Viterbo e Avignone, le due citta' dei papi

Il legame tra le due cittadine francese e italiana che affonda le sue radici nella storia dello Stato Pontificio.

Viterbo e Avignone, le due “città dei papi”

 

Cosa hanno in comune una cittadina sul Rodano nella Francia meridionale e un borgo di origine etrusca, capoluogo della Tuscia laziale? Molto più di quanto potrebbe sembrare in apparenza. Viterbo e Avignone, perché queste sono le località di cui stiamo parlando, sono infatti connesse da un antico legame: reso ufficiale da un gemellaggio nel lontano 1955, la connessione tra le due città affonda in realtà le sue radici nelle affascinanti pagine della storia medievale europea.

Viterbo, città dei Papi

XII secolo: Viterbo viene designata come sede pontificia, proprio all’inizio degli anni che vedranno il feroce scontro tra Papato e Impero per contendersi l’Italia intera, e ancor di più questa importante città. Sballottata tra queste due grandi forze, Viterbo fu protagonista di diversi episodi significativi: affrontò e vinse il violento assedio di Federico II nel 1243 (unicum nella vita dell’imperatore, assieme a Brescia), mentre pochi anni dopo la chiesa di Gesù fu teatro dell’assassinio del duca inglese Enrico di Cornovaglia, episodio ripreso anche da Dante nella sua Divina Commedia.

Il conclave

Non tutti sanno che proprio a Viterbo nasce il concetto di “conclave”: siamo nel 1268, anno in cui i cardinali si riuniscono per eleggere il nuovo Pontefice nel Palazzo dei Papi di Viterbo. Tuttavia, per contrasti interni e giochi di potere, la decisione andò per le lunghe, finché i viterbesi, esasperati, presero la situazione in mano. Prima segregarono i cardinali nel Palazzo (chiusi “cum clave”), poi ridussero loro il vitto e infine arrivarono a scoperchiare il tetto stesso dell’edificio, in pieno inverno. Fu così che rapidamente – rispetto ai 1006 giorni totali di Sede vacante – venne eletto papa Gregorio XI.

Viterbo oggi

Oggi, la città di Viterbo presenta ancora il centro storico medievale più grande e conservato d’Europa: il quartiere di San Pellegrino è un vero gioiellino, in cui potrete rivivere le atmosfere medievali all’interno di viuzze, piazze e case perfettamente conservate, tra scorci deliziosi che non potrete fare a meno di immortalare. Da non perdere anche lo splendido Palazzo dei Papi in piazza San Lorenzo, l’imponente cinta muraria, ancora in piedi in molti tratti della città, e le porte di accesso, alcune mantenute allo stato originario medievale, altre ampliate nel ‘600. Da visitare anche le celebri “Terme dei Papi”: di origine romana ma portate in auge dai pontefici, queste acque curative furono le preferite dai papi medievali e sono oggi racchiuse in un centro termale in cui la tradizione millenaria si fonde con tutti i moderni comfort.

Avignone e la “cattività”

Dal 1307 e per circa settant’anni, è invece Avignone ad aggiudicarsi il titolo di Città dei Papi: questo permise ai reggenti francesi di avere parte nelle decisioni pontificie, tant’è che anche negli anni successivi Avignone restò parte dello Stato della Chiesa, fino all’annessione alla Francia durante la rivoluzione. Questo momentaneo “trasferimento” della Sede Papale è passato alla storia come Cattività Avignonese, espressione resa famosa grazie a un sonetto del Petrarca.

Avignone oggi

Il più importante edificio della città rimane il Palazzo dei Papi, che è stato anche dichiarato Patrimonio dell’Umanità: è infatti il più grande edificio gotico d’Europa, e potrete perdervi nelle oltre 25 stanze, tra cortile, sale di ricevimento, chiostri, cappelle e pareti splendidamente affrescate. Intrigante è anche il tour “segreto”, da prenotare in anticipo, e che vi porterà nelle aree nascoste: gli alloggi delle amanti dei papi, torri, terrazze e camminamenti altrimenti inaccessibili. Per comprendere la storia di Avignone, poi, è anche possibile visitare i numerosi musei, spesso ospitati in palazzi antichi, e potrete completare il vostro tour a piedi di Avignone includendo anche la bella cattedrale di Notre - Dame - des – Doms e il vicino parco.


24/08/2017
Autore: Marta Tempra

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