Aggiornato a ottobre 2026
Lecce è il capoluogo del Salento, la penisola all'estremità meridionale della Puglia tra mare Adriatico e mar Ionio. È famosa per il barocco leccese: chiese e palazzi con facciate fittamente scolpite, costruiti con la pietra leccese, un calcare tenero e compatto dai toni caldi e dorati che si presta al lavoro dello scalpellino. Per questo la città è chiamata anche «Signora del Barocco».
Sotto le chiese seicentesche affiorano le tracce di una storia molto più antica: la città romana di Lupiae ha lasciato un anfiteatro nella piazza principale e un teatro nascosto tra i palazzi. La sera le vie del centro si riempiono di gente. Lecce è anche una buona base per esplorare il Salento: il mare più vicino è a una decina di chilometri, Otranto e Gallipoli a meno di un'ora.
Da non perdere: la basilica di Santa Croce, la piazza del Duomo, piazza Sant'Oronzo con l'anfiteatro romano, il teatro romano, le porte della città con Porta Napoli, il castello di Carlo V con il museo della cartapesta, il Museo Castromediano e il Museo Faggiano. Da assaggiare: pasticciotto, rustico e caffè in ghiaccio con latte di mandorla. Periodo migliore: primavera e inizio autunno.
È il monumento simbolo del barocco leccese. Il cantiere durò circa un secolo: i lavori della chiesa dei Celestini iniziarono nel 1549 e la data 1646, scolpita accanto al rosone, segna il completamento della facciata. Vi lavorarono più architetti: Gabriele Riccardi nella prima fase, Francesco Antonio Zimbalo per i portali, Cesare Penna per la parte superiore con il grande rosone, mentre il coronamento è attribuito probabilmente a Giuseppe Zimbalo.
Conviene osservare la facciata con calma: sotto la balaustra con i putti corre una fila di mensole con figure grottesche e animali simbolici, e ai lati del rosone stanno le statue della Fede e della Fortezza. Accanto alla basilica c'è il Palazzo dei Celestini, l'antico convento, oggi sede della prefettura e della provincia.
È una rara «piazza chiusa», con un solo accesso da via Vittorio Emanuele II, segnato dai propilei settecenteschi. Entrando si ha davanti uno degli scorci più belli della città: il Duomo dedicato a Maria Assunta e a Sant'Oronzo, il campanile, il palazzo vescovile e il Seminario.
Il Duomo fu ricostruito da Giuseppe Zimbalo tra il 1659 e il 1670 per volere del vescovo Luigi Pappacoda. Ha due facciate: quella più ricca, rivolta verso l'ingresso della piazza, è una scelta scenografica per non mostrare al visitatore un fianco spoglio. Il campanile, sempre di Zimbalo (1661-1682), è alto circa 70 metri. La cripta, rimasta chiusa per decenni, è stata riaperta nel 2017 dopo un restauro.
È il cuore della vita cittadina. Al centro si apre l'anfiteatro romano, scoperto nei primi anni del Novecento durante i lavori per la sede della Banca d'Italia: risale probabilmente all'età augustea e poteva accogliere circa 25.000 spettatori. Oggi se ne vede circa un terzo; il resto è sepolto sotto gli edifici della piazza. Dopo i lavori di consolidamento il sito è stato riaperto ai visitatori il 25 ottobre 2025, con accesso anche ad aree prima chiuse.
Accanto si alza la colonna di Sant'Oronzo, eretta nel Seicento con i resti di una delle due colonne romane che segnavano la fine della via Appia a Brindisi. La statua settecentesca del patrono, in legno rivestito di rame, è stata rimossa nel 2019 per il cattivo stato di conservazione: dal 13 aprile 2024 sulla colonna c'è una copia in bronzo. Sulla piazza si affaccia anche il Sedile (1592), a lungo sede del municipio e oggi usato per mostre.
A pochi passi dalla piazza, tra i palazzi del centro, si nasconde il teatro romano, scoperto per caso nel 1929 nei giardini di due palazzi storici. Anche questo è attribuito all'età augustea. I reperti sono esposti nell'adiacente Museo del Teatro Romano, da cui si guarda la cavea dall'alto.
Avviso (luglio 2026): nel teatro sono ripresi i lavori di restauro, che prevedono una nuova scala d'accesso con passerelle; il termine del cantiere era indicato al 30 novembre 2026. Verifica prima di partire se l'area è visitabile.
Tre porte segnano l'ingresso al centro storico. Porta Napoli fu costruita nel 1548 in onore di Carlo V, al posto dell'antica Porta San Giusto: è un arco trionfale con lo stemma imperiale nel frontone. Porta Rudiae, rifatta nel 1703, porta in cima la statua di Sant'Oronzo e prende il nome dall'antica città messapica di Rudiae. La terza è Porta San Biagio.
Il castello fu costruito per volere di Carlo V tra il 1539 e il 1549 su progetto di Gian Giacomo dell'Acaya, inglobando un nucleo medievale. Ha pianta quadrangolare con quattro bastioni angolari; il fossato fu colmato nel 1872. Oggi è un centro culturale che ospita mostre ed eventi e il Museo della Cartapesta.
Fondato nel 1868 dal duca Sigismondo Castromediano, è considerato il museo più antico della Puglia. Si trova in viale Gallipoli, poco fuori dal centro storico, ed è stato riaperto nel 2019 dopo il restauro curato dalla Regione Puglia. Raccoglie reperti dalla preistoria all'età romana, con molti materiali della civiltà messapica, e una pinacoteca con dipinti dal Medioevo al Settecento.
Un museo privato nato quasi per caso: nel 2001 il proprietario di un edificio in via Ascanio Grandi, scavando per sostituire vecchie tubature, trovò sotto i pavimenti resti archeologici. Gli scavi, durati diversi anni, hanno riportato alla luce strati che vanno dall'epoca messapica e romana fino al Medioevo, visibili attraverso pavimenti e passerelle.
Tra le altre facciate in pietra leccese spicca la basilica di San Giovanni Battista al Rosario (1691-1718), ultima opera di Giuseppe Zimbalo, completata da Giulio Cesare Penna; meritano una sosta anche le chiese di Sant'Irene, Santa Chiara e San Matteo.
Dal Seicento e Settecento Lecce è uno dei centri più importanti della cartapesta. Gli artigiani modellano statue su un'anima di paglia e filo di ferro, rivestita di strati di carta e colla; la rifinitura si fa con ferri arroventati, la cosiddetta «fuocheggiatura». I soggetti tradizionali sono santi, Madonne e statuine per il presepe; nel centro ci sono ancora botteghe artigiane. Dall'8 al 24 dicembre la fiera di Santa Lucia riempie il centro storico di presepi in cartapesta, pietra leccese e terracotta.
Per gli altri piatti della regione leggi la guida alla cucina pugliese.
La spiaggia più vicina è San Cataldo, sull'Adriatico, a circa 11 chilometri dal centro. Vicino al faro restano i resti del molo di Adriano, l'antico porto romano. Poco più a sud c'è la riserva naturale Le Cesine, gestita dal WWF, con stagni costieri e molti uccelli acquatici.
In aereo: l'aeroporto più vicino è quello di Brindisi, a circa 35 chilometri; un'alternativa è Bari.
In treno: Lecce è il capolinea della ferrovia Adriatica, con treni a lunga percorrenza da Roma, Bologna e Milano. La stazione è vicina al centro storico.
In auto: la superstrada SS 613 collega Lecce a Brindisi e prosegue verso Bari; una tangenziale gira intorno alla città.
Il centro storico si visita a piedi: conviene lasciare l'auto nei parcheggi fuori dalle mura e informarsi sulle zone a traffico limitato prima di entrare. Per il Salento l'auto è il mezzo più comodo. Le Ferrovie del Sud Est collegano Lecce con Otranto (in genere con cambio a Maglie) e con Gallipoli.
Avviso (dal novembre 2024): per i lavori di ammodernamento ed elettrificazione della rete delle Ferrovie del Sud Est, su alcune linee, tra cui la Lecce-Gallipoli, i treni sono stati sostituiti in tutto o in parte da bus. Controlla la situazione sul sito delle Ferrovie del Sud Est prima di partire.
I periodi migliori sono la primavera e l'inizio dell'autunno, con temperature miti e la luce calda sulla pietra; leggi anche dove andare a maggio e dove andare a ottobre. L'estate è molto calda. Dal 24 al 26 agosto si celebra la festa del patrono Sant'Oronzo. A dicembre c'è la fiera di Santa Lucia: leggi dove andare a dicembre.