L'agro Pontino: il culto della Dea Mater Matuta


La pianura pontina viene sempre ricordata come l’insieme delle terre bonificate dalle paludi e dalla malaria al tempo del fascismo.
Poco si è detto e si dice ed ancora poco sul patrimonio paesaggistico, storico e  soprattutto archeologicoarcheologico.
In tutto il lazio era diffuso in periodo arcaico il culto per la Dea dell’alba Mater Matuta.
Invero un tempio bellissimo dedicato alla dea dell’alba esiste in forma integra e nella sua armoniosa bellezza  a Roma.
Consacrato da Romolo fu distrutto nel 506 a.c. e ricostruito nel 396 a.c da Marco Furio Camillo, nell'odierna area di Sant’Omobono realizzato, forse, all'epoca di Servio Tullio (secondo quarto del VI secolo a.C.).
La sua festa (Matrialia) veniva celebrata l'11 giugno a questo culto erano ammesse solo le donne vergini o sposate una sola volta, il cui marito era ancora vivo, mentre le donne schiave ne erano severamente escluse.
Un altro tempio,non certo meno interessante dedicato alla dea era nella città di Satricum nell'agro pontino, ora scomparsa.


Le prime notizie su Satricum ci sono fornite da Dionigi di Alicarnasso, autore di una lunga storia di Roma al tempo di Augusto. Secondo lo storico greco Satricum partecipò, nel 499 a.C., alla congiura delle trenta città latine contro Roma, ordita da Tarquinio il Superbo intenzionato a riconquistare il trono.
Non si hanno più notizie di Satricum per circa un secolo, anche a causa degli esiti della guerra tra Romani e Volsci (V sec. a.C.).
Nel 346 a.C. i Romani la rasero al suolo, risparmiando solo il tempio della Mater Matuta: da questo momento in poi Satricum smette di esistere come città e diventa un luogo di pellegrinaggio.
Il tempio compare ancora nelle cronache di Livio durante la seconda guerra punica (218-201 a.C.), quando i Romani considerarono cattivo presagio la caduta di un fulmine sul tempio della Mater Matuta, avvenuta nel 207 a.C., ultima data storica tramandata su Satricum.
La certezza che questo sito riservasse imponenti resti archeologici, si ebbe già nei primi anni del ‘900, in seguito ad occasionali rinvenimenti e scavi sistematici che hanno portato, per merito dell’istituto archeologico olandese, all’identificazione del tempio dedicato alla Mater Matuta e al rinvenimento di resti di edifici civili, di abitazioni, di impianti di difesa, di una necropoli di epoca volsca e di resti di una villa di epoca romana.

(L’illustrazione rappresenta una Mater Matuta in una statua cineraria del V sec. a.C. conservata a Firenze, Museo Archeologico Nazionale).
 
 

29/10/2010 09:00:00
Autore: Cesare Albanesi

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