Aggiornato a ottobre 2026
Hoi An è una piccola città sul fiume Thu Bon, a poca distanza dal mare, nel Vietnam centrale. Tra il Cinquecento e l'Ottocento fu uno dei porti commerciali più vivaci del Sud-est asiatico: qui si incontravano mercanti vietnamiti, cinesi, giapponesi ed europei, che hanno lasciato case, templi e sale di riunione ancora oggi in piedi. Quando il fiume si insabbiò e i traffici si spostarono a Da Nang, la città rimase quasi immobile, e proprio per questo si è conservata.
La città antica è patrimonio dell'umanità UNESCO: un reticolo di vie con case gialle di legno e muratura, botteghe, pagode e lanterne di seta che la sera si accendono ovunque. Dal 2025, con la riforma delle province, Hoi An fa parte della città di Da Nang. È una delle tappe più amate di un viaggio in Vietnam, ma anche una delle più esposte alle alluvioni, come si è visto nell'autunno del 2025.
Ideale per: passeggiate, architettura storica, fotografia, cucina, artigianato e qualche giorno di mare. Da non perdere: il Ponte giapponese coperto, le case dei mercanti e le sale delle congregazioni cinesi, il lungofiume la sera con le lanterne, una notte di luna piena, la spiaggia di An Bang e il santuario cham di My Son. Tempo consigliato: almeno tre giorni, uno dei quali per My Son o per le isole Cu Lao Cham. Periodo migliore: da febbraio ad aprile. Da sapere: per entrare nella città antica serve il biglietto, e da settembre a dicembre il rischio di alluvioni è alto.
Il centro storico si gira a piedi in poche ore, ma merita più passaggi in momenti diversi del giorno: al mattino presto, quando le vie sono quasi vuote, e la sera, quando si accendono le lanterne. In alcune fasce orarie le strade principali sono riservate ai pedoni. Per entrare nell'area della città antica si paga un biglietto, che comprende anche l'ingresso a un certo numero di monumenti a scelta tra case antiche, sale delle congregazioni, templi e piccoli musei. I controlli sono diventati più rigorosi negli ultimi anni: conservate il biglietto per tutta la visita. Da febbraio 2026 il biglietto si può comprare anche nelle nuove biglietterie automatiche, con istruzioni in più lingue e pagamento con carta, oltre che nei punti vendita tradizionali agli ingressi. Prezzi, siti inclusi e orari cambiano: verificateli sul posto o sui canali ufficiali della città.
Il simbolo di Hoi An è il Ponte giapponese coperto, in vietnamita Chua Cau, cioè ponte-pagoda: un piccolo ponte di legno con tetto di tegole, costruito secondo la tradizione dalla comunità giapponese, con un minuscolo tempio su un lato e statue di animali alle due estremità. Dopo un lungo e discusso restauro, il ponte ha riaperto ai visitatori nell'agosto 2024. L'ingresso è compreso tra i siti del biglietto della città antica; per le foto senza folla andate all'alba, mentre la sera il ponte è illuminato.
Le case antiche dei mercanti sono strette e profonde: il negozio si affacciava sulla strada, l'abitazione era nel mezzo, con un piccolo cortile, e il retro dava sul fiume per caricare le merci. All'interno si vedono travi scolpite, mobili laccati, iscrizioni cinesi e oggetti tramandati in famiglia; in alcune case vivono ancora i discendenti, che accompagnano i visitatori. Tra le più note ci sono la casa Tan Ky e la casa Phung Hung. Su alcuni muri sono segnati i livelli raggiunti dalle alluvioni negli anni: un modo concreto per capire il rapporto tra la città e il suo fiume.
Le comunità cinesi di Hoi An si riunivano per provincia d'origine in grandi sale delle congregazioni, che erano insieme luoghi di culto, di incontro e di mutuo soccorso. La più grande e decorata è quella del Fujian, con portali colorati, draghi e un altare dedicato alla dea protettrice dei marinai; molto belle anche le sale dei cantonesi, di Chaozhou e di Hainan. Dentro si vedono spesso grandi spirali d'incenso appese al soffitto, che bruciano per giorni. Vicino c'è il tempio di Quan Cong, dedicato a un generale divinizzato della tradizione cinese.
Hoi An è la città delle lanterne: di seta, di stoffa o di carta, vengono prodotte in molte botteghe e appese lungo le vie e sul lungofiume. La sera ci si imbarca su una barchetta sul fiume Hoai, il braccio del Thu Bon che costeggia la città antica, e si posano sull'acqua piccole lanterne galleggianti con una candela. Il momento più suggestivo è la notte di luna piena di ogni mese del calendario lunare, quando in città si spengono parte delle luci elettriche e restano soprattutto le lanterne, con musica tradizionale e giochi popolari. Sull'altra riva, ad An Hoi, c'è il mercato notturno. Le date cambiano ogni mese: controllate il calendario lunare prima di partire.
Hoi An è famosa per i sarti, che in pochi giorni confezionano su misura abiti, camicie, giacche, vestiti tradizionali ao dai e anche scarpe. Il consiglio è di ordinare all'inizio del soggiorno, portare se possibile un modello o una foto, scegliere il tessuto con attenzione e prevedere più prove. I prezzi si contrattano: confrontate qualche bottega prima di decidere e fate controllare bene cuciture e rifiniture.
Il mercato centrale, sul lungofiume, è il posto giusto per vedere la vita quotidiana e assaggiare la cucina di strada. Fuori dal centro, in bicicletta, si raggiungono il villaggio degli orti di Tra Que, dove si coltivano le erbe aromatiche usate in cucina, il villaggio dei vasai di Thanh Ha e quello dei falegnami di Kim Bong, sull'isola di Cam Kim. Verso la foce si trova la foresta di palme d'acqua di Cam Thanh, che si esplora sulle tradizionali barche rotonde di bambù.
A breve distanza dalla città, raggiungibili anche in bicicletta, ci sono due spiagge sul mar Cinese Meridionale. An Bang è oggi la più frequentata, con sabbia chiara e un'atmosfera rilassata. Cua Dai, vicino alla foce del Thu Bon, è stata colpita negli anni da una forte erosione costiera, che ne ha ridotto l'ampiezza in alcuni tratti. Il mare è adatto al bagno soprattutto in primavera ed estate; durante la stagione delle piogge è spesso mosso: rispettate le bandiere e le indicazioni dei bagnini.
Al largo di Hoi An c'è il piccolo arcipelago di Cu Lao Cham, area marina protetta e riserva della biosfera UNESCO. Ci si arriva in barca dal porto di Cua Dai e la gita, di solito in giornata, permette di fare snorkeling, visitare il villaggio dei pescatori e rilassarsi sulle spiagge. Gli accessi alle isole sono regolati per proteggere l'ambiente, e nella stagione delle piogge e dei tifoni i collegamenti vengono spesso sospesi per ragioni di sicurezza: verificate sempre prima se le isole sono aperte ai visitatori.
Nell'entroterra, in una valle verde circondata dalle montagne, si trova il santuario di My Son, anch'esso patrimonio UNESCO. Per secoli fu il centro religioso del regno Champa: qui sorgono i resti di decine di templi induisti in mattoni, dedicati soprattutto a Shiva, con decorazioni scolpite e un'architettura diversa da quella vietnamita. Molti edifici furono gravemente danneggiati dai bombardamenti durante la guerra del Vietnam, e alcuni gruppi sono in restauro. Andateci di mattina presto, per evitare il caldo e i gruppi, e portate acqua e protezione dal sole. Si raggiunge in auto, con un tour o con una combinazione di barca e bus.
Il piatto simbolo è il cao lau, spaghetti spessi con maiale, erbe fresche e crostini croccanti, che secondo la tradizione si prepara solo a Hoi An. Da provare anche i mi Quang, tagliatelle di riso della regione con poco brodo, le rose bianche, piccoli ravioli di riso al vapore, e il banh mi, il panino nato dall'incontro tra la baguette francese e i sapori vietnamiti. Molte famiglie e scuole propongono corsi di cucina che iniziano con la spesa al mercato.
L'aeroporto più comodo è quello internazionale di Da Nang, da cui Hoi An si raggiunge in auto, in taxi o con navette. Dall'Italia si arriva di solito con almeno uno scalo, in Asia o in Medio Oriente, oppure con un volo interno da Hanoi o da Ho Chi Minh City. Compagnie e frequenze cambiano spesso: verificatele quando prenotate.
Hoi An non ha una stazione ferroviaria: la più vicina è quella di Da Nang, sulla linea che percorre tutto il Paese da nord a sud. Orari e biglietti si trovano sul sito delle ferrovie vietnamite. Da Hue si arriva in treno fino a Da Nang, oppure in auto passando per il panoramico passo di Hai Van.
La città antica si visita solo a piedi. Per le spiagge, la campagna e i villaggi la bicicletta, che molti alloggi prestano o noleggiano, è il mezzo migliore. Per distanze più lunghe ci sono i taxi e le auto con autista chiamate con le app. Per My Son e Cu Lao Cham conviene un'escursione organizzata o un'auto con autista. Il noleggio dello scooter è possibile, ma per guidarlo serve una patente valida in Vietnam e il traffico richiede molta prudenza.
Il periodo migliore va da febbraio ad aprile, con temperature gradevoli e poche piogge (vedi dove andare a febbraio, a marzo e ad aprile). Da maggio ad agosto fa molto caldo, ma è la stagione migliore per il mare e per le isole. Da settembre a dicembre è la stagione delle piogge e dei tifoni nel Vietnam centrale, con il picco delle alluvioni tra ottobre e novembre.
Le inondazioni del Thu Bon sono un fenomeno quasi annuale, ma a fine ottobre 2025 la piena ha superato il record storico del 1964: la città antica è rimasta sommersa per giorni, con l'acqua all'altezza della vita nelle vie e i piani terra di case e negozi allagati, e nelle settimane successive sono arrivate altre ondate di piena. Se viaggiate in autunno, seguite le previsioni e gli avvisi delle autorità, tenete un margine nell'itinerario e informatevi presso l'alloggio. Nei giorni di Capodanno lunare (Tet) alcune attività e servizi possono cambiare orari.