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Castelli di Issogne, Verrès e Sarre: tre castelli, tre storie della Valle d'Aosta

Aggiornato a ottobre 2026

Il castello di Verrès, massiccio castello medievale di pietra su uno sperone roccioso, sopra i boschi in colori autunnali e il fondovalle della Dora Baltea

La Valle d'Aosta è una delle regioni d'Italia con più castelli, e tre di quelli aperti al pubblico raccontano bene, da soli, la sua storia. Verrès è la fortezza medievale per eccellenza, un blocco di pietra quasi senza ornamenti costruito per difendersi. Issogne, sull'altra sponda della Dora, è all'opposto una dimora signorile del Rinascimento, con un cortile affrescato e una celebre fontana in ferro battuto. Sarre, alle porte di Aosta, è invece la residenza di caccia dei re d'Italia, con le pareti coperte di corna di stambecco e camoscio.

Issogne e Verrès stanno uno di fronte all'altro, in bassa valle, e si visitano comodamente nella stessa giornata, magari insieme al Forte di Bard o al castello di Fénis. Sarre è più a monte, nella valle centrale, e si abbina bene a una visita ad Aosta. Tutti e tre sono castelli della Regione, con orari e regole di visita comuni che cambiano tra la stagione estiva e quella invernale.

In breve

Ideale per: appassionati di storia e di arte, famiglie, chi cerca una giornata culturale o un'alternativa alla montagna con il brutto tempo. Da vedere: il cortile di Issogne con la fontana del melograno e le lunette del porticato, la sala d'armi e lo scalone di Verrès, la galleria dei trofei e le stanze reali di Sarre. Periodo più piacevole: primavera e autunno; d'estate gli orari sono più ampi e i castelli aprono anche il lunedì.

Cosa vedere

Il castello di Issogne

Da fuori il castello di Issogne sembra un grande edificio sobrio, quasi un palazzo di campagna; l'interno è invece uno dei più ricchi della regione. Sul luogo esisteva già una casaforte dei vescovi di Aosta, trasformata alla fine del Trecento da Ibleto di Challant; la forma attuale si deve però a Giorgio di Challant, priore di Sant'Orso, che tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento ne fece una residenza rinascimentale per la famiglia, allora la più potente della valle. Dopo un lungo declino, nel 1872 il castello fu acquistato dal pittore torinese Vittorio Avondo, appassionato di Medioevo, che lo restaurò, lo arredò e nel 1907 lo donò allo Stato; oggi appartiene alla Regione.

Il cuore della visita è il cortile. Al centro c'è la fontana del melograno, un albero in ferro battuto da cui l'acqua scende in una vasca ottagonale: fu il dono di Giorgio per le nozze del giovane Filiberto di Challant, di cui era tutore, e melograni e foglie di quercia simboleggiano la prosperità e la forza della casata. Le facciate sono dipinte con gli stemmi dei Challant e delle famiglie con cui si imparentarono. Sotto il porticato si trovano le lunette affrescate con scene di vita quotidiana: il corpo di guardia con i soldati che giocano, la bottega del sarto, la farmacia con i vasi delle erbe, il forno, il mercato di frutta e verdura e la bottega del salumiere, dove compaiono forme di formaggio considerate tra le più antiche rappresentazioni della fontina. Le lunette sono state restaurate di recente e si leggono molto bene.

All'interno si attraversano sale affrescate, la cappella con un altare a portelle del Cinquecento, la camera e l'oratorio di Giorgio di Challant e le stanze arredate da Avondo. Vale la pena osservare anche i graffiti incisi sui muri da ospiti, servitori e signori, quasi sempre in francese o in latino: commenti sull'amore, sul denaro, sulle partenze, piccole prese in giro. Dietro il castello c'è un giardino all'italiana.

Il castello di Verrès

Il castello di Verrès domina il paese da uno sperone roccioso, allo sbocco della Val d'Ayas. Lo fece costruire alla fine del Trecento Ibleto di Challant, uomo di fiducia dei Savoia, ed è un esempio quasi unico di fortezza a blocco unico: un grande cubo di pietra di circa trenta metri di lato, con finestre a crociera, portali ad arco e grandi camini. Nel 1536 Renato di Challant ne rinnovò le difese per adattarlo alle armi da fuoco, come ricorda una lapide sopra l'ingresso. Alla fine dell'Ottocento fu restaurato da Alfredo d'Andrade e acquistato dallo Stato; oggi è della Regione.

L'interno è spoglio ma molto suggestivo: un cortile chiuso da cui sale uno scalone monumentale che collega i tre piani, la sala d'armi, la sala da pranzo con il passavivande verso la cucina del signore, le cucine con i grandi camini. Al castello si sale a piedi lungo una mulattiera ripida, in una decina di minuti dal parcheggio più vicino: servono scarpe comode e il percorso non è adatto a chi ha difficoltà motorie.

Nel paese di Verrès merita una sosta la collegiata di Saint-Gilles: la chiesa attuale è settecentesca, ma conserva la cappella funeraria fatta costruire da Ibleto all'inizio del Quattrocento, con una finestra gotica in pietra a tre luci considerata tra le più belle della regione.

Il Castello Reale di Sarre

Il Castello Reale di Sarre sorge su un poggio poco a ovest di Aosta, sopra la piana della Dora. Ha origini medievali, ma fu ricostruito nel Settecento e nel 1869 fu acquistato da Vittorio Emanuele II, che ne fece la base per le sue battute di caccia allo stambecco nelle valli che oggi fanno parte del parco del Gran Paradiso. Il re fece alzare la torre, aggiungere scuderie e locali di servizio e arredare le stanze con mobili di altre residenze sabaude. Il figlio Umberto I vi soggiornò spesso, a volte con la regina Margherita, e volle la decorazione con i trofei di caccia. Negli anni Trenta il castello divenne residenza estiva di Umberto II e Maria José; dopo l'esilio Umberto prese il titolo di conte di Sarre. Nel 1989 la Regione lo acquistò, lo restaurò e lo aprì al pubblico.

La parte più famosa della visita sono la galleria e il salone, dove le corna di stambecco e di camoscio coprono le pareti, disposte in motivi decorativi, insieme a finti stucchi, drappeggi e carte da parati. Al piano terra ci sono ritratti dei Savoia e sale dedicate alle cacce reali; al primo piano la camera del re, con un dipinto di Antonio Fontanesi, e la camera della regina; al secondo piano le stanze degli ospiti, con documenti e ricordi della famiglia reale. A differenza di Verrès, il castello è accessibile anche alle persone con disabilità.

Feste ed eventi

Come arrivare

In auto Verrès e Issogne si raggiungono dall'autostrada A5 Torino-Aosta con l'uscita di Verrès; i due castelli sono sulle due sponde della Dora, a pochi minuti di strada l'uno dall'altro. Per Sarre si esce ad Aosta Ovest e si segue la statale 26 verso Courmayeur, salendo poi verso la frazione Lalex. In treno la stazione di riferimento per la bassa valle è Verrès, sulla linea Ivrea-Aosta; la linea però è chiusa per i lavori di elettrificazione e servita da autobus sostitutivi, con riapertura annunciata tra dicembre 2026 e gennaio 2027: verificate la situazione sul sito di Trenitalia o di RFI.

Come muoversi

Per vedere i tre castelli in uno o due giorni l'auto è la soluzione più pratica. Tra Verrès e Issogne la distanza è breve, ma ricordate che al castello di Verrès si arriva solo a piedi, lungo la mulattiera. Un buon programma: un giorno in bassa valle (Issogne, Verrès, Bard) e uno nella valle centrale (Sarre, Fénis, Aosta). Per proseguire verso la montagna, da Verrès parte la strada della Val d'Ayas che sale a Champoluc.

Quando andare

I castelli sono aperti tutto l'anno, con orari estivi più lunghi e orari invernali ridotti, spesso con una pausa a metà giornata. Primavera e autunno sono le stagioni più piacevoli, con un clima mite. In luglio e agosto i castelli aprono anche il lunedì, ma c'è più gente e conviene prenotare. Per altre idee di stagione leggete dove andare a ottobre e dove andare ad aprile.

Dove dormire

Consigli pratici

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