Aggiornato a ottobre 2026
Sfax è la seconda città della Tunisia, un grande centro commerciale e industriale affacciato sul golfo di Gabès. Il turismo qui ha sempre avuto un ruolo marginale, ed è proprio questo che rende interessante la sua medina: un quartiere murato fondato nel IX secolo, ancora abitato e pieno di botteghe, dove la vita quotidiana va avanti senza essere pensata per i visitatori. Dal 2012 la medina di Sfax fa parte della lista provvisoria dell'UNESCO, l'elenco dei siti candidati al patrimonio mondiale.
Davanti alla città, a circa un'ora di traghetto, ci sono le isole Kerkennah, un arcipelago piatto e quasi senza rilievi, con palme sparse, lagune salate e villaggi di pescatori. Qui si pratica ancora la pesca con la charfia, le trappole di foglie di palma riconosciute dall'UNESCO come patrimonio immateriale. Sfax e le Kerkennah si visitano bene insieme: una o due giornate in città e almeno una notte sulle isole, magari come tappa tra le località della costa del Sahel e il sud verso Gabès e Djerba.
Ideale per: chi cerca una Tunisia urbana e autentica, lontana dai villaggi turistici, e per chi ama le isole tranquille, la bicicletta e il pesce. Da vedere: le mura e le porte della medina di Sfax, la Grande Moschea, i souk, il quartiere coloniale di Bab Bhar, la traversata in traghetto, le charfia, i villaggi delle Kerkennah e la costa di Sidi Fredj. Periodo più piacevole: primavera e autunno; d'estate le isole si riempiono di famiglie tunisine.
La medina fu fondata nell'849 per volontà degli emiri aghlabidi di Kairouan, che allora governavano la regione (vedi la guida a Kairouan). Ha una pianta quasi rettangolare, con strade regolari e pochi vicoli ciechi, ed è chiusa da mura merlate e torri che la circondano per intero, tutelate come monumento storico dal 1912. In origine le porte erano solo due, poi nel tempo se ne sono aggiunte altre; la più nota è Bab Diwan. Il modo migliore per capirne la forma è fare a piedi il giro esterno delle mura e poi entrare senza un itinerario preciso, meglio di mattina, quando le botteghe sono aperte e le strade più animate. A gennaio 2026 sono stati annunciati lavori di restauro su un tratto delle mura, quindi è possibile trovare cantieri.
Al centro della medina si trova la Grande Moschea, attorno alla quale si è sviluppato tutto il quartiere: il minareto e la parte più antica della sala di preghiera risalgono all'epoca ziride, tra l'XI e il XII secolo. Di norma la sala di preghiera non è aperta ai non musulmani, ma il minareto e le facciate si vedono bene dalle strade intorno. A nord della moschea si estendono i souk, l'antica zona commerciale, con tessuti, foulard, spezie, rame martellato e profumi come il muschio e l'acqua di rose. È una medina in cui si compra soprattutto quello che usano gli abitanti, meno pensata per i turisti rispetto a quelle delle località balneari.
Sfax ha tre musei interessanti, ma da anni la loro apertura è un problema. Dar Jellouli è una casa patrizia del Settecento nel cuore della medina, sede del museo regionale di arti e tradizioni popolari, che ricostruisce la vita quotidiana della città; secondo la stampa locale è chiuso da anni per lavori di restauro non conclusi. La Kasbah, la fortezza inserita nelle mura della medina, ospita un museo dell'architettura tradizionale, e il museo archeologico, nella città moderna, espone soprattutto reperti romani dal sito di Thyna e dell'antica Taparura, il nucleo antico di Sfax. Anche questi due sono rimasti chiusi a lungo e a inizio 2026 ne è stata annunciata la riapertura per la primavera: verificate se sono effettivamente aperti prima di organizzare la visita.
Fuori dalle mura, verso il porto, si stende il quartiere di Bab Bhar, costruito alla fine dell'Ottocento durante il protettorato francese, con viali più larghi e palazzi d'epoca. È la parte della città con caffè, negozi e uffici, e il contrasto con la medina, a pochi passi, è uno degli aspetti più interessanti di Sfax.
I traghetti della compagnia Sonotrak partono dalla stazione marittima di Sfax e arrivano a Sidi Youssef, il porto all'estremità occidentale dell'isola di Gharbi, dopo circa un'ora di navigazione. Si possono imbarcare anche le auto. La traversata nel golfo è già una parte della visita. Con il vento forte, soprattutto d'inverno, alcune corse vengono cancellate.
Le Kerkennah sono un arcipelago di pescatori, e il loro simbolo è il polpo, che tra l'autunno e la primavera si cattura con le giare di terracotta e poi si fa seccare. La tecnica più caratteristica è la charfia: nel mare poco profondo si piantano muri di foglie di palma che guidano i pesci verso reti o nasse, senza raschiare il fondale. Le parcelle di mare vengono assegnate all'asta ogni anno, e dal 2020 questa pesca fa parte del patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO. Si vedono dalla costa e dal traghetto; nei villaggi si può chiedere ai pescatori di raccontarla.
Le isole abitate sono due, Gharbi (detta anche Mellita) e Chergui, unite da una strada rialzata già esistente in epoca romana. L'unica strada asfaltata attraversa l'arcipelago da Sidi Youssef fino a El Attaya; tra i villaggi ci sono Mellita, Remla, Ouled Kacem ed El Abbassia. Remla è il centro principale, con il mercato e i caffè. Il paesaggio è fatto di palme sparse, sebkha (lagune salate) e piccoli porti: niente di spettacolare, ma un ritmo lentissimo che è il motivo per venire qui. Dalle Kerkennah veniva Farhat Hached, il fondatore del grande sindacato tunisino UGTT.
Sidi Fredj è la zona turistica dell'arcipelago, dove si concentrano gli alberghi e le spiagge di sabbia: spiagge tranquille e ampie, piacevoli ma non spettacolari. Sull'arcipelago si trova anche Borj el Hissar, un forte medievale costruito per difendere l'isola dalle incursioni dal mare, in un'area considerata anche sito archeologico; qui si rifugiò anche Habib Bourguiba durante la lotta per l'indipendenza. Il forte è in forte degrado, senza pannelli né messa in sicurezza: si può vedere dall'esterno, ma attenzione ai muri pericolanti.
Sfax è una città di mare e di pesce: nei ristoranti popolari si trovano pesce alla griglia, cuscus e piatti con il polpo, oltre ai classici della cucina tunisina. Alle Kerkennah la specialità è il polpo, fresco o essiccato, insieme al pesce del giorno pescato con le charfia.
Sfax si raggiunge in treno da Tunisi con le ferrovie tunisine (SNCFT), sulla linea che prosegue poi verso Gabès; ci sono anche autobus e louage, i taxi collettivi, da tutte le città principali. L'aeroporto di Sfax-Thyna ha pochi collegamenti internazionali, quindi spesso conviene volare su Tunisi, Monastir, Enfidha o Djerba e proseguire via terra (vedi anche la guida a El Jem, che si trova lungo la strada da nord). Per le Kerkennah il traghetto Sonotrak parte dalla stazione marittima di Sfax: in estate e nei fine settimana conviene prenotare, soprattutto con l'auto, e arrivare al porto con anticipo. Orari e frequenze cambiano con la stagione, quindi controllateli sul sito della compagnia prima di partire.
La medina e Bab Bhar si girano a piedi; per il resto della città ci sono i taxi, da usare con il tassametro. Alle Kerkennah i mezzi pubblici sono scarsi: l'isola è piatta e il modo più piacevole per spostarsi è la bicicletta, oppure i taxi, con il prezzo da concordare prima. Chi vuole vedere tutto l'arcipelago in poco tempo può portare l'auto sul traghetto.
I mesi migliori sono in primavera e in autunno, con temperature miti per camminare in città e pedalare sulle isole (vedi dove andare a maggio e dove andare a ottobre). L'estate è calda e alle Kerkennah coincide con il ritorno degli emigrati e con l'arrivo delle famiglie tunisine: i traghetti sono più frequenti ma anche più pieni. L'inverno è tranquillo, ma il vento può far saltare le corse del traghetto: lasciate un giorno di margine prima di un volo o di un treno.