiamo dal monte e percorriamo la statale 18, una bellissima strada panoramica verso sud; dopo 15 km passiamo il confine con la Calabria, e ne mancano ancora 200 per arrivare a Tropea, che raggiungiamo nel tardo pomeriggio. Cerchiamo un hotel, ci rigeneriamo con una doccia e la sera andiamo nel movimentato centro, dove ceniamo in un ristorante della piazza principale.

Dopo quattro giorni di visite e spostamenti ci concediamo un'intera mattinata di relax in spiaggia; nel pomeriggio visitiamo la chiesa di Santa Maria dell'Isola, su una rupe circondata dal mare. Antico monastero benedettino, ha origini che gli esperti fanno risalire all'epoca bizantina ed è stata trasformata e ampliata più volte; la facciata principale fu ricostruita dopo un violento terremoto all'inizio del Novecento. Per la meta successiva la puntualità è fondamentale: a Villa San Giovanni alle 20 ci imbarchiamo sul traghetto per la Sicilia e dopo pochi minuti sbarchiamo a Messina. Pernottiamo per tre notti a pochi chilometri dalla città, nel primo B&B prenotato in anticipo: percorreremo meno chilometri, ma di certo non staremo fermi.

Sicilia orientale: Eolie, Alcantara, Etna e Taormina

Il primo giorno, dal porto di Milazzo, ci imbarchiamo per un mini tour delle isole Eolie, in particolare Lipari e Vulcano. La prima sosta è a Punta Castagna per ammirare le famose spiagge bianche, piccole insenature di pomice bianchissima; poi costeggiamo il paesino di Canneto fino a Marina Lunga, il porto di Lipari, dove ci fermiamo circa tre ore per visitare l'acropoli del Castello, ancora oggi cuore del centro storico, e il Museo archeologico eoliano. Ripartiamo verso Vulcano, dove vediamo i fanghi sulfurei: l'odore di zolfo è davvero forte e noi rinunciamo, ma la gente che si immerge è tantissima. Dal mare ammiriamo poi i faraglioni, lo scoglio di Papa Giovanni, la Grotta degli Angeli, lo scoglio della Mummia e la Grotta del Cavallo, prima di rientrare a Milazzo.

Il giorno dopo andiamo nella direzione opposta, alle Gole dell'Alcantara, uno spettacolo naturale nato da un'antica colata di lava che, raffreddandosi, ha formato alte pareti di prismi basaltici, in cui il fiume ha poi scavato il suo corso fino al mare: le pareti arrivano a 25 metri e nei punti più stretti la gola è larga appena 2. L'acqua è gelida, ma non rinunciamo a immergerci.

Appena asciutti lasciamo le gole per un'escursione in quad sul "gigante buono", come viene chiamato l'Etna, che con i suoi oltre 3.300 metri è il vulcano attivo più alto d'Europa. Si estende su una superficie enorme ed è uno dei vulcani più attivi al mondo: una delle eruzioni più temute degli ultimi decenni era stata allora quella del 2001, mentre la più distruttiva della storia è quella del 1669, quando la lava distrusse molti paesi e arrivò fino a Catania. Ma l'Etna non è solo lava: è anche flora e fauna, protette dal Parco dell'Etna, istituito nel 1987. Vi crescono castagni, betulle, querce, faggi e pini, tra cui il grande pino laricio detto "Zappinazzu", nel bosco Ragabo vicino a Linguaglossa, alto circa 25 metri, con un tronco di 5 metri di circonferenza. Tra gli animali ci sono volpi, istrici, lepri, ramarri e vipere, e tra gli uccelli rapaci come l'aquila reale, il falco, lo sparviero e il gufo. Il tempo vola, l'escursione è entusiasmante e, stanchi ma appagati, rientriamo al B&B.

Il giorno dopo salutiamo i gentili padroni di casa e raggiungiamo Giardini Naxos, che prende il nome dall'omonima isola greca: qui si fa risalire la prima colonia greca della Sicilia. La località è racchiusa in un'ampia baia tra Capo Taormina e Capo Schisò, con belle spiagge, una zona archeologica e il museo. Nel pomeriggio saliamo a Taormina, a circa 200 metri di altezza proprio sopra Giardini, e cominciamo dal Teatro Antico, di origine greca (III secolo a.C.) e trasformato dai Romani in età imperiale: con un diametro di oltre 100 metri è secondo in Sicilia solo a quello di Siracusa. Poco distante vediamo le Naumachie, un grande muro romano di contenimento di una cisterna, in buona parte nascosto sotto le case di corso Umberto. Percorrendo il corso arriviamo in centro e visitiamo il Duomo di San Nicolò e la fontana del 1635 sul piazzale. Il clima è piacevole e ci concediamo una cena in un ristorante con terrazza panoramica, restando poi a goderci il panorama così a lungo che rischiamo di passare la notte all'addiaccio.

Siracusa, Pantalica e la Valle dei Templi

Lasciamo Taormina e prendiamo l'autostrada per Catania, superiamo Aci Trezza, il paese dei Malavoglia di Verga, e verso le 23 arriviamo a Siracusa. Vista l'ora ci fermiamo al primo hotel con camere libere (dopo tre tentativi), dove resteremo due notti.

Il primo giorno visitiamo il Parco archeologico della Neapolis, che riunisce i principali monumenti greci e romani. Appena dentro c'è la chiesa normanna di San Nicolò dei Cordari, quasi di fronte l'anfiteatro romano, di forma ellittica, e più avanti il famoso Orecchio di Dionisio, una grotta artificiale alta 23 metri e profonda 65, la cui forma ricorda un orecchio e che amplifica straordinariamente i suoni: fu Caravaggio a darle questo nome, alimentando la leggenda del tiranno Dionisio che vi avrebbe ascoltato i prigionieri. Infine il Teatro Greco: la parte meglio conservata è quella scavata nella roccia, mentre la parte alta della cavea è scomparsa; per dimensioni è il più grande della Sicilia. La sera raggiungiamo Ortigia, collegata al resto della città da ponti: qualche foto alla splendida facciata barocca del Duomo e cena in un ristorante.

Il giorno seguente andiamo a Pantalica, un altopiano isolato da valli e burroni, fortezza naturale abitata fin dal XIII secolo a.C. e poi per secoli, fino all'epoca bizantina e araba. Con le sue oltre 5.000 tombe scavate nella roccia è una delle più grandi necropoli d'Europa e dal 2005, insieme a Siracusa, è patrimonio dell'umanità UNESCO.

Poco prima di mezzogiorno ripartiamo per un altro sito UNESCO, a 220 km di distanza: la Valle dei Templi di Agrigento, patrimonio dell'umanità dal 1997. Su oltre 1.300 ettari ospita, oltre ai maestosi templi, necropoli, acquedotti e santuari rupestri; la città era circondata da mura lunghe 12 km con nove porte, e al suo interno si trovano i resti dell'antica Akragas, una delle più importanti colonie greche dell'isola.

Visitiamo per primo il Tempio di Giunone, in posizione dominante sulla collina, del V secolo a.C., con sei colonne sui lati corti e tredici sui lati lunghi. Poi il Tempio di Ercole, considerato il più antico della Valle, grandioso nelle dimensioni, anche se ridotto a nove colonne rialzate nel 1922. Uno dei templi meglio conservati al mondo è il Tempio della Concordia, del V secolo a.C., su un basamento di tre gradini con sei colonne sui lati brevi e tredici su quelli lunghi; l'interno era diviso in tre ambienti, la cella al centro, il pronao davanti e l'opistodomo dietro. Restano molti altri templi da visitare, ma nonostante il pomeriggio inoltrato il caldo è ancora opprimente, e li scorgiamo appena mentre raggiungiamo il Tempio di Giove Olimpico, in fondo alla Valle. La sua particolarità erano i Telamoni, giganti di pietra alti circa otto metri che sostenevano la trabeazione: oggi ne resta un cumulo di macerie, mentre un Telamone ricomposto è custodito al Museo archeologico, insieme ad altre teste ritrovate negli scavi.

Sicilia occidentale: Marsala, Favignana, San Vito ed Erice

Lasciamo questo favoloso sito pieni di soddisfazione per percorrere i 135 km che ci separano dalla tappa successiva, incoraggiati dal fatto che ad accoglierci ci saranno amici che vivono e lavorano lì da più di quindici anni. Dopo quasi due ore arriviamo a Marsala, nota per il suo vino e per lo sbarco di Garibaldi del 1860. È stata probabilmente la giornata più faticosa del viaggio: 350 km in auto e chissà quanti a piedi. Ma stavolta non dobbiamo cercare né B&B né ristorante: il tempo di lasciare l'auto e fare una doccia, e la cena è in tavola, con linguine ai ricci e pesce spada freschissimo. Dopo cena restiamo in veranda a chiacchierare, poi a letto. Saremo ospiti dei nostri amici per due giorni.

Il giorno dopo uscita in barca verso la più grande delle isole Egadi, Favignana (le altre sono Marettimo e Levanzo). Dopo una decina di miglia gettiamo l'ancora a Cala Azzurra e ci sbizzarriamo nei tuffi più svariati; poi facciamo il giro dell'isola, con sosta a Cala Rossa, dove con pinne e maschera esploriamo i fondali. Passiamo davanti a una minuscola spiaggia presa d'assalto dai bagnanti: i nostri amici raccontano che un tempo era molto più grande, poi è quasi scomparsa e quella di oggi è stata ricostruita scaricando sabbia in mare. Prima di rientrare in porto facciamo un giro nella laguna dello Stagnone per godere di uno spettacolare tramonto, che qui, tra mulini a vento e saline, ha colori particolari.

L'indomani passiamo la mattinata in spiaggia a San Vito Lo Capo e il pomeriggio saliamo a Erice, sulla cima dell'omonimo monte a circa 750 metri, raggiungibile anche in funivia. Entriamo da Porta Trapani e percorriamo corso Vittorio Emanuele, con la Chiesa Madre e le belle facciate barocche dei palazzi; in fondo, la piazza principale e la chiesa del Carmine. In piazza Umberto I gustiamo un delizioso cannolo sulla terrazza di un bar, ammirando il panorama sul golfo di Trapani, poi rientriamo a Marsala.

Palermo e Monreale

Il giorno dopo salutiamo e ringraziamo i nostri amici e raggiungiamo Palermo, da dove ci imbarcheremo per la Sardegna; prima però visitiamo questa città caotica e affascinante. Saliamo a Monreale, sopra la Conca d'Oro, dove intorno al 1172 Guglielmo II fece costruire la famosa cattedrale con il palazzo reale e il monastero benedettino. Dal chiostro e dal giardino si gode una splendida vista su Palermo. All'interno della cattedrale lo sguardo è subito rapito dal manto di mosaici d'oro; vi sono le tombe di Guglielmo I e Guglielmo II e un'urna con il cuore e le viscere di san Luigi re di Francia, morto a Tunisi nel 1270.

Scesi a valle visitiamo la Cattedrale di Palermo, consacrata nel 1185 ma frutto di secoli di lavori successivi, dalle torri al grande altare, fino alla cappella di Santa Rosalia, completata nel Seicento e arricchita ancora nel Novecento. Stupefatti da tanta bellezza arriviamo ai Quattro Canti, all'incrocio tra via Vittorio Emanuele e via Maqueda: quattro facciate seicentesche su tre ordini, con le fontane e le statue delle quattro stagioni, quelle dei re spagnoli e, in alto, le sante patrone della città prima di santa Rosalia. Poi piazza Pretoria, occupata dalla spettacolare fontana cinquecentesca piena di ninfe e divinità, con il Palazzo delle Aquile, sede del Comune, e la chiesa barocca di San Giuseppe dei Teatini, con le due grandi acquasantiere settecentesche sorrette da angeli.

Prima di lasciare Palermo vogliamo salutare un uomo amico di tutti coloro che vorrebbero vivere nella legalità, un uomo che per questo valore, insieme ad altri, ha dato la vita: andiamo sul luogo della strage di Capaci, dove è stato eretto un monumento in memoria di Giovanni Falcone. Lasciamo la Sicilia con l'augurio di ritornarci.

Sardegna: Tinnura, Alghero e Capo Caccia

Passiamo la notte tra il 16 e il 17 luglio in navigazione verso la Sardegna e sbarchiamo a Cagliari prima delle 7. Ci mettiamo subito in marcia verso Alghero, dove passeremo giorni decisamente più tranquilli, in un hotel fronte mare a 600 metri dal centro storico. Strada facendo deviamo per Tinnura, il paese dei murales: il centro più rappresentativo di quest'arte in Sardegna è Orgosolo, ma è lontano dal nostro percorso. Queste pitture sui muri delle case raccontano soprattutto le fatiche, le lotte e le conquiste delle comunità.

Arriviamo ad Alghero verso le 17 e, per la prima volta da quando siamo partiti, scarichiamo dall'auto tutte le valigie; poi ci godiamo il nostro primo, meritato tramonto sul mare di Sardegna. Il primo giorno lo dedichiamo al relax alla spiaggia delle Bombarde, una delle più belle della Riviera del Corallo: si attraversa una pineta e alla fine si apre una spiaggia di sabbia chiarissima e un mare trasparente.

Il giorno dopo visitiamo il Parco di Porto Conte, che ospita daini, cinghiali, volpi, mufloni e il grifone, con un'apertura alare di quasi tre metri, oltre a fichi d'India, ginepri, ginestre e altre piante della macchia. Nel parco c'è il promontorio di Capo Caccia, da cui una scalinata di oltre 650 gradini scende alla Grotta di Nettuno, che racchiude il lago Lamarmora, uno dei più grandi laghi sotterranei di acqua salata d'Europa. Nel pomeriggio passeggiamo nel porto turistico e nel centro storico, chiuso dalle antiche mura: la città, fondata dai Doria di Genova, fu scelta anche per i fondali bassi e insidiosi che rendevano difficile l'avvicinamento delle navi nemiche. Cena in un ristorante sulle mura che si affacciano sul porto.

L'Asinara e la Pelosa

Il giorno seguente raggiungiamo il porto di Stintino e ci imbarchiamo per un'escursione all'Asinara. Volevamo girare l'isola in mountain bike, ma scopriamo a malincuore che lì non si noleggiano bici: chi ce l'ha se l'è portata da casa. Per fortuna c'è posto su un fuoristrada, che dopo la bici ci sembra il modo migliore per ammirare l'aspro paesaggio dell'isola e sentirne i profumi. L'Asinara è nota soprattutto per il carcere: nel 1885 l'isola fu espropriata per farne una colonia penale agricola e i residenti furono trasferiti in Sardegna, dove fondarono l'attuale Stintino. Dagli anni Settanta il carcere divenne di massima sicurezza e ospitò terroristi e boss mafiosi come Totò Riina. Ma le bellezze dell'Asinara sono ben altre: parco nazionale dal 1997, ospita circa 700 specie botaniche, tra cui molte endemiche, e una fauna ricca, a cominciare dal celebre asinello bianco.

Il quinto giorno in Sardegna lo dedichiamo al mare: torniamo a Stintino, alla spiaggia della Pelosa, un vero paradiso terrestre, sabbia bianca e acqua sempre calma e limpida grazie alla protezione dell'Isola Piana, dell'Asinara e di Capo Falcone, con il lembo di sabbia che si allunga in mare e la torre aragonese sull'isolotto. Restiamo qui tutto il giorno e rientriamo in hotel solo al tramonto.

L'arcipelago della Maddalena e il ritorno

L'indomani ci spostiamo sulla costa orientale e a Palau ci imbarchiamo per una mini crociera nell'arcipelago della Maddalena, una sessantina tra isole e isolotti: le più grandi sono La Maddalena, Caprera, Spargi, Santo Stefano, Budelli, Razzoli e Santa Maria. Dopo una sosta alla Maddalena navighiamo verso Santa Maria, con la sua spiaggia e il faro, e poi a Budelli, alla spiaggia del Cavaliere, vicino alla famosa Spiaggia Rosa, che deve il nome al colore della sabbia e dove nel 1964 Antonioni girò alcune scene del Deserto rosso. Dopo il bagno navighiamo verso Spargi, l'isola più verde dell'arcipelago, puntando su Cala Granara; lungo la rotta ammiriamo la Testa della Strega, un massiccio di granito che di profilo ricorda proprio una strega, e lo scoglio del Bulldog. Al rientro a Palau vediamo dal mare molte altre bellezze, dal vecchio faro di Punta Sardegna all'isola dei Gabbiani. Lungo la strada ci fermiamo davanti alla Roccia dell'Orso, il grande blocco di granito modellato dal vento, poi torniamo verso Alghero con un po' di malinconia: è l'ultima notte in Sardegna, e anche a quest'isola auguriamo di tornare.

Il 23 luglio carichiamo i bagagli e ci dirigiamo verso Olbia; l'imbarco per Civitavecchia è alle 22, e nel frattempo facciamo un salto nelle note località della Costa Smeralda, Porto Rotondo e Porto Cervo, dove, a nostro parere, a parte qualche bella spiaggia non restano che yacht lussuosi e ville sontuose.

La notte tra il 23 e il 24 luglio la passiamo in navigazione verso casa. Il rientro è un po' malinconico, ma dopo quasi 3.400 km in auto, cinque regioni visitate, 440 miglia di navigazione e venti notti trascorse tra hotel, B&B, casa di amici e traghetti, la malinconia non è certo il sentimento che prevale.

Chiudo questo diario con una frase attribuita a sant'Agostino: "Il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo la prima pagina".

Prima di partire

Questo racconto è di oltre quindici anni fa: orari, traghetti, escursioni e prezzi vanno verificati. Alcune regole sono cambiate: la spiaggia della Pelosa a Stintino d'estate è a numero chiuso, con prenotazione e ticket; la Spiaggia Rosa di Budelli è chiusa ai visitatori dagli anni Novanta per proteggerla e si può ammirare solo dal mare, senza sbarcare; anche il Parco nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena e quello dell'Asinara hanno regole e ticket da controllare. Per l'Etna informati sempre sull'attività del vulcano prima delle escursioni. Trovi le informazioni aggiornate nelle nostre guide di Sardegna e Sicilia.

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