Aggiornato a ottobre 2026
Ek Balam è uno dei siti maya più affascinanti dello Yucatán, e uno dei meno affollati. Sorge nella foresta a nord di Valladolid, nel municipio di Temozón, ed è famosa per un dettaglio che non trovi altrove: la facciata in stucco della tomba del re Ukit Kan Le'k Tok', con le fauci spalancate di un mostro, le figure alate e decorazioni conservate in modo sorprendente. Il nome si traduce di solito come "giaguaro nero" o "giaguaro stella".
Il sito è compatto e si visita senza fretta in un paio d'ore. Per questo è perfetto da abbinare a una nuotata nel vicino cenote X'Canché, a una notte a Valladolid e, se hai un'auto, a un'escursione verso nord fino alla costa di Río Lagartos e Las Coloradas, tra fenicotteri e lagune rosa. Se arrivi dalla Riviera Maya puoi farne una gita in giornata, ma dormire nei dintorni ti permette di entrare all'apertura, con il fresco e pochi visitatori.
Da non perdere: la facciata della tomba di Ukit Kan Le'k Tok' sull'Acropoli, il panorama dalla cima sulla foresta, l'arco d'ingresso, il palazzo ovale detto La Redonda e il bagno nel cenote X'Canché. Periodo migliore: la stagione secca, indicativamente da novembre ad aprile, entrando la mattina presto. Tempo necessario: mezza giornata con il cenote, una giornata intera se aggiungi Valladolid.
Secondo l'INAH, l'istituto che gestisce i siti archeologici messicani, Ek Balam fu abitata dal periodo preclassico fino all'arrivo degli spagnoli e raggiunse il massimo splendore nel tardo classico, tra l'VIII e il IX secolo. Era la capitale del regno di Talol. Il sovrano più importante fu proprio Ukit Kan Le'k Tok', e gli archeologi conoscono il nome di cinque governanti. La città ebbe un'influenza notevole: secondo l'INAH anche Chichén Itzá adottò da qui tecniche di pittura murale e di stucco. Gli scavi e i restauri sono proseguiti negli ultimi anni e continuano a restituire pitture, iscrizioni e ambienti nuovi.
La visita comincia da sud, dove una rampa sale verso un arco a volta maya, l'ingresso cerimoniale all'area centrale. Da qui partivano i sacbé, le strade rialzate bianche che collegavano la città ai dintorni. Il centro è racchiuso da due cerchie di mura, con un terzo muro che unisce alcuni edifici principali. Sono basse, quindi gli studiosi discutono se servissero davvero a difendere la città o piuttosto a delimitare simbolicamente lo spazio riservato all'élite.
Superato l'arco, nella piazza sud, trovi La Redonda, un edificio ovale su base rettangolare: era residenza dell'élite e luogo cerimoniale, con stanze su due livelli e un tempietto in cima. Poco più in là ci sono Las Gemelas, due edifici identici affiancati sulla stessa piattaforma, forse templi. Prima della grande piazza nord c'è il campo per il gioco della palla, piccolo ma ben conservato.
Il cuore di Ek Balam è l'Acropoli, chiamata anche Struttura 1: era il palazzo reale e, secondo l'INAH, è una delle costruzioni più grandi di tutta la Mesoamerica. Si sviluppa su più livelli ai lati di una grande scalinata centrale e solo nella parte scavata sono state trovate oltre settanta stanze. Lungo le scale osserva le teste di serpente in pietra con iscrizioni geroglifiche. Sull'edificio è stato trovato anche un murale con 96 glifi, uno dei testi più importanti per ricostruire la storia del regno.
Al quarto livello dell'Acropoli si apre la camera funeraria del re, chiamata dagli archeologi Sak Xok Naah. La sua facciata è unica nel mondo maya: l'ingresso è modellato come le fauci spalancate di una creatura con zanne enormi, il "mostro della terra" che apre la porta verso l'oltretomba. È questa la decorazione che molti chiamano "la bocca del giaguaro". Intorno ci sono figure umane con ali, spesso descritte come "angeli", e altri stucchi finissimi. Si sono conservati così bene perché gli stessi Maya li coprirono con un muro protettivo, rimasto lì fino agli scavi moderni. La camera interna è chiusa al pubblico, ma la facciata si vede da vicino, sotto una tettoia che la ripara.
Secondo diverse fonti aggiornate al 2025 e al 2026, a Ek Balam si può ancora salire fino in cima all'Acropoli, cosa ormai rara: a Chichén Itzá per esempio non si sale sulla piramide da anni. I gradini sono alti, irregolari e ripidi, e in alcuni tratti c'è una corda a cui reggersi. Dalla cima la vista spazia sulla foresta piatta dello Yucatán, con le altre colline che nascondono strutture non ancora scavate. Servono gambe buone e niente vertigini; con il caldo di mezzogiorno è faticoso. Le regole possono cambiare per lavori o tutela del monumento, quindi verifica sul posto prima di contarci.
A meno di due chilometri dall'ingresso del sito, raggiungibile con un sentiero nella foresta, c'è il cenote X'Canché: una grande vasca naturale semiaperta, circondata da pareti di roccia e radici, dove si scende per fare il bagno. Puoi arrivarci a piedi, oppure noleggiare all'ingresso una bicicletta o un triciclo con conducente. Oltre al bagno di solito si possono fare tirolesa (zip-line) e discesa in corda doppia, e c'è un'area di sosta con palapa e amache. Il biglietto del cenote è separato da quello del sito. Il percorso migliore è visitare prima le rovine all'apertura e poi rinfrescarsi qui.
La base più comoda è Valladolid, cittadina coloniale con il convento di San Bernardino, la piazza principale e diversi cenote raggiungibili in pochi minuti. Da qui Ek Balam è a circa mezz'ora di strada verso nord.
Chichén Itzá si trova a ovest di Valladolid e completa bene il quadro: dopo la grande città dei Maya e dei Toltechi, Ek Balam ti mostra un sito più intimo e meno affollato. Il consiglio è dedicare a ciascuno una mattina diversa. Nel 2026 a Chichén Itzá ci sono state proteste di artigiani e venditori che hanno limitato temporaneamente l'accesso: controlla la situazione prima di andare.
Proseguendo verso nord oltre Tizimín arrivi a Río Lagartos, villaggio di pescatori dentro la Riserva della Biosfera Ría Lagartos, gestita dalla CONANP. Si esplora in barca tra mangrovie e lagune, con uccelli acquatici e i fenicotteri rosa: la zona costiera orientale dello Yucatán è il principale luogo di nidificazione del fenicottero dei Caraibi. Le colonie dove nascono i piccoli sono protette e non si visitano; la presenza degli uccelli lungo i percorsi in barca varia con le stagioni. Affidati a barcaioli e guide autorizzati e chiedi a loro dove e quando si avvistano meglio.
A breve distanza da Río Lagartos ci sono le lagune rosa di Las Coloradas, diventate famose sui social. Il colore viene da microrganismi e piccoli crostacei che vivono nell'acqua molto salata delle saline. Sono di proprietà della società che estrae il sale, che ne mostra solo una parte: si entra con una guida, il bagno è vietato e i droni non sono ammessi. La visita è breve. Il colore è più intenso con il sole alto e il cielo limpido.
Ek Balam, X'Canché, Río Lagartos e Las Coloradas si possono fare nella stessa giornata in auto partendo presto, ma due giorni con una notte sulla costa sono molto più rilassanti.
Gli aeroporti più vicini sono quelli di Cancún e di Mérida. Da Cancún, da Playa del Carmen o da Tulum si raggiunge Valladolid in auto o in autobus; anche il Tren Maya ha una stazione a Valladolid, ma tratte e frequenze vanno verificate al momento della prenotazione. Da Valladolid si prosegue verso nord sulla strada per Tizimín, si supera Temozón e si segue la deviazione per il sito. Da Mérida la strada è più lunga ma semplice.
L'auto a noleggio è la soluzione più libera, soprattutto se vuoi spingerti fino a Río Lagartos e Las Coloradas, dove i mezzi pubblici sono pochi. Da Valladolid partono anche furgoncini collettivi (colectivos) e taxi per Ek Balam: accordati prima sul prezzo e sull'orario del ritorno. Molte agenzie della Riviera Maya e di Valladolid propongono escursioni organizzate che uniscono il sito e il cenote, a volte anche la costa nord.
Il periodo più piacevole è la stagione secca, indicativamente da novembre ad aprile, con giornate soleggiate e meno umidità: trovi idee nelle guide su dove andare a dicembre e dove andare a febbraio. Aprile e maggio sono i mesi più caldi. Da giugno a novembre è la stagione degli uragani dell'Atlantico: segui i bollettini meteo se viaggi in quei mesi. In ogni stagione entra all'apertura: il sito è esposto al sole e la salita sull'Acropoli è molto più facile con il fresco.
Chi vuole entrare tra i primi può dormire nei dintorni del sito, dove ci sono piccoli eco-lodge e alloggi immersi nella foresta. La scelta più ampia è a Valladolid, con hotel in case coloniali, B&B e ostelli in centro. Per l'escursione sulla costa puoi passare una notte a Río Lagartos, dove si trovano soprattutto piccole pensioni a gestione familiare, comode per uscire in barca la mattina presto. Chi preferisce il mare resta in Riviera Maya e fa una lunga gita in giornata.